Elezioni in Kosovo: l'ultimo atto prima dell'indipendenza?
Altre pagine di questo documento:
- Elezioni in Kosovo: l'ultimo atto prima dell'indipendenza?
- Status finale del Kosovo: un mosaico di scenari
- Il Kosovo bloccato dal disaccordo internazionale: le posizioni di Usa, Russia, Ue e Onu
Graffiti del movimento Vetëvendosje! per l'indipendenza del Kosovo (da flickr.com)Nel 1999, con la risoluzione 1244 dell'Onu, pur rimanendo formalmente territorio della Serbia, il Kosovo è passato sotto l'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite (Unmik), appoggiata da forze di pace internazionali (Kfor). Dopo 8 anni, tuttavia, la situazione della provincia serba è tutt'altro che risolta: se da un lato la maggioranza albanese reclama a gran voce l'indipendenza, Belgrado continua ad opporre un "niet" categorico, mentre la comunità internazionale non riesce ad allinearsi su una posizione unitaria.
Le elezioni in Kosovo del 17 novembre, con la vittoria dell'ex-guerrigliero Hashim Thaci, hanno riportato a galla la questione dello status finale e i governi di Pristina e Belgrado dovranno confrontarsi sulla proposta che la "troika" internazionale costituita da Stati Uniti, Unione Europea e Russia, presenterà alle Nazioni Unite il 10 dicembre: se non si riuscisse a trovare una soluzione condivisa, le già alte tensioni potrebbero sfociare in un'ennesima esplosione di violenza.
Rassegna stampa
Crucianelli: «La soluzione del rebus kosovaro è vitale per il futuro dell’Europa» (da Europa, 17/11/07)
Prova di forza per la secessione (da il manifesto, 17/11/07)
Kosovo, vince le elezioni l’ex guerrigliero dell’Uck (da il Giornale, 19/11/07)
Balcani, la prossima guerra (da la Stampa, 20/11/07)
Kosovo verso l’indipendenza unilaterale: primo banco di prova per la nuova Ue (da il Riformista, 20/11/07)
D’Alema sul Kosovo: «L’Ue resti unita» (da la Repubblica, 20/11/07)
L’Europa batte un colpo (da il Riformista, 21/11/07)
Documenti
Link utili
Le interviste di Radio Radicale
Le possibilità di trovare un accordo per il Kosovo. Intervista a Miodrag Lekic (22/11/07)
Le elezioni in Kosovo e l’evoluzione della situazione nei Balcani. Intervista a Michele Nardelli (22/11/07)
Le elezioni in Kosovo e la missione militare italiana Kfor. Intervista a Paola Casoli (21/11/07)
Le elezioni politiche in Kosovo e la situazione politica nei Balcani. Intervista ad Artur Zheji (20/11/07)
La posizione italiana sull’indipendenza del Kosovo. Intervista a Famiano Crucianelli (15/03/07)
La prossima e ormai inevitabile indipendenza del Kosovo. Intervista a Sandro Provvisionato (31/01/07)
Audiovideo
Hashim Thaci vince e promette l’indipendenza
In Kosovo vince il “serpente”, l’ex guerrigliero dell’Uck Hashim Thaci, 39 anni, che spianerà la strada verso l’indipendenza a ogni costo. Lo chiamavano così ai tempi della guerra contro i serbi, perché non era mai andato per il sottile con nessuno (…). Sabato scorso il suo Partito democratico (Pdk) ha conquistato il 34% dei voti nelle elezioni parlamentari. Un dato ancora ufficioso, ma che permette a Thaci di ipotecare la poltrona di Primo ministro. L’affluenza al voto, solo il 45% di elettori su un milione e mezzo di aventi diritto, è la più bassa della storia del Kosovo dal 1999, anno in cui i guerriglieri dell’Uck entrarono vittoriosi a Pristina grazie all’appoggio militare della Nato (…). I circa 100mila serbi rimasti hanno boicottato in massa le urne (…). Ora i nodi verranno al pettine a cominciare dall’indipendenza che gli albanesi sono pronti a dichiarare in maniera unilaterale. Thaci è stato chiaro: «La nostra vittoria dimostra che il Kosovo è pronto a muoversi verso la libertà e l’indipendenza (…). Dichiareremo l’indipendenza subito dopo il 10 dicembre» (…) (da il Giornale, 19 novembre 2007).
