Intervista ad Emanuele Macaluso sul Partito Democratico
Partito DemocraticoBordin: Ci occupiamo del Partito Democratico e ci occupiamo di questo tema con uno dei politici e degli editorialisti più critici del Partito Democratico. Chi vuole lo può leggere tutti i giorni su Il Riformista e sa benissimo come la pensa: Emanuele Macaluso. Assolutamente contrario alla scelta soprattutto dei Ds, che sono stati il suo partito, tanto che in un libro ora pubblicato dalla Feltrinelli fa una sorta di controstoria del Partito Democratico e già il titolo è indicativo sullo spirito dell’opera. Il titolo è: “Al Capolinea”. Nella interpretazione di Macaluso ci sono degli aspetti interessanti e originali. *La prima questione che vorremo porgli è proprio rispetto a quello che anche nella campagna elettorale della Rosa del Pugno, in particolare da parte dei compagni socialisti, più volte è stato detto: il Partito Democratico è un compromesso storico “bonsai”, quel che resta del vecchio PCI con quel che resta della vecchia DC. Macaluso nel suo libro dice un’altra cosa: no, non è proprio così, in realtà nel Partito Democratico non c’è il compromesso storico, c’è il nuovo PCI che nasce con Achille Occhetto quando ancora si chiamava Partito Comunista e aveva la Falce e il Martello, il simbolo di sempre, ma era già diventato un’altra cosa. Partiamo da qui Macaluso, se crede. E allora perchè Occhetto snatura il Pc secondo lei?
Macaluso: Beh, Occhetto, diciamo così, già vuole andare oltre, lui dice il “socialismo democratico”, la sua impostazione è eclettica, la sua politica è molto legata a forme di “nuovismo” anticipato, non c’è più un riferimento non tanto al comunismo, anzi era una forma di neocomunismo, infatti si chiamava “Nuovo PCI”, di neocomunismo che superava anche la storia del socialismo e della socialdemocrazia. Cioè, era un tentativo, già il primo tentativo, di andare, come si dice oggi, oltre il Socialismo nel senso che il Socialismo, il Socialismo Europeo, veniva considerato, come è stato scritto ancora recentemente, un ferro vecchio e quindi non era quello l’approdo per un rinnovamento della sinistra italiana. Da questo punto di vista Occhetto è stato un anticipatore. Parte da lì un tentativo di dare sbocco ad una crisi, perchè già allora si avvertiva una crisi della sinistra, ma di dare uno sbocco non con la modernità del socialismo democratico europeo, ma con un’altra forma di modernità che è stata poi definita come Partito Democratico.
Bordin: Potremmo definirla, vista l’epoca in cui si situa il periodo fra la Bolognina e il congresso di Rimini, che è l’atto definitivo di scioglimento, di cambio del nome del PCI, un po’ anche frutto dell’illusione su Gorbaciov?
Macaluso: Esatto, perchè allora ci furono due illusioni: un’illusione di Gorbaciov che avrebbe riformato l’Unione Sovietica (e infatti Occhetto fu molto gorbacioviano, diciamo così); e dall’altra illusione che il nuovo PCI avrebbe espresso la sinistra nel suo complesso, cioè, in definitiva, il rapporto con il Partito Socialista non era più considerato un fatto decisivo, perchè era un’escrescenza della vecchia sinistra.
Bordin: E questo a Rimini per la verità si vide quando nella replica Occhetto ad un certo punto, quasi con un recitativo, disse: “Craxi? E chi è Craxi?” e ci fu un applauso scrosciante. Io guardai però i miglioristi e non applaudirono. Mi rimase poi impressa alla fine della seduta un’immagine: c’era un palafiera, non mi ricordo, un corridoio, dove vidi proprio lei e Gerardo Chiaromonte parlottare in modo molto fitto e non avevate l’aria molto soddisfatta, tanto che dissi al direttore dell’epoca: “Guarda che qua qualcosa non quadra”, non mi diede molto retta, ma insomma… Come andò la votazione, secondo lei?
