Intervento di Marco Pannella nel Congresso dell'A.R.C.O.D (Roma, 20-21 aprile 1991)

Di Marco Pannella - 10 settembre 2007

Intervento di Marco Pannella nel Congresso dell’A.R.C.O.D (Roma, 20-21 aprile 1991)

«[…] In vista delle elezioni della primavera del 1992, alcuni di noi ritengono che dobbiamo andare avanti fino a creare le premesse della costituente democratica di cui, con giuramento dinanzi agli elettori, erano stati gli autori sul piano lessicale e, per qualche settimana, anche politico, Giorgio La Malfa e Renato Altissimo, con i quali avevamo giurato agli elettori che mai più i nostri emblemi, quello radicale, quello liberale e quello democratico, sarebbero stati oggetto dell’impudicizia e dell’imprudenza di presentarsi di nuovo in quanto tali al giudizio e alla partecipazione dei cittadini. Sappiamo che questa cosa è vissuta (ma non vorrei essere iniquo) nonostante l’apporto impareggiabile di una componente di questo spazio di convocazione, che era quello che di un Comitato dei garanti, non partitocratico, che si è dissolto con maggiore rapidità nella fuga di quanto non sia accaduto ai segretari di partito, e con minore stile, se possibile (non ricordo i nomi prestigiosi, e a noi carissimi, che componevamo questo Comitato dei garanti e ai quali ufficialmente il Partito liberale e il Partito repubblicano avevano consegnato una parte della loro sovranità). E poi abbiamo avuto la più lunga stagione, drammatica e consistente nella durata: ricorderò che un anno fa c’era il 60% dell’opinione pubblica che sembrava emozionata, commossa da questa ipotesi venuta da Achille Occhetto e poi fatta propria al Congresso di Bologna, e la costituente del Partito democratico sembrava un dato acquisito. Il costituito è importante, ma credo che oggi nessuno pretenda che il costituito sia anche il costituente che si compie, e, di consueguenza noi stamani siamo qui a riflettere insieme da questo scenario la prossima tappa, quella di una seconda gamba che deve pure in qualche modo apparire, se c’è. Perchè ci sono alcune forme parassitarie che dobbiamo denunciare: sono trent’anni che quello che il Partito comunista fa o non fa è anche alibi per il non fare degli altri. E per indicare la pagliuzza o la trave negli occhi del Pci e ignorare la trave di cemento armato che ci si mette nelle orecchie, nel naso e negli occhi, pretendendo di camminare agili e anatemizzare le sue sicurissime carenze. Come arrivare? Ci si arriva, come diceva prima Biagio de Giovanni, occupandoci de minimis, curando con umiltà, ma anche con determinazione, la forza della puntualità, della precisione di creare le condizioni e le premesse per la costituente. Potremmo questa mattina creare già di gettare qualche fascio di luce, parziale - su questo scenario che nessuno in questo momento può, senza fare offesa alla teoria e alla pratica ma cadendo nella mera astrazione, disegnare, non solo nei suoi dettagli ma anche nella composizione dei volumi del teatro. Lo sforzo, quindi, sarà di apporto singolare per ciascuno e difficile, ma lo affrontiamo ciascuno con determinazione. Quale lo statuto possibile? Credo che nel metodo, perchè sia ben chiaro, alcuni di noi dovranno darsi sessanta, novanta giorni per proporre due schemi di statuto non uno (tre, se ce la fanno), e una calendarizzazione possibile, sapendo che si edifica in tal modo in condizioni di improbabilità certa, giocando ancora una volta il poco possibile contro il molto probabile, nel quale però credo che consista per chiunque l’essenza della moralità politica […]».