Vignetta sulle elezioni in Kosovo, da Koha Ditore, quotidiano Kosovaro in lingua albaneseLa posizione di Belgrado: «L’indipendenza del Kosovo non è altro che una divisione violenta della Serbia»
La dichiarazione del Primo Ministro Kostunica
Il primo ministro serbo Vojislav Kostunica ha dichiarato (…) che la proposta del rappresentante per l’Unione Europea del Gruppo di Contatto, Wolfgang Ischinger, relativa all’assegnazione di uno status neutrale al Kosovo-Metohija è solo un mezzo che garantisce ugualmente l’indipendenza alla provincia e perciò la Serbia la rifiuterà (…). Se il Kosovo si renderà indipendente - in qualsiasi modo - allora (…) la risposta della Serbia sarà adeguata, per affrontare una politica violenta che non porterà benefici a nessuno, né mai condurrà la Serbia a rinunciare al 15% del suo territorio (dal sito del Governo serbo, 19 novembre 2007).
La dichiarazione del Ministro degli Esteri Jeremic
Il ministro degli esteri serbo Vuk Jeremic ha dichiarato (…) che l’imposizione di una soluzione che danneggi la sopravvivenza democratica di una parte della popolazione della provincia avrebbe effetti sul futuro dell’intera regione (…). «La Serbia vuole offrire ai kosovari albanesi un compromesso giusto ed equo, che coadiuverà il processo di integrazione europea dell’intera regione (…). Una forma di partnership unica, sotto un comune tetto sovrano: autonomia istituzionale illimitata con poteri di autogoverno molto ampi, ma che allo stesso tempo preservi la nostra sovranità e la nostra integrità territoriale (…). Non prendiamoci in giro» ha detto Jeremic «l’indipendenza del Kosovo-Metohija non è nient’altro che una divisione violenta della Serbia e nel mondo esistono dozzine di territori nei quali vige una situazione simile a quella del Kosovo-Metohija, che non aspettano altro per legittimare ulteriori secessioni» (dal sito del Governo serbo, 19 novembre 2007).
La dichiarazione del vice-premier Djelic
Il vice primo ministro serbo, Bozidar Djelic, ha affermato che ora che le elezioni amministrative e parlamentari si sono concluse nella provincia, la Serbia aspetta che l’Unione Europea chieda flessibilità alle autorità kosovare albanesi (…). «È tempo di esercitare pressioni anche su Pristina, dal momento che la Serbia ha fatto tutto ciò che era in suo potere per raggiungere una soluzione di compromesso (…). Adesso ci aspettiamo che L’Unione europea domandi lo stesso ai kosovari albanesi, che nel corso delle trattative non hanno saputo offrire niente di simile» (dal sito del Governo serbo, 19 novembre 2007).
Ribadita la comune politica d’intenti di Serbia e Russia
Il presidente della Repubblica serba Vojislav Kostunica e il vicepresidente della Federazione Russa Alexander Zhukov hanno confermato oggi la comune politica di Serbia e Russia nel processo di negoziati per definire il futuro ordine della provincia del Kosovo e Metohija, che si deve basare sul pieno rispetto del diritto internazionale, dell’universalmente obbligatoria Risoluzione 1244, della Carta dell’ONU, dell’Atto finale di Helsinki e della Costituzione di Serbia (…). È stato stabilito che sono inaccettabili gli annunci sulla proclamazione dell’indipendenza unilaterale del Kosovo e Metohija dopo il 10 dicembre e che la Serbia e la Russia non accetteranno atti unilaterali, con i quali si viola di fatto la sovranità e l’integrità territoriale della Serbia come stato internazionalmente riconosciuto (dal sito del Governo serbo, 16 novembre 2007).
I serbi devono boicottare le elezioni in Kosovo
Il ministro serbo per il Kosovo e Metohija Slobodan Samardzic ha dichiarato che Belgrado non può invitare i serbi del Kosovo e Metohija di partecipare alle elezioni parlamentari e locali nella provincia, perchè in pratica, con il loro voto, conferirebbero legittimità alle istituzioni provvisorie che minacciano la proclamazione unilaterale dell’indipendenza (…). «Non possiamo obbligare i serbi ad andare alle elezioni, a votare per delle istituzioni che il giorno dopo proclamerebbero l’indipendenza del Kosovo e Metohija e allo stesso modo non possiamo rimanere in silenzio di fronte alla posizione indaeguata del rappresentante speciale delle Nazioni Unite e dei ministri ad interim (…). Dal momento che nè noi nè i serbi kosovari possiamo avere accesso a un monitoraggio delle elezioni dall’interno, crediamo che sia meno pericoloso non recarsi alle elezioni, piuttosto che vedere i nostri voti per le autorità locali assegnati al parlamento provinciale (…). Quando lo status del Kosovo sarà stabilito, quando i serbi kosovari saranno soddisfatti delle istituzioni e quando questa questione troverà risposta in un compromesso tra Belgrado e Pristina, allora potranno esserci in Kosovo-Metohija elezioni alle quali anche i serbi parteciperanno» (dal sito del Governo serbo, 9 novembre 2007).