Macaluso: Beh, è chiaro che lì si era già configurata una nostra opposizione, perchè noi aderimmo, Napolitano, io, Chiaromonte, Luciano Lama e Bufalini, Cofferati e Moranto e anche altri gruppi e dei giovani, aderimmo alla mozione di Occhetto con un nostro documento in cui rilevavamo la necessità della svolta, cioè di uscire dal PCI, però di approdare nettamente - questo fu il nostro documento - nell’aria socialdemocratica europea… Perchè questa non era poi la sostanza della scelta fatta a Rimini, che era quella, come la chiamarono,della “sinistra sommersa”, cioè tutta una parte della sinistra che non si era identificata nel socialismo, nel comunismo, ma la chiamavano appunto sommersa. Adornato fece appunto l’Alleanza Democratica, cooptarono nella direzione del partito anche l’attuale direttore di Micromega eccetera… Cioè, era tutto un tentativo di fare appunto qualcosa che comunque fosse diversa rispetto al socialismo europeo. Ed infatti io la questione che pongo all’inizio del mio libro è questa: da un’anomalia che c’era in Italia - un grande partitocomunista diverso da ciò che era la sinistra in Europa - anzichè andare verso l’Europa e cioè fare il grande partito socialista anche in Italia, si fa un’altra cosa: un partito democratico che non c’è in nessuna parte dell’Europa, dove i partiti democratici sono socialdemocratici, sono spunto su passo della sinistra. Quindi, conservare ancora una volta un’anomalia del sistema politico italiano: l’Italia che diventa sempre laboratorio che dà lezione all’Europa di novità, di cose nuove, diverse eccetera eccetera… e poi ci troviamo invece nei guai in cui tutti ci vedono.
Bordin: Ci specchiamo! Ecco, qua si apre un problema complicato per gli ascoltatori di Radio Radicale, almeno quelli di buona memoria, perchè ricordano che proprio in quell’epoca in realtà Pannella spingeva Occhetto proprio sulla strada del Partito Democratico - è allora che Pannella parla di Partito Democratico - il problema è, e lei lo ha già raccontato molto bene, che poi in realtà i due si trovano (si fa per dire) d’accordo, sul fatto di scartare l’ipotesi socialdemocratica: da questo punto di vista le ipotesi di Pannella dell’epoca erano chiare. Però in realtà, come lei dice, Occhetto non sceglie il partito democratico che forse altri avrebbero potuto chiamare liberalsocialista (non Pannella, comunque), ma in realtà sceglie un’altra cosa, sceglie Flores, Gorbaciov, cose che poi portano al disastro… questo è indubitabile. Poi in realtà vedremo fra un attimo che la storia si ricongiunge più tardi perchè poi con la Rosa nel Pugno si arriva ad un tentativo di sintesi, ma ci arriviamo fra un attimo. Il problema lei poi lo dipana attraverso altri due passaggi: uno proporrei di tenerlo un po’ fra parentesi, è la “cosa due”, il tentativo di D’Alema di inserire i socialisti, però non mi pare abbia grande storia perchè si esaurisce quasi subito.
Macaluso: Anche quello è stato un tentativo fallito perchè si è trattato di cooptare qualche socialista, ma non di costruire una base politico culturale socialista, tanto è che io allora scrissi un altro libro, scrissi “Da cosa non nasce cosa”, con Paolo Fracchi, lo scrissi proprio prima di Firenze, e dissi: “Badate, non essendoci una vera, diciamo così, “base critica” ed anche una base politico-culturale che costituisca veramente una innovazione in direzione del socialismo europeo, fallirà”. Infatti fallì, e poi si è visto.
Bordin: E poi si è visto anche l’esito del governo D’Alema che finì come finì. E a qual punto arriva al governo Giuliano Amato. E qui invece nel suo libro c’è un passaggio che forse non è stato ancora adeguatamente valorizzato dai tanti retroscenisti che troviamo sui quotidiani tutte le mattine, perchè lei racconta una storia che è bella anche da punto di vista proprio “cronachistico”. Ad un certo punto - e quello lo ricordiamo - il centrosinistra si ritrova a dover scegliere il proprio candidato. E non può essere D’Alema perchè il suo governo è andato come è andato e la soluzione naturale è allora il presidente del Consiglio in carica: Giuliano Amato. Da questo punto di vista lei racconta che a casa sua si facevano riunioni in cui arrivava Giuliano Amato, Giorgio Napolitano, attuale presidente della Repubblica, e Umberto Ranieri, esponente della corrente migliorista dove si caldeggiava questa candidatura. Finì invece con Rutelli e lei dice “quello è il secondo momento nel quale l’ipotesi della costruzione di un’ipotesi socialista casca” e a quel punto a spingere per Rutelli è Walter Veltroni.
