Intervento di Simone Sapienza nella riunione con le associazioni radicali locali del 1 settembre 2007
Intervengo per presentare un lavoro che stiamo portando avanti con altri compagni, un lavoro sulle associazione radicali sul territorio in relazione agli statuti locali e regionali e agli strumenti che essi offrono. E’ un lavoro che abbiamo cominciato a fare ma già può offrire alcuni spunti anche a questa riflessione che oggi siamo convocati a portare avanti.
In questo periodo tutti noi siamo colpiti su alcune delle parole che Marco Pannella sta spendendo sul partito e su alcuni strumenti e metodi radicali che dice in crisi, se non addirittura defunti.
Quando alla fine degli anni 60 e all’inizio degli anni 70 i radicali hanno scelto di rianimare uno stato immobilizzato dal codice fascista e di creare un dibattito pubblico su alcuni temi bloccati, hanno avuto l’intuizione storica che per fare questo era necessario attivare degli strumenti più o meno rimasti scoperti. Hanno avuto l’astuzia di trovare dei punti deboli del regime. Grazie ai referendum i radicali sono stati in grado di raccogliere il consenso di grandi maggioranze sociali, che svincolate dal controllo dei partiti hanno portato al successo campagne incredibili.
Tempo fa mi sono recato a Sarajevo. Vi ricorderete che Sarajevo è stretta tra due monti, sta a valle, è circondata. Così durante l’assedio era stretta nella morsa dei cecchini serbi. Uscire dalla città era impossibile così i cittadini bosniaci si sono inventati un tunnel che partiva da poco lontano il centro della città e arrivava fuori l’accerchiamento, al di là dei monti. Questa invenzione ha permesso per diversi mesi di portare cibo, vestiario pallottole, ai cittadini altrimenti isolati. Dopo qualche tempo però l’utilità di questo tunnel è stato inficiata da logiche di potere interne agli stessi bosniaci e alle truppe Onu presenti. I prodotti che arrivavano fuori dal tunnel erano sequestrati e rivenduti con un prezzo 8 volte superiore a quello che si pagava al di là del tunnel. Per molti il tunnel divenne un simbolo d’infamia.
Questo episodio mi ha fatto ricordare i radicali – Marco parla molto spesso di etnia radicale – perché è ciò che è accaduto di volta in volta agli strumenti che siamo stati in grado di inventare e utilizzare prima degli altri. I referendum, gli scioperi della fame e così via.
Oggi questi strumenti sono stati devastati da un potere che li ha resi quasi impraticabili.
Quali strumenti allora possiamo inventare. Quali armi oggi non sono già nelle mani del regime e delle sue caste.
Su questo tema insieme a Diego Galli, che ha spedito un intervento scritto che potete trovare, a Michele Lembo e altri stiamo organizzando un incontro di diversi giorni di dibattito che sia: locale, perché dovrà coinvolgere le associazioni come le vostre, nazionale, ma anche internazionale, perché abbiamo bisogno di capire come alcuni movimenti in situazioni non equivalenti ma sempre non democratiche, si stanno muovendo. Parlo di Mjaft che opera in albania ma anche Pora, Kmara o Otpor, organizzazioni che lottano nei paesi non democratici.
Il tema centrale sarà quello della democrazia diretta, della democrazia partecipativa della democrazia deliberativa. Termini che non sono affatto sinonimo, ma che connotano visioni spesso diverse e contrastanti. Se si pensa all’Italia alla differenza tra noi e le istanze di Beppe Grillo e di quanti chiedono un maggiore coinvolgimento nella fase decisionale delle amministrazioni. Oppure all’esperienza di porto alegre e in generale di tutti i comitati locali, e ne nascono davvero uno al mese su problemi territoriali. C’è il celebre no tav, ma personalmente conosco il comitato per l’inquinamento a Ciampino che ha prodotto ottimi risultati con il blocco del 30% dei voli delle compagni aeree. E’ un fenomeno in crescita e la partecipazione è sempre maggiore e questo contrasta con le sezioni dei partiti svuotate che conosciamo.
Come radicali partiamo da una storia di 50 anni di cui la politica e cittadini non hanno o non vogliono avere memoria. Ma è una storia che potrebbe dire molto alla gente che oggi crea i club di beppe grillo ecc.
E’ stato Mario Staderini in un intervento al Comitato di Radicali Italiani a proporre una possibile strada per l’uso efficace di questi strumenti di democrazia diretta previsti dagli statuti degli enti locali, che presi singolarmente invece sono inefficaci. Questi possono essere un terreno nuovo di lotta politica. Le interrogazioni ed interpellanze al sindaco, delibere comunali di iniziativa popolare. Anche le semplici petizioni sono spesso valorizzate dagli statuti, che vi collegano un obbligo del sindaco di rispondervi per iscritto in un termine temporale breve. Fino ad arrivare ai referendum locali.
Pensate se, come si proponeva per gli stati negli anni del partito trasnazionale, in tanti comuni alla stessa ora dello stesso giorno, come risultato di inchieste svolte sul territorio e a livello nazionale, si portasse all’ordine del giorno una proposta sulla situazione dei malati terminali, o dei malati privi della possibilità di comunicare, come ha proposta Pannella qualche giorno fa. Del resto non inventiamo nulla, iniziative del genere ci furono in campagne come quella contro lo sterminio per fame.
Concludo con alcune proposte di cui parla anche Diego Galli nel suo documento per questa riunione. Ve le cito brevemente sperando che se ne possa discutere:
nel prossimo congresso di radicali italiani una sessione apposita deve essere dedicata allo scambio di esperienze tra associazioni radicali su strumenti, campagne, forme organizzative, creazione di sinergie;
deve essere creata una figura di coordinamento che si occupi di organizzare anzitutto gli strumenti per consentire questa sinergia tra associazioni locali e tra queste e i soggetti politici radicali, e che abbia anzitutto la funzione di facilitatore della creazione dei momenti e luoghi per lo scambio continuo o periodico di informazioni, proposte, lavoro comune.
Bene ho concluso grazie della cortesia


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