Ionta avverte: "le contestazioni che degenerano non saranno tollerate"

20 agosto 2009

ROMA - Gavette battute contro le sbarre della cella, lenzuola e asciugami bruciati, bombolette di gas fatte scoppiare. Partita in sordina, lestate della carceri italiane sta lentamente crescendo col rischio di rendere incandescente una situazione già resa difficile dal sovraffollamento e dal caldo. Al punto che dopo lennesima protesta scoppiata nella notte nel carcere fiorentino di Sollicciano ieri il capo del Dipartimento dellamministrazione penitenziaria Franco tonta ha lanciato un avvertimento chiaro: «Un conto sono le proteste in termini civili, soprattutto se veicolate tramite i garanti per i detenuti di cui lamministrazione penitenziaria terrà conto - ha detto il responsabile dei 206 penitenziari italiani -; ma se le proteste diventano non civili o degenerano in aggressioni al personale, ciò non verrà assolutamente tollerato». Nonostante fosse in ferie, ieri mattina lonta si è recato in visita proprio a Sollicciano per rendersi conto di persona della situazione. Una riunione con il direttore e poi un incontro con il garante dei detenuti per la Toscana Franco Corleone, utili a capire le ragioni dei detenuti che protestano da tre giorni. Alla fine sembra che alcune delle richieste avanzate, specie per quanto riguarda il cibo, siano state accolte. La situazione però, a Sollicciano come altrove, resta ad alta tensione. Il sovraffollamento delle celle, unito allè temperature africane di questi giorni e alla stanchezza del personale penitenziario rappresentano infatti un cocktail micidiale. E la visita fatta il giorno di Ferragosto da circa 160 parlamentari negli istituti di pena ha messo in rilievo proprio le condizioni spesso impossibili in cui si trovano molti dei penitenziari. Visita che Ionta, pur apprezzandone lo spirito, non esclude possa pero aver alimentato le proteste di questi giorni: «Era prevedibile che allesito di questa ritrovata attenzione ci sarebbero state ulteriori proteste da parte dei detenuti», ha detto il responsabile del Dap. Parole che hanno suscitato la replica della radicale Rita Bemardini, tra gli organizzatori della visita dei parlamenti negli istituti di pena. «Mi dispiace che il capo del Dap si esprima con tali insinuazioni in merito alla più corposa iniziativa di sindacato ispettivo mai realizzata in Italia», ha detto la parlamentare eletta nelle liste del Pd. «Dispiace anche che, a differenza del Guardasigilli, non riconosca il totale stato di illegalità costituzionale dei nostri istituti». Una proposta per, alleggerire lo stato delle carceri e rendere più vivile la condizione dei detenuti, arriva intanto dal Sappe, uno dei sindacati di polizia penitenziaria. «Il governo e il parlamento abbiano il coraggio di far scontare in affidamento ai servizi sociali con contestuale impiego in lavori socialmente utili il residuo pena ai detenuti italiani con pene inferiori ai 3 anni chiede il Sappe - e si attivino per espellere tutti gli stranieri in carcere, mandandoli a scontare la pena nei loro Paesi di origine». Sulla situazione delle carceri italiane ieri è intervenuto anche l'Osservatore romano. In unintervista al quotidiano della Santa sede monsignor Giorgio Caniato, ispettore generale dei cappellani carcerari - ha puntato il dito contro le istituzioni: «Quando le condizioni delle carceri e negli istituti di pena sono disumane e disumanizzanti - ha ricordato monsignor Caniato - le istituzioni falliscono nel raggiungere i loro scopi essenziali».

Il Manifesto