Il Kosovo-Metohija è una parte inseparabile dello stato serbo, sulla base degli esistenti documenti vincolanti, costituzionali e internazionali (…). Qualsiasi soluzione riguardo al futuro status del Kosovo-Metohija deve partire da questi principi basilari e rispettarli nell’esito finale, conformemente alle decisioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ogni tentativo di raggiungere una soluzione che violi questi principi fondamentali sarebbe dichiarato nullo, privo di valore e pericoloso per la sopravvivenza dello stato serbo e, in quanto tale, costituirebbe motivo per un’adeguata reazione da parte degli organi statali della Repubblica di Serbia, conformemente al diritto internazionale (…). Il Parlamento serbo ritiene che il riconoscimento unilaterale di un’autodichiarata indipendenza del Kosovo e Metohija avrebbe conseguenze imprevedibili per la stabilità nella regione. Si obbligano pertanto il Governo della Repubblica di Serbia e tutti gli organi statali a rispondere opportunamente ed energicamente a ogni indizio o atto di qualsiasi soggetto internazionale indirizzato al sostegno di un’unilaterale violazione della sovranità e dell’integrità territoriale della Repubblica di Serbia: questo, con particolar riguardo a eventuali minacce o atti unilaterali di riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo e Metohija (…) (dal sito del Governo serbo, 24 luglio 2007 2007).
La risposta di Pristina: «Tutti sanno ciò che anche la Serbia sa: l’indipendenza è l’unica soluzione»
La dichiarazione del nuovo premier Thaci
«Non mi aspetto un compromesso tra Kosovo e Serbia, ma rispetteremo l’agenda della troika fino al 10 dicembre. Dopo quella data il Kosovo avrà una propria agenda e prenderà una decisione sulla propria indipendenza e mi aspetto un appoggio internazionale». La prima intervista di Hashim Thaci, leader del Partito democratico del Kosovo (Pdk) uscito vincitore dalle elezioni tenutesi nel fine settimana nella provincia serba a maggioranza albanese, non cambia di un passo la linea tenuta dalla leadership politica kosovara fino a oggi.
«Nessuna ipotesi alternativa è davvero sul tavolo delle ipotesi (…). Non possiamo aspettare fino a quando tutti i paesi saranno pronti a riconoscerci. Ho parlato con molti leader dell’Ue [e] sono tutti dell’opinione che una decisione debba essere presa. E tutti sanno ciò che anche la Serbia sa: che l’indipendenza è l’unica soluzione» (da Peacereporter, 19 novembre 2007).
Una grande coalizione per l’indipendenza immediata
Dopo le elezioni parlamentari (…) vinte (…) dal Partito democratico (Pdk) dell’ex capo guerrigliero Hashim Thaci (…) la sfida si sposta sul piano degli equilibri politici interni. I dati ufficiosi del centro di osservazione non governativo Democrazia in azione hanno assegnato al Pdk il 34% dei consensi, contro appena il 22% (23 punti in meno rispetto al 2004) della Lega democratica (Ldk), la formazione del defunto presidente moderato Ibrahim Rugova e dell’attuale presidente Fatmir Sejdiu ininterrottamente in sella da dopo la guerra del 1999 e dall’insediamento dell’amministrazione Onu (Unmik). In parlamento entrano pure tre altri partiti etnici albanesi, incluso quello del miliardario Begjet Pacolli, e venti deputati alle minoranze etniche (dieci dei quali da attribuire ai pochi partitini serbofoni presenti, malgrado la partecipazione al voto dell’1% scarso dei 100.000 serbi rimasti nella provincia). L’ipotesi più probabile resta comunque quella di una grande coalizione fra il partito di Thaci e gli orfani di Rugova, sebbene con posizioni di forza ormai invertite a favore del primo. Un patto fra rivali (…) per cercare di accelerare il cammino verso la secessione senza ulteriori indugi diplomatici (…) (da Ansa Balcani, 18 novembre 2007).
La dichiarazione di Behxhet Pacolli, leader dell’Alleanza per un Nuovo Kosovo (Akr)
Il nuovo governo ha davanti a sé un lavoro enorme. Innanzitutto migliorare la situazione economica, che oggi è letteralmente disastrosa, con una disoccupazione giovanile che arriva al 70% (…). Ovviamente c’è anche la questione dell’indipendenza, che riguarda tutti e non solo il governo. L’indipendenza arriverà, ma il problema è come, dato che difficilmente in Consiglio di Sicurezza si arriverà presto ad una decisione, vista l’opposizione della Serbia e della Russia. Dobbiamo comunque cercare una modalità che sia accettabile ai nostri amici americani ed europei, perché se questo non avviene il Kosovo precipiterà in un vicolo cieco (…). Il Kosovo ha bisogno di tornare a parlare con la Serbia e con i cittadini serbi del Kosovo. Raggiungeremo l’indipendenza, ma dobbiamo cominciare davvero a convivere con i serbi ed aprire un dialogo con la Serbia, che è uno dei nostri vicini più importanti. Dobbiamo fargli capire che l’indipendenza non significa che hanno perduto il Kosovo. I confini devono essere aperti il più possibile, persone, idee, soldi e merci devono viaggiare liberamente» (da Osservatorio sui Balcani, 21 novembre 2007).
La dichiarazione del presidente del Kosovo Fatmir Sejdiu a un mese dalle elezioni
«[Dopo il primo faccia a faccia di New York tra serbi e kosovari] si è capito che non è possibile giungere a qualche tipo di accordo, visto che si confrontano due concetti totalmente opposti: da una parte la nostra idea, che posso definire l’idea della nostra esistenza, quella della libertà e dell’indipendenza del Kosovo. Dall’altra quella di mantenere il Kosovo sotto il governo serbo, figlia di una logica egemone nata nel XIX secolo, quando la Serbia pretendeva di essere l’asse intorno al quale dovevano muoversi tutti i paesi dell’Europa sud-orientale. Questa logica è ancora viva, e purtroppo continua a porre ostacoli anche oggi alla visione politica serba. Ecco perché non si può arrivare ad accordi in questi incontri, né a compromessi sui modelli che ci offrono (…). Noi abbiamo presentato la nostra visione, che prevede l’indipendenza del Kosovo, e questa non è negoziabile. Aspettiamo solamente il riconoscimento da parte della comunità internazionale, che di fatto è molto vicino. Un secondo aspetto molto importante da garantire è l’integrità territoriale del Kosovo (…). All’inizio sarà un’indipendenza sorvegliata, ma che realizzerà comunque una piena sovranità formale, paragonabile a quella di tutti gli altri paesi (…)»
(da Osservatorio sui Balcani, 15 ottobre 2007).
Stallo in Kosovo: cosa ne pensano gli ex-combattenti?
Abdyl Mushkolaj (…) è un reduce dell’UCK, Esercito di liberazione del Kosovo, molto rispettato, ed è tra il numero crescente di persone su posizioni radicali che chiedono un’indipendenza piena ed immediata per il territorio conteso (…). È preoccupato (…) dal fatto che il processo diplomatico potrebbe non portare all’agognata risoluzione Onu che dia l’indipendenza al Kosovo. «Coloro i quali in passato hanno combattuto per questo paese sono pronti a farlo di nuovo. Non vorrei prendere nuovamente un’arma in mano e diventare di nuovo un soldato ma se necessario difenderò il Kosovo» (…).
Continua lo stallo politico sul futuro del Kosovo. La Russia ha già rifiutato quattro bozze di risoluzione per il Consiglio di Sicurezza appoggiate dagli Usa e da membri europei del Consiglio.
«Possiamo negoziare con la Serbia anche 2000 anni e loro non riconosceranno la nostra indipendenza», si lamenta Mushkolaj. «Se il nostro destino dipende da Putin e dalla Russia… allora lo stipendio da primo ministro del Kosovo dovrebbe andare al Presidente russo (…). Sono sorpreso della pazienza della gente (…). Voglio che si ponga fine a questa pazienza. Dovremmo scendere tutti per strada e paralizzare la vita in Kosovo. Allora il mondo ci prenderebbe più seriamente» (da Osservatorio sui Balcani, 9 luglio 2007).
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