Kosovo, l'indipendenza un anno dopo

Pubblicato il 26 Febbraio 2009
Serbia e KosovoSerbia e Kosovo

Il 17 febbraio 2008, il parlamento kosovaro proclamava unilateralmente l'indipendenza dalla Serbia. La secessione provocò una spaccatura nella comunità internazionale tra chi, Russia in testa, giudicò l'operazione priva di fondamenti giuridici e in contrasto con il diritto internazionale, e chi, in prima fila Usa e la gran parte dei Paesi dell'Ue, vide in essa un “caso unico”, che non poteva essere considerato un precedente per situazioni analoghe in altre parti del mondo.

Un anno dopo la situazione è rimasta invariata. Il Kosovo indipendente è stato riconosciuto al momento da 55 Paesi: non pochi ma in numero non ancora sufficiente per permettere a Pristina di chiedere un seggio all'Onu. La Serbia cerca di tenere separata la questione kosovara dall'obiettivo dell'adesione all'Ue e punta all'isolamento internazionale della sua ex provincia mentre ha chiesto alla Corte di Internazionale di Giustizia di pronunciarsi sulla legittimità dell'indipendenza.

Sul piano interno il Kosovo si è dato una Costituzione e varie leggi e ha anche costituito l’embrione di un futuro esercito. Le sue istituzioni restano però molto deboli e il nuovo stato è ancora fondamentalmente un protettorato in cui agiscono vari organismi internazionali (amministrazione Onu, missione europea Eulex, contingente militare Kfor della Nato, Ufficio civile internazionale) in un intreccio di competenze che rende complicato capire chi decide cosa. Il Kosovo è il più povero Paese europeo, sede di traffici illegali di gni tipo, con un livello altissimo di corruzione e una preoccupante penetrazione della criminalità organizzata ad ogni livello. Un Paese con tre facce: quella degli albanesi che campano a fatica, quella delle nuove ricchezze di dubbia provenienza, quella della minoranza serba (concentrata soprattutto a nord del fiume Ibar) che rifiuta di accettare la secessione e non riconosce l’autorità di Pristina. Ad un anno dalla dichiarazione di indipendenza, il Kosovo si trova di fronte a molte incognite. La sua salvezza e quella dei Balcani in generale passa necessariamente per l’Europa. Attualmente a Bruxelles manca però la volontà di procedere con ulteriori allargamenti, l’attenzione è concentrata sulla crisi economica e su altri scenari. La crisi, tuttavia, non può essere un alibi: l’Unione Europea deve finalmente assumersi le sue responsabilità nei Balcani. Anche perché non c’è più molto tempo.

Argomenti: