Intervista a Margherita Boniver sulla situazione in Birmania e la campagna «Iraq Libero!» del 2003

Di Paolo Martini - 29 settembre 2007

Ascolta l’intervista

Martini: «Parliamo di Birmania, di situazione internazionale, con Margherita Boniver, ex-sottosegretario agli esteri, parlamentare. Sanzioni severe, ritiro degli ambasciatori dell’Unione Europea, dice la Boniver parlando della tragedia che sta colpendo la ex-Birmania. Secondo lei ci sarà una decisione in questo senso da parte dell’Europa, onorevole Boniver?».

Boniver: «Mi auguro che l’Europa faccia qualcosa di più di quanto ha fatto finora, la posizione comune, cioè una certa forma che racchiude le sensibilità di ventisette paesi non può che essere evidentemente un compromesso fra i diversi punti di vista, però la situazione è drammaticissima. In Birmania certamente oggi merita una risposta più aggressiva e più puntuale. Le sanzioni le do per scontate: sono già in atto e naturalmente possono essere inasprite però bisognerebbe veramente fare in modo di far convocare nell’immediato una riunione congiunta con i paesi membri dell’Associazione regionale dei paesi del sud-est asiatico e l’Unione Europea proprio perchè di concerto forse si riesce a fare un passo in avanti. Quello che avevamo costruito nel 2003 e nel 2004 ed era stato battezzato il processo di Bangkok, abbiamo fatto svolgere nella capitale thailandese alcune riunioni alle quali partecipavano i rappresentanti dei paesi membri dell’ASEAN, questa associazione regionale e alcuni paesi europei, fra i quali l’Italia, perchè era su nostra iniziativa che poteva svilupparsi questo tentativo di smuovere la granitica giunta birmana. Poi purtroppo tutto si è arenato e non si è fatto grande spazio con la lega per il dialogo con la democrazia di Aung San Su Kyi. E oggi ci troviamo di fronte a un vero e proprio collasso del regime sul fronte interno perchè una risposta più brutale non era immaginabile, una risposta di questa brutalità in spregio alle condanne del mondo intero la dice lunga sul grado di controllo da un lato ma anche di disperazione di questa oligarchia al potere dal 1962, un regime militare profondamente corrotto che vive nel lusso più sfrenato mentre l’economia di quel paese è stata praticamente distrutta dalla dittatura».

Martini: «Onorevole, lei ha evocato come soluzione estrema la possibilità di offrire al dittatore e alla sua giunta militare un rifugio in un paese vicino che possa ospitarlo per liberare il paese appunto da questa giunta. Una idea che era già venuta fuori qualche anno fa quando Pannella propose di fare la stessa cosa con Saddam Hussein, proposta alla quale lei aderì e sulla quale dei diari anticipati da El País dell’ex-premier spagnolo Aznar danno conferma, perchè pare che Saddam Hussein avrebbe accettato, avendo però un miliardo di dollari e Bush invece, racconta Aznar, disse: «No, dobbiamo sbarazzarci di quest’uomo, non è il caso di offrirgli questo salvacondotto». Che cosa ci può dire su questo?».

Boniver: «L’ipotesi di dare asilo temporaneo ai dittatori è un’ipotesi forse ripugnante dal punto di vista morale, ma profondamente pragmatica, offre in alcuni casi per lo menoun’alternativa all’azione armata o all’ingerenza umanitaria. Tra le altre cose mi stupisce molto che si è parlato spesso e si è praticata spesso anche l’ingerenza umanitaria, basta pensare alle operazione in Serbia e Kosovo dieci anni fa, mentre invece questa ipotesi per la Birmania non viene neppure sussurrata e questo mi stupisce moltissimo. Io penso che il pacifico popolo birmano meriti francamente uno sforzo maggiore dalla comunità internazionale e soprattutto se lo merita di fronte all’aggressività di una giunta che sembra arrivata al capolinea».

Martini: «Senta, sempre sulla prospettiva di un esilio, visto che Aznar ne ha parlato – quello di Saddam, intendo dire – il governo italiano non ne sapeva niente? Lei faceva parte del governo in quel periodo ed era anche in un ruolo importante alla Farnesina. Notizie in questo senso vi arrivarono? Perchè io mi ricordo che Martino disse: «Beh, Saddam dovrebbe accettare», liquidando un po’sbrigativamente la proposta di Pannella».

Boniver: «Sì, se n’era parlato, non in modo ufficiale e si era addirittura individuato anche un paese che avrebbe potuto aderire a questo invito, molto di malavoglia e dopodichè poi non se ne fece più nulla per tanti motivi, ora non ricordo tutti i particolari, probabilmente perchè fu lo stesso Saddam, la sua famiglia che non si fidavano di una proposta del genere. Dopodichè, dopo sei o sette mesi di tergiversazioni all’Onu, ci fu poi la decisione unilaterale americana di attaccare, soprattutto in vista della minaccia del veto francese, di attaccare unilateralmente l’Iraq assieme alle truppe britanniche».

Martini: «Per tornare alla Birmania, un ruolo centrale potrà averlo la Cina in questa vicenda. Con le Olimpiadi in vista come si comporterà secondo lei nelle prossime settimane Pechino?».

Boniver: «Mah, io conto molto sul pragmatismo cinese, perchè ricordiamolo, la Cina è diventata protagonista anche in politica estera. Ha una politica estera anche molto aggressiva, lo dico senza sottintesi, nel senso che sappiamo che spazia dall’Africa all’America Latina ed è stata molto molto importante nella soluzione della faccenda nucleare della Corea del Nord: infatti sono stati i diplomatici cinesi che hanno pazientemente apparecchiato quel tavolo a sei, che sono stati i negoziati che si sono svolti a Pechino, sono durati tre anni e hanno portato al buon esito della rinuncia del nucleare da parte dell’orribile regime comunista di Pyongyang».

Martini: «Grazie onorevole Boniver».