Intervento di Marco Pannella nella riunione con le associazioni radicali locali del 1 settembre 2007
Io ho seguito tutto il dibattito, tranne un paglio di telefonate - per colpa mia e di Sergio D’Elia - e direi nelle condizioni migliori perchè ero concentrato nell’ascolto in quanto era difficile seguire dal telefonino.
Direi che per la prima metà ero un pò preoccupato, perchè ricordavo l’altra volta in cui c’era l’impostazione per cui ogni associazione si presenti con i suoi connotati attuali, e ci furono molti interventi di questo tipo, quindi all’inizio mi sembrava già di fare il dibattito politico - a partire dal fatto Radicali Italiani - mentre invece poi si è arricchito notevolmente.
Rita ci aveva preannunciato che questa riunione è in audiovisivo e sarà ben presto rintracciabile, il problema che si porrà è quello di farlo sapere attraverso Radio Radicale o altro modo; un sistema può essere che tutte le cose dette, quelle che possono essere un tantino più provocatorie di reazioni o di più attualità possa essere detto - con un comunicato stampa - dove è possibile rintracciarli nei siti, che poi si possono linkare tra loro.
A me pare importante, così come dovremmo riprendere il lavoro di disseppellimento di anni di iniziativa politica e istituzionale di Radicali Italiani e del partito, per dare l’essenziale o almeno qualcosa di almeno quantitativamente consistente da poter sperare che fosse anche qualitativamente sintomatico, rispetto ad esempio alla polemica con Daniele Capezzone, perchè credo che ci si sia un pò fermati.
Fermati anche perchè noi ci troviamo in una situazione, dopo tre generazioni, di esorcismo - non scientificamente perchè si potrebbe pensare che c’è un grande vecchio che coordina le cose, che rende più razionale e perfetta l’attività di esorcismo rispetto al fatto radicale - perchè in un modo apparentemente diverso è accaduto anche con il Partito radicale de Il Mondo, dove si riusciva solo attraverso i convegni degli “Amici del Mondo” con due o tre di loro - per la notorietà di ex ministri e massimi esperti italiani - a passare un pò.
Ma in realtà zero, le televisioni zero, tranne parzialmente il dibattito fra il presidente della Confindustria Costa ed Ernesto Rossi, dove tra l’altro la sorpresa era stata che il presidente della Confindustria dinnanzi alle continue polemiche nostre ha detto di essere disposto a partecipare, anche perchè - i calcoli li fanno - una delle capacità di Ernesto Rossi - straordinarie, di polemista, di scrittore - era che nei momenti di tensione balbettava, cosa che gli era venuta negli anni del carcere, e quindi hanno preferito la polemica televisiva che quella sui giornali, con Costa che aveva il testo preparato dai meglio intellettuali che aveva accattato.
Adesso dopo due, tre generazioni - per questo dico che non è un fatto di cultura ma è antropologico, dinnanzi alla corporazione dei media, perchè noi sappiamo quanti sono i figli di politici e giornalisti interessati alla comunicazione, e poi con l’ordine dei giornalisti, e poi con il tg3 che è il grande elemento di formazione del giornalismo italiano dove iniziò lo stesso Vespa che entrò per concorso e da corrispondente dall’Aquila prestava già il suo lavoro - questa attività si è perfezionata.
Noi viviamo in una situazione nella quale nelle occupazioni, alla fine della seconda generazione, vi sono i primi casi di matrimonio di occupanti e occupati, di dialogo, e a questo punto accade che avviene tra una organizzazione “statuale” da una parte e una realtà di società civile di base, molto primaria, che non possiede scuole, nulla, dall’altra, e si basa semplicemente su dati antropologici di resistenza.
Noi - cosa diversa - siamo stati molto aiutati all’inizio nel dire, già trent’anni fa, che l’equiparazione, fra etnos e ethos erano barbare, ed era uno dei punti principali di nostra contrapposizione in fondo anche con una cultura abbastanza dominante. Cercai di spiegarlo anche ad Umberto Bossi quando lo convinsi su molte cose ma su questo era troppo difficile. Gli dissi guarda che il federalismo cattaneo può funzionare se è anche accentuazione della realtà territoriale e che a te ti converrebbe come la Scozia, come l’Irlanda, con l’uninominale; dovrebbe rappresentare un elemento di civiltà avanzata rispetto a tutto il paese, di traino. Vabbè era troppo difficile, forse anche da parte nostra.
Oggi però siamo arrivati ad un punto nel quale ieri sera nel tg2 delle 20.30 tre volte si è usata la locuzione “sinistra radicale” e una volta “i radicali del governo” indicando ovviamente i comunisti. Il tg1 è un partito, i direttori a meno che non siano espressi dal partito tg1, partito Rai, non contano un cazzo, non fanno nulla. Mimun che era bravo ma un pò di casa, sia pure relativamente di recente, al tg2 era riuscito a spostare una marea di cose, al tg1 molte poco. Mi pare che Gianni Riotta non riesce a cambiare un cazzo, tranne quando si fa lo speciale la notte, nella quale però è sintomatico che non solo non ha mai invitato uno di noi, ma mai ha fatto una domanda relativa all’attualità che magari in quel momento riguardava noi. Il tg3 chiarissimamente è anche quello un partito, ma all’interno di quel partito è già accaduto quello che molti già tentano di fare con il Partito democratico, ovvero di direzione democristiana; i ds sono uno solo mentre ci sono sette scompenimenti oggi nella Margherita. Rainews 24 era perfetto, ideologico, ma fatto da uno che io ritengo tra i più capaci e seri giornalisti di regimissimo, Morrione, ma c’era da fargli tanto di cappello, adesso invece - non so neanche chi lo ha sostituito - è chiarissimamente della componente direi equivalente alla Margherita nella sua scomposizione. Cosi che oggi si permette Fioroni su tutti i giornali - non c’è nessuna risposta, manco per la forma - di dire che il Partito democratico è il partito dei moderati e per i moderati; e Fioroni conta molto, Mastella conta molto.
I nemici siamo noi, ma vissuti in modo antropologico. Anche le argomentazioni un pò penosette di Betori, che ha risposto - c’era l’astuzia vaticana - come se gli attacchi venissero dalla sinistra radicale, e coglieva l’occasione per dire che il mondo cattolico è il mondo della sinistra radicale, ex comunista o comunista; era quello che Andreotti nel ‘67 alla Camera dei Deputati nel primo dibattito sulla legge Fortuna - io allora ero minoranza radicale - disse rivolgendosi ai comunisti che “un grande movimento come quello comunista non può divenire o farsi condizionare dai radicali o da un radicale come Pannella” ed era la prima volta che io mi sentii citato nei grandi dibattiti, in Commissione avveniva già prima.
Dobbiamo tenerlo presente perchè il tutto, antropologico, si arma del sapere repressivo, esorcistico, mondano, della Chiesa e dell’altra componente, quella della Terza Internazionale, che pure ha dei notevoli rapporti di continuità e di sviluppo della cultura inquisitoria, che esorcizza, ammazza o fa divenire matti ufficialmente. L’esorcismo è fare l’economia del costo di ammazzare qualcuno per evitare che risulti vivo.
Che cosa accade? Un movimento come il nostro che ha prodotto continuamente - al contrario di quello che sento dire - un arricchimento continuo della sua classe dirigente, anche quella ufficiale, di segretari, tesorieri, parlamentari, perchè era sempre molto presente in noi che se i partiti, gli eserciti hanno un capo prima o poi quello viene decapitato. Arriva un momento che con noi questo non è stato possibile, con scissioni e via dicendo. Per esempio Berlusconi - a me è dispiaciuto - non ha capito, perchè di solito non capisce un cazzo se uno non glie le dice queste cose, perchè ha grande sensibilità, becca le cose, ma poi non le coltiva e non ne è coltivato: lui doveva sparare Benedetto e sicuramente dimezzava il guaio, perchè Benedetto sarebbe andato e di noi al massimo c’era Boselli che non era sicuramente l’ideale per neutralizzare gli aspetti positivi che poteva avere uno di noi come Benedetto.
Mentre questi altri lo hanno capito benissimo. Io pochi giorni fa ho cercato Angius, e gli ho chiesto dove stai, io ti devo parlare urgentemente, perchè, per esempio, bisogna organizzare 200 parlamentari, anche di destra, perchè il pericolo maggiore oggi è che con la scusa dei tre che litigano e poi Adinolfi che bene si inserisce anche lui, noi avremo una situazione per cui, per il popolo italiano tutto intero, il Pd sarà vissuto come di fatto come l’elezione di un partito, come ne anni ‘30 se ci fosse stato in questo modo. Con una cosa che quel - a mio avviso - attrezzatissimo giurista e analista di cose giuridiche e costituzionali di Ainis, pure a pagina 36 de La Stampa, fa una colonnina con il conto di quanti saranno gli eletti del 14 ottobre, perchè non è eletto solo il segretario ma sono eletti - non il 14 ottobre ma prima - 2700 delegati, su base regionale, con liste e cosi via; fa il conto e dice che intanto in quel congresso costitutivo se avessero la possibilità di parlare ognuno 10 minuti ci vorrebbero 5 mesi, se si calcono 10 ore al giorno.
Anche quì, per il loro dna, i dibattiti, anche quelli che sono storici del moviemento socialista - per estremizzare - tra Rosa Luxemburg da una parte e Lenin dall’altra, ma poi ancora la destra quella che con Vienna e da Vienna aveva dato gli elementi di riflessione sulla importanza della struttura partito, se aperto o burocratico; questi di queste cose non sanno nulla, tant’è che con quelle regole che hanno fissato per l’elezione del segretario io potevo essere eletto nel modo più assoluto.
Dove però la situazione è grave? E’ che io volevo con Angius subito riunire, garante, consiglio di amministrazione, commissione di vigilanza e dire no guardate che se fate i dibattiti tra quei tre dovete dare spazio per coloro che sono contro l’andare a votare per il Pd, sennò la cosa è persa. E siccome questi - Angius e gli altri - non essendo della nostra storia, mi sentiva, sentivo che sentiva, ma niente.
C’è anche un’altra cosa, l’altro giorno quì un secondo a Cesare Salvi gli dissi che il problema vero è che noi sulla politica economica abbiamo sempre posto il problema del disoccupato, del sottoccupato rispetto all’occupato, gli ho detto di Salvemini che tu stesso non individui, e allora lui mi dice - non prendendomi per il culo - “ma allora voi siete davvero l’estrema sinistra liberale, dobbiamo parlare”.
Angius un sabato mi ha detto che era fuori e che rientrava il lunedì in Sardegna e allora io gli ho detto che ti raggiungo, che ti devo parlare, che mi pare c’è bisogno di fare almeno quella mobilitazione subito. Non ci riusciamo non perchè non abbiamo le energie, la forza, o per limiti nostri, soggettivi, che pure ci sono, ma per quello che abbiamo intorno, in cui siamo immersi, che è sempre più grande ed esigerebbe sempre più energia, un esplosivo che faccia saltare qualcosa.
Quindi il 6 settembre il giudice ci darà torto perchè non possiamo pensare che sia un eroe e non abbiamo potuto - non ho potuto - minimamente arricchire, valorizzare le cose che Letta diceva, che Bindi diceva, le risposte degli altri, solo da prendere e da mandare, perchè non è direttamente pertinente ma se poi viene fuori la cosa, come quella di oggi di Ainis e poi una nostra integrazione al ricorso, la tentazione di essere un pò eroe poteva venire fuori in una persona normale, giudice normale. Non ho potuto non per limiti, se non relativi per la situazione di resistenza, di ossigeno, di aria, energetica anche, perchè se te sei completamente immobilizzato per il peso che hai addosso potresti anche mangiare ma non andare a mangiare, devi avere la forza di spostarti.
