Intervento di Giulia Simi alla Direzione Nazionale di Radicali Italiani, Roma, 7-8 luglio 2006

Di Giulia Simi - 3 dicembre 2007

Care compagne, cari compagni laici, socialisti, liberali, radicali

ho letto con molta attenzione la lettera di Biagio De Giovanni. Biagio De Giovanni parte dal paradosso che sta vivendo la Rosa nel Pugno: da una parte la tendenza autodistruttiva e dall’altro il fatto che comunque ne viene avvertita la necessità nel quadro del dibattito politico e civile italiano. Il punto culminante della crisi sono state le dimissioni annunciate di Roberto Villetti da presidente del gruppo parlamentare della Rosa nel Pugno. Il commento è stato: finalmente la crisi è esplosa, rappresenterà un momento di crescita; questo è vero, se si considera la necessità della Rosa nel Pugno in un panorama politico completamente degenerato (mi viene da pensare che forse questa evidente necessità è una delle cause della crisi) e se si considera quanto la Rosa possa essere feconda d’iniziativa politica e prospettive per le due componenti del progetto, socialisti e radicali; di questa ricchezza abbiamo avuto qualche barlume durante la campagna per le politiche. Ma nel contempo, non si può evitare di notare che l’esplosione di una crisi così profonda è un chiaro sintomo del pericolo che stiamo attraversando e non possiamo dare per scontata la nostra capacità di superarlo.

Credo che siano chiari a tutti noi i motivi della necessità della Rosa nel Pugno (dai 31 punti di Fiuggi alla costituzione del Partito Democratico) (la differenza tra il partito Democratico e la Rosa nel Pugno è che la Rosa è partita dai 31 punti di Fiuggi mentre il Partito Democratico è per il momento una decisione di una oligarchia di potere), sicuramente questioni d’approfondire, ma quello che mi interessa e che ritengo bisogna capire sono i sintomi, le cause della crisi e come affrontarle. In questo senso credo che il mio contributo, se può avere qualche valore, sia analizzare la situazione di Siena che considero il paradigma di quello che sta succedendo in Toscana.

Nella campagna elettorale delle politiche ho avuto soprattutto contatti con i socialisti che occupano posizioni istituzionali o nello SDI provinciale. E questo è stato un errore, che più avanti spiegherò. Il risultato elettorale deludente delle politiche, deludente soprattutto se confrontato all’aspettative, ha creato subito i primi scetticismi. Da qui, come sapete, all’elezioni amministrative di Siena, per decisione dello SDI locale con l’avallo subdolo dei dirigenti regionali della Toscana e nell’impotenza della dirigenza nazionale dello SDI, non si è presentata la Rosa nel Pugno. Si è presentata invece la lista Riformista che ha avuto un grande successo ottenendo il 9,4% dei consensi, rappresentati per la quasi totalità da voti di preferenza (solo un centinaio sono stati i voti di lista). E’ chiaro che, per come la lista è stata costruita e per il criterio con cui si danno le preferenze, i voti della lista Riformista troveranno un certa difficoltà a tradursi in voto politico, questo lo sanno benissimo i dirigenti locali e regionali. D’altra parte lo Sdi da anni non si confronta con il proprio elettorato, sia a livello locale, sia a livello regionale e direi anche a livello nazionale.

Questa situazione mi ha costretto, fortunatamente, anche grazie ad alcuni compagni socialisti, a muovermi in modo differente.

Sicuramente alle elezioni politiche c’è stata una terza componente, non socialista e non radicale, che ha votato la Rosa nel Pugno, ed esiste una componente socialista, non minima, anche iscritta allo SDI, che non si riconosce nella dirigenza locale e regionale, ma si riconosce in Boselli come colui che avuto il coraggio di iniziare il percorso della Rosa nel Pugno. Credo anche che esista una componente socialista che alle ultime elezioni non ha votato, o votato altro, che ci guarda con simpatia, ma vuole capire se andiamo avanti

In questo periodo ho avuto numerosi contatti con socialisti “non allineati”, con i quali si è creato un ottimo rapporto: è stato per me un arricchimento umano e politico, tramite loro ho cominciato a prendere contatto con diverse realtà della provincia di Siena. La Rosa nel Pugno rappresenta per loro, come dice Alberto Benzoni, la possibilità di essere al 100 per 100 socialisti e al 100 per 100 indipendenti, brutalmente non essere più subalterni alla politica dei DS o a libro paga dei DS. Non mi sorprende che questi contatti abbiano creato qualche preoccupazione fra gli altri socialisti.

Per capire l’atteggiamento dei dirigenti socialisti toscani prima e dopo le elezioni, mi riferisco al segretario regionale Ciucchi e al Presidente Nencini - che gioca un ruolo di secondo piano, ma forse non è un caso perché questo gli permetterà un domani di riciclarsi - penso sia utile dare qualche elemento sulla situazione politica della Toscana.

Come sapete da 60 anni governano i DS, analoga situazione a Siena. A Siena esiste un malcontento diffuso che alle elezioni amministrative non ha permesso, come direbbe Pannella, l’alternanza per una futura alternativa, ma che ha comunque portato a un buon risultato delle liste civiche che appoggiavano il candidato sindaco Piccini: il sindaco Cenni (DS) è uscito indebolito anche rispetto alle elezioni precedenti nelle quali non aveva brillato e il suo partito ha perso il 6%; a sua volta la destra ha subito una sconfitta disastrosa (prendendo il 14%), con il risultato che il secondo partito nel consiglio comunale è la Mongolfiera, cioè la principale delle liste civiche che appoggiavano Piccini.

Questo malcontento nasce da un sistema corrotto diffuso a tutti i livelli, anche a causa della presenza della Fondazione MPS. L’opposizione a Siena non è mai esistita perché tutti o quasi tutti sono nel libro paga dei DS, che controllano il comune e quindi la Fondazione. E’ di questi giorni la nomina dei membri del Consiglio di amministrazione della Banca Toscana e se provate a chiedere a chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale vi dirà che con queste nomine abbiamo toccato il fondo, sia per la mancanza di trasparenza, sia per il livello dei personaggi prescelti.

In questo contesto s’inserisce la reazione della direzione regionale dello SDI e dei DS. Vi ricordate che nel mese di maggio c’è stato a Roma un convegno, La Rosa nel Pugno e la sinistra, organizzato da Signorile e in parallelo l’analogo convegno a Firenze tenuto dai compagni Ciucchi e Nencini, seguito da altre iniziative dei nostri compagni socialisti toscani (non ultime le posizioni assunte sul presunto “caso D’Elia).

Tutti questi sono da una parte segnali che i dirigenti toscani dello SDI mandano a Boselli e contemporaneamente segnali che mandano ai DS locali per dire: non vi preoccupate la Rosa nel Pugno non si fa.

Insomma, i DS, almeno a Siena, stanno perdendo consenso anche da parte dei loro vecchi elettori, quindi il tentativo è di costruire il prima possibile il Partito Democratico, il cui unico effetto in questo contesto è aumentare il possibile numero dei corrotti e dei corruttori. A Siena il capolista dei Riformisti, è diventato vice sindaco nello stesso giorno in cui veniva data notizia della costituzione di una federazione in Consiglio Comunale formata da DS, Margherita e Lista Riformista. Come dice l’on. Franco Ceccuzzi, ex segretario provinciale dei DS, “Siena è l’avamposto del Partito Democratico”. Il tentativo si sta allargando a tutta la provincia di Siena. Questo è un chiaro segnale di debolezza dei DS, ma nel contempo chiarisce i motivi delle grosse difficoltà che in Toscana esistono per la Rosa nel Pugno.

Credo che noi come radicali, come Rosa nel Pugno, come socialisti in Toscana dovremmo creare un coordinamento che ci porti ad avere un atteggiamento di intelligente fermezza nei confronti dei dirigenti socialisti della Toscana, fermezza che non significa chiudere al dialogo, ma deve essere chiaro che con queste premesse è impossibile impostare un qualunque confronto politico; occorre coordinarsi per prendere forti iniziative politiche in tutta la Toscana aggregando i socialisti indipendenti al progetto.

Voglio concludere con una considerazione legata al problema delle liberalizzazioni. Credo che la miscela formata dal voto di preferenza all’elezioni amministrative e dal potere di nomina dei comuni (e in pratica dei partiti) dei membri dei consigli di amministrazione delle società partecipate sia la causa della profonda corruzione e della non democrazia nel nostro paese. L’importante, come dice Emma Bonino, è di andare avanti nel processo di liberalizzazione, in particolare nel settore dei servizi pubblici. Un processo che ha bisogno della Rosa nel Pugno, come soggetto in grado di creare forti iniziative politiche a livello locale (a Siena stiamo per esempio pensando a un “Libro Bianco” sulle nomine di competenza comunale). Per questo rimango sorpresa quando Pieraldo Ciucchi, parlando della Rosa nel Pugno, dichiara che dovrà assolutamente garantire percorsi di assoluta democraticità nell’elezione degli organismi e nella formazione delle liste; parole condivisibili, ma che non mi sembra i dirigenti dello SDI applichino al momento delle nomine alle quali partecipano.