Macaluso: Esatto. E la ricostruzione è proprio così, ricordiamo le tappe: crisi del governo Prodi, governo D’Alema, crisi del governo D’Alema, governo Amato. Quindi in quella legislatura il centrosinistra ha tre Presidenti del Consiglio, va alle elezioni e non ne presenta nessuno dei tre. Va alle elezioni dicendo che avevano fatto grandi cose, però non presenta nessuno dei tre presidenti. Ora, è chiaro che non poteva più presentare Prodi che tra l’altro era anche all’Europa
Bordin: Sì, divenne Presidente della Commissione…
Macaluso: Il Presidente del Consiglio era Amato, personalità forte del socialismo italiano, era stato Presidente del Consiglio nel 1992 e tutti dicevano cha aveva fatto una grande operazione politico-finanziaria per salvare il Paese: benissimo, era chiaro che il candidato naturale era Giuliano Amato e invece che cosa succede? Succede che a Giuliano Amato gli fanno balenare, e questo è un racconto dell’incontro che io ho avuto con lui, con Giorgio Napolitano, con Umberto Ranieri, per dire: “Benissimo”. Cioè, questa era la candidatura naturale, perchè era il Presidente del Consiglio ed anche la candidatura che avrebbe potuto veramente ricostituire un’area, una forza socialista con un leader nettamente socialista, diciamo così, di chiara matrice socialista. E invece che cosa avviene? Avviene che il segretario dei Ds, che allora era Veltroni, avverte Amato che dentro i Ds c’è malumore, diciamo così, per la candidatura di Amato, perchè è ancora l’uomo di Craxi, perchè ancora è l’uomo che è stato il beniamino di Craxi eccetera… e dice a Giuliano Amato: “Bene, il candidato sei tu, se tu lo decidi”. Come dire: “Te ne assumi tu la responsabilità della sconfitta, tenendo conto che ci sono questi umori”. E Giuliano Amato, che ha tanti meriti ed io stimo per tante cose (ma certo non quella di combattere questo tipo di battaglie), si ritirò e al tempo stesso Veltroni lasciò la segreteria dei Ds, dopo aver detto che non l’avrebbe mai lasciata e si candida a sindaco di Roma. Quindi è tutta un’operazione politica chiara in cui la candidatura di un esponente, certo anche importante, certo Rutelli non è l’ultimo venuto, era sindaco di Roma… ma anche se sindaco di Roma, Rutelli cosa rappresentava per il nord? Lo sappiamo benissimo… e comunque era una candidatura molto improvvisata ed ha avuto l’esito purtroppo che ha avuto, anche se lui ha fatto una campagna elettorale decorosa, buona.
Bordin: Sì tanto è vero che ha recuperato anche, in realtà, però…
Macaluso: Sì, ma non era quello il punto, il punto è (e resta), la domanda: “perchè di tre Presidenti del Consiglio non ne presentate nessuno?” Perchè l’ultimo Presidente del Consiglio che è socialista tiene il conto, io dico questo nel libro, che anche se il centrosinistra perdeva, era chiaro che si era costruita una leadership socialista d’opposizione e il partito socialista, la forza socialista sarebbe nata da quella battaglia. E invece, secondo me, era proprio quello che non si voleva: non si voleva, anche attraverso Giuliano Amato, che in Italia si costruisse questa forza, perchè? Io mi stupisco, perchè ognuno ha le sue idee e allora bisogna metterle in campo chiaramente e l’idea di Veltroni, del resto lo dice anche chiaramente ora, è sempre stata quella di fare il Partito Democratico. E quindi quella soluzione era una soluzione che portava su un altro versante.
Bordin: Ecco sì, la storia è questa, ed è una storia che però poi diventa complicata da un lato e si semplifica dall’altro. Resta complicata perchè questo Partito Democratico abbiamo capito che in Italia tutto è fuorchè un Partito Democratico di tipo tradizionale nei paesi a bipartitismo, perchè l’Italia non è un Paese a bipartitismo, perchè anche dall’altra parte non c’è un partito conservatore, c’è un’altra cosa che è più complicata… Ed in ogni caso lei ha descritto anche da Occhetto in poi come questi intendonoo il partito democratico. D’altro lato, però, succede una cosa che lei evidenzia molto bene nel libro: come la socialdemocrazia si dimostri in Europa qualcosa di meno stantio, qualcosa di meno superato di quanto potesse apparire, perchè prima Blair, poi Schroeder, poi Zapatero, mostrano una capacità di recupero molto forte soprattuto in tema di politica economica. Questo è un pò quello che porterebbe poi alla sintesi della Rosa nel Pugno, o no?
Macaluso: Esatto. Io, diciamo, avevo guardato anche con interesse nella Rosa del Pugno, appunto perchè c’era la sintesi verso il socialismo liberale, la sintesi diciamo così, di Ernesto Rossi.
Bordin: Che lei cita molto…
Macaluso: Che io cito molto… Perchè? Che cosa è avvenuto in questi Paesi? In questi Paesi, i socialisti sono stati fautori di un processo di liberalizzazione nell’economia, però, ecco il punto che secondo me è centrale per dire no al Partito Democratico, e sì al liberalsocialismo e al socialismo democratico, perchè le liberalizzazioni proposte dai socialisti sono liberalizzazioni nell’economia, ma anche nella società. Non ci può essere una separazione: liberalizziamo l’economia e la società no. Infatti loro hanno assecondato le liberalizzazioni nell’economia, (anche se con uno stato che ha avuto ha sempre un punto di riferimento forte, leader), però hanno messo a punto una serie di interventi e di leggi sui diritti individuali per cui vediamo cosa è stato appunto Zapatero con le coppie di fatto, le coppie omosessuali; che cosa è stato per la fecondazione artificiale, assistita; cosa è stato fatto anche da Blair e in Germania e in tutti i paesi scandinavi a guida socialista… Quindi le “liberalizzazioni non separate”. Qui il Partito Democratico si presenta con un volto che dice: “Va bene, dobbiamo fare le liberalizzazioni come dice Bersani”, “Benissimo, dicono gli altri”… Poi però, per quanto riguarda i diritti individuali, a decidere sono i popolari, i 40 popolari che fecero la famosa lettera e che quindi vengono presentati da D’Alema, da Veltroni, da Fassino e da tutti come i “portatori” di un cattolicesimo liberale che in parte, io dico in parte, è vero (certo sono diversi dalla Binetti). Però, che cosa hanno detto questi, anche allora? Hanno posto dei limiti, con Rutelli, cioè hanno detto: “Noi possiamo arrivare fino qui” e quindi i limiti sono quelli posti da loro! Per quel che riguarda la fecondazione assistita: niente, non si deve rivedere la legge 40; per quel che riguarda la questione delle coppie di fatto il massimo erano i Di.Co. che sappiamo quali limiti hanno avuto e non a caso sono limiti anche che non riescono nemmeno a partorire nulla. Quindi che cosa abbiamo noi? Che nel partito democratico c’è questa piccola contraddizione: le liberalizzazioni vanno bene in economia, ma non vanno bene nella società cioè nei diritti individuali. Ebbene, io penso che questa contraddizione, e quindi questo processo di modernizzazione, l’hanno fatto i socialisti, i liberalsocialisti, i Blair, gli Schroeder, gli Zapatero, l’ha fatto la socialdemocrazia svedese, scandinava eccetera… E quindi, quando si dice: “Lì no, nel Partito Socialista Europeo no…”, non si vuole andare, non perchè quelle forze, come dicono,sono l’ideologie del Novecento o dell’Ottocento, no! Non ci si vuole andare per un motivo opposto: perchè sono impegnati in un processo di modernizzazione e di liberalizzazione della società che la parte cattolica del Partito Democratico non vuole, non vuole per il rapporto che ha con la Chiesa. Ora, io penso che una cosa è fare una coalizione di Governo in cui si può anche mediare - perchè anche il divorzio e l’aborto si fece con un centrosinistra, ma era un rapporto di Governo - non in un partito! Nello stesso partito! Un partito deve avere una base politico-culturale, dei valori comuni… Poi posso fare anche dei compromessi con altre forze… Invece vanno insieme… su temi che io considero essenziali, che investono quindi anche la laicità moderna, una nuova moderna laicità dello stato… si va invece a fare un pastrocchio su questo punto.
Bordin: Anche perchè lei spiega con chiarezza che in realtà oggi, come diceva poco fa, il punto della mediazione sta nel gruppo della sinistra democristiana di Rosy Bindi… Il che effettivamente mette in stato di sofferenza laici e socialisti, anche magari propensi all’adesione al Partito Democratico - perchè questo è il problema - mentre in realtà, ecco, forse la mediazione potrebbe invece spostarsi nella migliore delle ipotesi. Insomma lei cita addirittura Follini quando dice: “Il Partito Democratico per me è una DC che guarda un pò più a sinistra”. Posso capire che con la sua storia politica lei possa dire: “No grazie, non mi interessa!”.
Macaluso: Esatto.
Bordin: Questo lo capisco benissimo. Lei il tema della laicità lo ha già declinato e quindi non ci torniamo. Invece, ecco, la questione della Rosa nel Pugno (poi veniamo invece di nuovo al Partito Democratico in conclusione), si è un pò arenata su questa storia della costituente socialista: qua c’è forse un problema più nominalistico che altro, ma su questa questione della costituente socialista, secondo lei ha senso che rimesse insieme tutte le tessera della diaspora socialista poi cresca qualcosa solo su questo?
Macaluso: No, guardi, se si tratta di rimettere insieme la diaspora socialista a me non interessa proprio niente.
Bordin: Anche perchè lei poi non vi ha nulla a che vedere, abbia pazienza.
Macaluso: Io non c’entro niente nella diaspora socialista, mi dispiace per la diaspora socialista, ormai i pezzi sono nei Ds, pezzi sono in Forza Italia (pezzi anche abbastanza abbondanti), altri sono nello SDI, altri sono ancora in altri gruppi, ma insomma la diaspora socialista non mi interessa. La guardo con rispetto, anche perchè molti sono anche miei carissimi amici. Ma non è questo… Il punto è: stando così le cose, se nasce questo Partito Democratico e il tentativo di Bertinotti di fare la “Cosa Rossa”, noi in Italia andremo a una sinistra, diciamo così, a forze che si oppongo alla destra in cui c’è un partito democratico con quei limiti a cui ho fatto cenno e poi la “Cosa Rossa”, che è un altro miscuglio in cui dovrebbero stare insieme niente di meno che tutti, da Mussi a Caruso, diciamo così. Ora è chiaro che quest’altro miscuglio è un miscuglio senza una base politico-culturale. Avremmo in Italia la sinistra italiana divisa in due pezzi che a mio avviso non hanno possibilità di esprimere… non solo la storia, la tradizione italiana, ma il riformismo italiano, riformismo nel senso più completo, ripeto, non solo in economia, ma anche civile diciamo così, questa è la mia opinione. Allora io dico che se c’è una risposta in cui alcune forze dicono: “No la sinistra italiana non può essere divisa così”, fuori che sono tutte e due gruppi che non hanno nulla a che fare con la sinistra europea, se c’è una forza che si vuole identificare con la sinistra europea, con il socialismo europeo, quindi non con la diaspora, beh, allora questo è da incoraggiare… Ma è ancora tutto da vedere. Vedere che cosa sarà questo Partito Democratico , che cosa sarà quell’atra Cosa Rossa di Bertinotti, perchè io penso che sia in una parte sia nell’altra ci sono delle forze che non posso arrangiarsi e rassegnarsi a una condizione così squilibrata, perchè poi come governeranno? Governano insieme la Cosa Rossa e il Partito Democratico? Senza più un riferimento al socialismo democratico e al riformismo europeo? Ecco io penso che è talmente cotradditoria la cosa che la costituente socialista se avrà l’apporto di forze che si indetificano appunto nel riformismo socialista europeo che dicono: “no, non possiamo noi separare l’Italia dall’Europa con queste due cose che in Europa non ci sono”, io penso che può avere una prospettiva. Con pazienza però, senza pensare a cose elettorali modeste eccetera… perchè se bisogna fare una cosa che dal 2,5% possiamo andare al 4%, ma che cosa è!?! Non è questo il punto, il punto è che si riesce a rompere questo falso equilibrio che si vuole determinare e fare una cosa, è questa la mia opinione. La Rosa nel Pungo aveva in sè a mio avviso questa tendenza e non resse perchè, secondo me, da una parte c’era appunto un piccolo gruppo della diaspora socialista, dall’altro c’era la storia Radicale con una radicalità diciamo così non facilmente assimilabile ad altre forze. Quindi bisogna lavorare, lavorare e capire che in Italia si sta aprendo un nuovo problema: il nuovo problema è la separazione dalla modernità europea, perchè nè l’una, nè nell’altra forza, possono rappresentarla. Io non a caso ho aperto il mio libro con un bellissmo articolo di Federico Caffè il quale diceva esattamente “la solitudine del riformista”. Però è una solitudine che può diventare invece qualcosa di più forte, questa è la mia opinione. Io voglio dire un’altra cosa.
Bordin: Sì, questa la teniamo per conclusione. Io proprio su Federico Caffè volevo raccontarle un fatto, sulla “non assimilabilità”. C’è un giornalista Radicale molto bravo Valter Vecellio che ha fatto un giochino: ha cambiato dall’introduzione che lei ha messo nell’articolo di Federico Caffè che lei mette nel suo libro, la parola “riformista” con la parola “Radicale”, lui sostiene che cambia pochissimo anzi nulla. In effetti, secondo me c’è una ragione. E allora che ne facciamo di questi Radicali “non assimilabili”?
Macaluso: Ecco io la questione che avrei voluto dire se avessi avuto la possibilità anche di chiacchierare con il mio amico Pannella e cioè: questi fanno il Partito Democratico con le caratteristiche che ho detto io e non è il partito democratico americano, cioè anche qui è tutto un equivoco. Le primarie: che cosa sono le primarie? Perchè? La provocazione. Pannella, io ho scritto più di una volta che ha ragione a farla, perchè se voi dite: “Qui bisogna fare una cosa del tutto nuova, dobbiamo cancellare quello che c’era, dobbiamo fare un Partito Democratico in cui ogni cittadino paga 5 euro, ha il certificato, dice che gli piace il Partito Democratico, si presenta e va a votare”, allora io ho scritto nel Riformista: “Ma allora, se è così perchè non Pannella?”. Se voi volete fare una cosa e superate tutto, non c’entra più la storia del socialismo, del comunismo, dei DS,della Margherita… Come dicono alcuni qui: “È una cosa del tutto nuova, superiamo tutto”, allora tutti debbono fare delle regole con cui ognuno si confronta; c’è Colombo, c’è Di Pietro, c’è tutto… Certo, poi come Pannella e la Binetti possono stare nello stesso partito, questo è un altro paio di maniche!
Bordin: Beh, però nel Partito Democratico ci stava Kennedy e i governatori razzisti.
Macaluso: E appunto allora io dico: “Fate un partito all’americana, fate le regole, per legge anche, delle primarie, garantitele e cancellate tutto”. No! Questo non lo vogliono fare. Anche qui è la contraddizione, perchè da un canto dicono: “Azzeriamo tutto, è un partito nuovo, è un’altra cosa”; dall’altro, dicono: “No, qui dobbiamo ripigliare, basta leggere gli articoli di Racklin, le cose che ha detto D’Alema, poi le stesse cose che dice lo stesso Veltroni, eccetera…” No! La storia della politica italiana che in un certo modo espressero alcune forze, e cioè il Partito Comunista, la Democrazia Cristiana, una parte del Partito Comunista… non a caso poi si richiama Berlinguer, si richiama Don Milani, si richiama Dossetti, il Pantheon di tutto questo, Vittorio Foa, eccetera, eccetera… si vuole fare una cosa che ha nel Pantheon quei riferimenti e allora quello non c’entra più. E allora ,siccome vogliono fare appunto cose del tutto opposte e diverse, ma la verità è che, (questa è la mia opinione) il partito che nasce non può essere per come lo stanno facendo, che la fusione dei Ds, una parte se ne è andata e un’altra parte la sopporta questa situazione perchè ritengono che non c’è altro da fare, e una parte è la Margherita. Questa è. Non è altro. Quindi, per questo dico che quella di Pannella è una bella provocazione, come dire: “Ah! Volete fare una cosa del tutto nuova? E allora facciamola tutta, radicalmente nuova”. No! Loro non vogliono questo. Loro vogliono dire che fanno una cosa nuova, rivoluzionaria (hanno detto che è “la cosa del secolo”, una cosa che in Europa e nel mondo non c’è mai stata), però poi in definitiva è la “fusioncina”, la “fusioncina” dei Ds o dei pezzi dei Ds e la Margherita. Con gli stessi apparati… Non a caso poi hanno financo definito i segretari regionali e se li sono divisi Ds e Margherita! Perchè gira e rigira, poi, tra quella che è la propaganda e quella che poi è la politica, la realtà, il mondo in cui operano, è quella che è, nel Mezzogiorno, ma anche in altri posti: il radicamento che c’è in Emilia stessa, in Toscana, eccetera… che fate!?! Cancellate questa cosa e fate un’altra cosa? No, no… Sarà quello e nasce come una contraddizione. Questa è la mia opinione.