Su questo, io ci ripenso molte volte. Il caso Braibanti nessuno di voi - se non pochi - sanno davvero che cosa straordinaria è stata per quello che abbiamo creato e inventato. Al centro di tutto l’alibi c’era un ragazzo accusato di essere plagiato da Braibanti per abietti motivi omosessuali, sessuali ed altro, così che venne documentato che invece aveva un complesso di persecuzione, con perizie psichiatriche di un gentil uomo che era uno dei grandi scienziati dell’altropologia criminale e connessi italiani, che però non a caso è finito che la camorra gli ha tolto la testa ritenendo che li aveva traditi. In quella scuola non erano pochi quelli che testimoniavano l’incapacità di intendere e di volere da parte dell’assasino, camorrista, ma provvisoria, per cui lo mandavano - in genere si sapeva dove andava, c’era il direttore pronto ad accoglierlo al manicomio di Aversa - e dopo un anno erano liberi, grazie ai certificati. Ora questo, in quella occasione in cui ci fu la prima sentenza contro Braibanti disse “abbiamo cosi liquidato il conto con la psicoanalisi e con la resistenza”. E devo pur dire che avevo raccontato anche in radio che un giorno ritornando in treno salì una signora ad Orvieto, dove c’è il manicomio criminale, che mi vede - era la moglie del coccodrillo o del serpente che avevo conosciuto a Regina Coeli - e mi dice “questo criminale, delinquente, non mi fa il certificato, lo dico sempre a mio marito che questo bisogna farlo fuori” e mi disse la tariffa, 20 milioni. E quindi condannato Braibanti e questo ragazzo sottoposto a cure folli, divieto di leggere qualsiasi cosa che fosse successiva al 1850, cose chimiche, viene fuori che ha il complesso di persecuzione, vede da per tutto gente che lo spiano ecc. E quindi una delle acquisizioni del processo è che tutte le cose che questo ragazzo vedeva era vero. Perchè poi è venuto fuori quello che andava nelle pensioni, in cui lui e Braibanti andavano, per cercare che il letto era unico, si muoveva…
E allora a noi succede la stessa cosa con il fatto del regime, ma sì il regime, il regime, il regime, dove il senso comune prevale ed è distruttivo perchè non c’è più il buon senso, l’analisi vera. Ma la realtà è questa, nella loro sapienza, di dna, di tradizione, di coloro che sanno che poi il momento è quello dell’esorcismo. Ed è quello che fanno oggi i comunisti anche quelli che oggi ci vorrebbero bene. Non c’è uno di noi che viene invitato nelle cose di Sinistra Democratica, dove eppure Salvi, Pasqualina Napolitano, sono veramente compagni con la doppia tessera, ma non gli passa neanche per la mente.
Sono stato lungo ma queste cose è bene raccontarsele perchè io poi ci dedico dei giorni. Allora Angius poi, cortesissimo, dice “si va bene, siccome non so a che ora torno ti chiamo e ci vediamo” ed io che gli dico “guarda che prendo il primo aereo” anche se avevo delle cose da fare “ti chiedo due ore e mi dici dove ti devo raggiungere” lui “no ma non ti preocupare vengo io…”. Da quel giorno io non l’ho più trovato e lui non mi ha cercato. Dopodichè abbiamo letto che l’altro ieri ha fatto la riunione con Boselli per fare loro una cosa, che non sia la cosa rossa ma con l’unico argomento che sia del socialismo europeo. Ed è un pò poco perchè noi diciamo che visto che Rutelli non può più fare il Partito democratico americano - che era nel suo disegno - la nostra posizione è di federazione dell’Internazionale socialista imperfetta e dell’Internazionale liberale imperfetta - in cui ci stanno sia la Margherita che Bayrou - ma posizione che diciamo dove? Aggiungete che ci saranno le elezioni, prima o poi, che noi continuiamo ad essere quelli della Rosa nel Pugno, ma a loro gli piace dire Rosa nel pugno e non dire radicali, mentre i socialisti Sdi della Rosa nel Pugno ogni tanto lo dicono ancora.
Anche questa è cosa da tener presente, però devo dire che se questa è la realtà nella quale ci troviamo, in questo caso la responsabilità soggettiva è grande tanto quanto quella oggettiva.
