Kosovo, verso la grande coalizione
Kosovo: dopo le elezioni si punta a un’alleanza tra Thaci e i seguaci di Rugova.
«Non mi aspetto un compromesso tra Kosovo e Serbia, ma rispetteremo l’agenda della troika fino al 10 dicembre. Dopo quella data il Kosovo avrà una propria agenda e prenderà una decisione sulla propria indipendenza e mi aspetto un appoggio internazionale».
Parole da premier. La prima intervista di Hashim Thaci, leader del Partito democratico del Kosovo (Pdk) uscito vincitore dalle elezioni tenutesi nel fine settimana nella provincia serba a maggioranza albanese, non cambia di un passo la linea tenuta dalla leadership politica kosovara fino a oggi. Il turno elettorale, boicottato dai serbi e dagli indipendentisti albanesi più intransigenti, non era più di una tappa intermedia. E’ l’indipendenza il punto d’arrivo, come ribadisce lo stesso Thaci nell’intervista concessa oggi all’inviato del quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, che dopo aver speso parole concilianti verso la troika di mediatori (Ue, Russia, Usa), sottolinea che «’nessuna ipotesi alternativa è davvero sul tavolo delle opzioni».
«Non possiamo aspettare fino a quando tutti i paesi saranno pronti a riconoscerci. Ho parlato con molti leader dell’Ue – continua Thaci - sono tutti dell’opinione che una decisione debba essere presa. E tutti sanno ciò che anche la Serbia sa: che l’indipendenza è l’unica soluzione».
Il tramonto del Ldk. Thaci parla da leader, ma è consapevole di come l’alta percentuale di astensioni dal voto, non solo dei serbi ma anche di tanti albanesi, significhi una cosa sola: il tempo è scaduto. Sembra sempre più probabile quindi che si vada verso un governo albanofono di grande coalizione, incaricato di gestire la promessa transizione verso il divorzio dal governo di Belgrado.
I riflettori quindi, in attesa del 10 dicembre che, salvo ‘miracoli’ diplomatici, non porterà nessuna novità, si spostano sui dati del voto e sugli equilibri interni alle forze politiche kosovare.
I dati ufficiosi del centro di osservazione non governativo Democrazia in azione di Pristina hanno assegnato al Pdk il 34 percento dei consensi, contro il 22 percento della Lega democratica (Ldk), che ha preso una batosta rispetto al 2004. Sembra proprio finito l’effetto Ibrahim Rugova, mentre i seguaci del “Gandhi dei Balcani” non sono riusciti a tenere testa al gruppo dirigente degli ex guerriglieri dell’Uck. In parlamento entrano pure tre altri partiti etnici albanesi, incluso quello del miliardario Begjet Pacolli, che era guardato con curiosità, essendo l’unico vero nome nuovo della politica kosovara e che ha preso un po’ meno voti del previsto.
L’ipotesi più probabile resta comunque quella di una grande coalizione fra il partito di Thaci e gli orfani di Rugova, sebbene con posizioni di forza ormai invertite a favore del primo. In attesa del 10 dicembre.