Lo stesso Capezzone è stato inserito perchè in una stanzetta quà sopra, progressivamente con Staderini e altri compagni, sul problema della rai, del garante, che non avevamo nulla, abbiamo ottenuto molte soddisfazioni, perchè non avevamo un cazzo di nulla. Se si va a riprendere che dal 1976, quando non c’era ancora la Commissione di vigilanza ma una cosa che la precedeva, questa cosa che la precedeva stabilì il famoso diritto di risarcimento dei cittadini per cui noi andammo con delle trasmissioni in più; allora in prima e seconda rete a meno che tu non eri schifoso come minimo avevi 10-12 milioni.
Noi da un anno non abbiamo più fatto un cazzo per il garante, dire come è fatto, che fa. Nulla. Io ritengo che questa è una responsabilità politica, soggettiva, nostra, gravissima, perchè se noi non la prendiamo per culo 5 mesi prima delle elezioni noi non saremo eletti in nessun modo se non come Capezzone seguendo i comunisti i fascisti e gli altri, perchè la loro moralità è riuscire di farsi eleggere e poi dopo si vedrà, si illudono che i mezzi precondizionano i fini.
Perchè quì stasera? Perchè in realtà, dopo trent’anni pare maturata anche nelle consapevolezze - ad esempio la mia - una cosa che è sempre stata presente magari ossessivamente ma in modo generico senza riuscire ad essere generale, ed è la funzione di partito libertario, della doppia tessera, che sta diventando l’unico partito che può corrispondere alla teoria dell’organizzazione politica, basta vedere come i partiti non funzionano, le critiche anche universitarie alla realtà partitocratica che non a caso rarissimamente parlano della realtà anglosassone che sarebbe pure interessante. Noi siamo arrivati ad essere gli unici a proporre che alla novità Rosa nel pugno si aggiungesse la novità della forma partito, che era basata non sulla teoria ma da vent’anni di doppie tessere, di non avere probviri, di respingere l’autorità morale di giudizio morale in una organizzazione politica.
Adesso la realtà è che le associazioni - c’è stato l’accenno di Massimiliano e non so di chi altri oggi - in realtà il centro e la periferia è solo un modo per vedere le cose; c’è una realtà politica che può essere territorialmente il centro in un luogo corrispondente non alla competenza territoriale ma al radicamento territoriale di una associazione, che diventa nazionale - a partire dal fatto del Transnazionale che ci ha servito molto - perchè in realtà noi poniamo problemi che corrispondono e si ancorano sui vissuti. La segreteria di matriarcato che ci opprime c’ha questa cosa del vissuto, quando ad esempio Rita spara la cosa sulla camorra.
Dopodichè adesso viene fuori da Avellino, l’architetto eroso da rabbia, rancori, odio - poi Gambardella è intervenuto subito con tutto il garbo ha chiarire che non condividevano il suo approccio - un caso di disperazione umana; la politica è un fatto umano quindi poi le spiegazioni sono quelle che sono.
Io proporrò che nel fare la pubblicità nell’inserimento nel sito della riunione, sia dato integralmente sia su Notizie Radicali che in radio tutto l’intervento di Mario Pagliaro, che mi pare molto giornalistico e interessante. L’ho sempre detto con il caso Capezzone che era un fatto interessante che io seguivo, ed era preziosa a suo modo, anche perchè poi ci faceva vedere a che punto i radicali erano indifesi a fare una analisi, a trattare di merda, come dei seguaci, qualcuno che poteva essere in fondo anche influenzato a seguire un interesse piuttosto che un altro, di carriera piuttosto che un altro, se non ci fosse stato il “povero Capezzone”. Episodi di totale di intelligenza e inattività politica celebrale - non dico intellettuale - un meccanismo weberiano che si conosce sui carismi, applicata nella realtà.
L’architetto a detto che dobbiamo dargli le cose, lo sfruttamento ignobile da parte di Coscioni e nostro dei malati; ha parlato dell’affossamento dei Club Pannella perchè i circoli nei Club Pannella erano troppo potenti. Per dire le paranoie sono forme di intelligenza deviata, sbagliata e da curare.
Io deve essere franco, pensavo che a Padova, a partire dalla situazione di Emilio Vesce, venisse fuori l’andare a informarsi di quante persone erano in stato vegetativo e da quelle che cosa c’era nelle altre stanze. Il problema è che la dove si produce una idea, li diventa centrale e altrove periferica; la periferia rispetto a Roma può essere più importante, anche in negativo, se non raccoglie e se non fa qualcosa. Ma è un elemento strutturale di cui tutti siamo consapevoli.
Quello che ci diceva “li avete sfruttati” con un tono che non avevano neppure quelli che ci accusavano con Welby, va messo, perchè lui ha partecipato a pieno titolo, fa parte di quì e la notizia è come si può essere radicali. Va messo cosi che uno sente e comprende molte cose, anche del fatto che l’abbiamo messa e pubblicizzata, dei nostri difetti veri o presunti. Offrire proprio questo.
Sulla moratoria io non vorrei che i nostri compagni si ponessero tanto il problema di che cosa fare in periferia del mondo, certo c’è l’aggancio che tu dici di dare i soldi che risparmiamo, se ci sono mille persone che per tre giorni danno o cinque o dieci euro a seconda di quello che valutano di risparmiare con lo sciopero della fame, e che diventa l’equivalente di 30.000 euro. Per noi queste cose diventano sempre più essenziali.
Le poche volte che azzecchiamo qualcosa che passa per due giorni - e questo è un errore anche nostro di inadeguatezza - siamo attratti e distratti da quella, ma il problema della riforma attraverso l’anagrafe - Massimiliano ne ha parlato su come allargare strutturalmente l’iniziativa - è una cosa che le associzioni radicate su città medie possono spiegare alle scuole così sapremmo tutti quanto volte quello va a votare, perchè torno a dire che l’aspetto non è quello economico, ma è l’aspetto conoscitivo; così verranno fuori le associazioni di cittadini - di quelli che si divertono ad andare a vedere quante volte quello è andato e come ha votato, e lo dicono in città, e allora ci si incazza con il parlamento perchè questa cosa l’ha fatta male. Su questo, torno a dire, noi non abbiamo forse adeguatamente insistito che è una priorità assoluta. Tra l’altro una cosa del genere potrebbe raccogliere una marea di firme, in funzione di stabilire un contatto con queste persone. Forse si potrebbe fare - come veniva suggerito - un volantino su questo che possa essere distribuito nelle scuole, perchè è li che si usa soprattutto internet, piuttosto che alle madri o alle nonne. Cosi spieghiamo che con questa riforma si realizza quello che è fisiologico ed è obbligato nel sistema che noi vogliamo, quello americano, dove se uno dice una bugia non è più eletto perchè la bugia non gli si perdona. A Clinton non gli si perdonava non la cosa fatta sottobanco ma che mentiva.
Quindi dobbiamo trovare per il congresso proprio questo, cioè individuare tutto quello che è onere delle realtà associative radicali perchè sono le stesse per il centro; poi ci sono quelle specifiche. Loro dicono “ma noi non possiamo fare tutto” e certo sbagliano, perchè io ho sempre detto che noi dove abbiamo degli ottimi radicali da molto tempo - lo dicevo quando abbiamo ricostituito il partito, quando c’erano veramente degli splenditi compagni a Ravenna, Vicenza, ma erano soli con il primo partito e sono restati soli perchè tanto a tutti quelli non gli passava nemmeno nell’anticamera del cervello che quello era un partito al quale ci si poteva associare - e in parte c’è questa non consapevolezza. Non è che gli si chiede di fare l’attività di Caino, ma sicuramente di essere lo strumento attraverso il quale il professore, l’avvocato, l’umanista, il libertario, l’operaio, che gli interessa la pena di morte, diventa presidente o vicepresidente del Caino di quel paese, come appunto l’Associazione Coscioni l’ha individuato nelle università.
Questo è quanto occorre facilitare ma badate, che io ne sono convintissimo, ieri mi sono dovuto - per fortuna - occupare della moratoria e delle cose connesse e ho dovuto rimandare di dedicare, come oggi, cinque giorni di seguito al Partito radicale, altrimenti lo devo chiudere. Lo dico, onestamente, che se non riesco a dedicare cinque giorni consecutivi al Pr e ad essere produttivo non c’è un cazzo da fare. Stiamo chiudendo il partito, ne sono convinto, perchè oltretutto la domanda di chiusura è reale, grande l’attesa. Lo abbiamo visto quando in sei anni non ci potevamo vedere se non sporadicamente su alcune cose; con i Montagnard e gli altri, che li abbiamo riuniti dicendo questi non vengono neanche, e invece sono venuti con una sete di partito, con slancio.
Il congresso dobbiamo prepararlo bene e con chiarezza bisogna riuscire a dire questo alle associazioni. Bolognetti, forse non ci sente ma vedrete che è riuscito lo stesso a collegarsi - è una catastrofe per chi gli è intorno e gli vuole bene - ma in condizioni difficilissime, anche interne, ha in effetti dimostrato quello che può essere una associazione; il problema è come mai le associazioni contigue o le non associazioni contigue del nord Reggio Calabria o del salernitano non creano una associazione unificata - che non vuol dire ognuna sciolta - ma operare assieme in un area che ha omogeneità politica. Ci sono cose della costa lucana - la piccola costa - che può interessare tutte le coste a nord e a sud perchè non sono molto diverse per quel che ne so, problemi che Maurizio ha toccato, di produzione non solo protetta di vini straordinari, secondo le attese dei grandi tecnici internazionali e che possono creare attenzioni importanti.
Per le associazioni il discorso è questo, tranne che per delle cose specifiche ma non più importanti o meno importanti. A Roma la direzione, la segreteria, sono delle associazioni, istituzionalmente centrali; ci si renda conto che le associazioni possono essere della stessa natura dell’ associazione dei “centri” romani.
Sergio, forse già l’hai fatto, ma bisognerebbe chiedere ai farmacisti di mandare alle associazioni, per provincia, gli elenchi non degli aderenti ma delle farmacie; per gli avvocati lo stesso.
Le idee sono necessarie per far vivere le associazioni. Questo è uno spunto. L’altro non lo tratterò sul Satyagraha sulla pace, da ristrappare alla maledizione post socialista, comunista e pacifista, riprenderla perchè è la sintesi tra la posizione liberale, kantiana, federalista, e l’internazionalismo socialista e antimilitarista.
Occorre fare l’impossibile perchè tutte le cose che ci mettiamo a disposizione nostra lo siano anche - a richiesta - delle associazioni - non parlo degli indirizzari perchè sarebbe da matti, deve essere fatto quando gli indirizzari si costituiscono anche in loco, perchè sennò mandare gli indirizzari significa che non avranno mai gli indirizzari in loco - ma di Caino, l’Era, e tutte le altre associazioni della galassia che possono costituire iniziative locali, come sta facendo la Coscioni con le università. Potremmo anche fare un tentativo - siccome deve essere chiarissimamente un’altra cosa - dei Club degli amici Pannella, con mezzo euro o un euro, che non da diritto a un cazzo, ma per vedere la risposta.
Ma soprattutto muoverci a livello Rai-tv, a livello garante. Le associazioni promuovano, a destra e a sinistra, dei comitati di controllo del tg3 in ogni provincia, mettendosi d’accordo con il centro d’ascolto che forse potrebbe ogni tanto dare delle cose scorporate.
Sul piano economico e dell’apporto che in particolare ci viene da Cicciomessere e Valeria Manieri in questo momento, anche lì dire e dimostare che si possono prendere delle iniziative specifiche; dire innanzitutto che il welfare in Italia non c’è e noi vogliamo muoverci per i nongarantiti, perchè fa parte della storia radicale e che welfare to work in modo particolare oggi ha raccolto e gli rida’ la possibilità di essere rinverdita nel quadro del tutto radicale.


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