La Bonino sposa Veltroni. Niente seggio a Pannella
Oggi alle 13 si dovrebbe chiudere l’accordo tra il Pd e i radicali. Anche se a Torre Argentina, sede dei Radicali italiani, ieri sera nessuno si sbilanciava: «La volontà, da parte nostra, c’è. Ma bisogna definire i dettagli». Prudenza della vigilia o segno che bisogna aspettarsi un colpo di scena? Chi conosce i Radicali invita a non dare nulla per scontato. Non sarebbe la prima volta che Marco Pannella spariglia le carte. E vero, però, che nella riunione dell’altra notte sembra essere prevalsa - e sarebbe la prima volta nella storia dei Radicali - la «linea-Bonino», cioè quella a favore dell’accordo. Non a caso il comunicato diffuso al termine della lunga direzione (sette ore di discussione) rispecchia la diarchia dei vertici: sono pronti ad «accettare la base di partenza proposta dal Partito Democratico», ma è «necessario», si aggiunge, «trasformarla in un vero e proprio accordo politico-elettorale con il segretario Veltroni». Bisogna vedere, si spiega a Torre Argentina, se il leader del Pd, che oggi incontrerà una delegazione radicale guidata da Emma Bonino, «sarà in grado di mantenere i termini dell’offerta da Bettini». I nove parlamentari in posizione eleggibile, ruoli importanti nei gruppi parlamentari e nelle commissioni, i rimborsi elettorali, il 10% di spazi televisivi.
Questo è il vero punto. Poi, sì, c’è il problema dei nomi che dovrebbero far parte della pattuglia radicale. Il codice etico del Pd vieta a chi ha già fatto tre mandati parlamentari e a chi è condannato in primo grado di essere candidato. Resterebbero fuori Marco Pannella e Sergio D’Elia. Rita Bernardini, segretario del partito, ha però spiegato che, oltre a Bonino, «ci devono essere» anche loro. A tal punto non si accettano veti che entrambi faranno parte della delegazione che incontrerà Veltroni. Il segretario del Pd, però, ieri è stato molto chiaro: «Sulle candidature ci sono regole e vincoli che riguardano il numero dei mandati e le condanne, che sono molto chiare; non credo che ci siano problemi su questo». Quanto alla presenza di Bonino nella squadra di governo che annuncerà a giorni, non ci sono problemi. «E stato un ottimo ministro come sanno tutti gli imprenditori italiani». E non è solo Veltroni a non volere Pannella e D’Elia. «Mi sembra molto improbabile che possano entrare», osserva Antonello Soro, capogruppo del Pd alla Camera. «E se insistono su questo terreno, credo che non se ne farà nulla». Al loft si respira un certo fastidio: «Ma stiamo scherzando? Il problema di Pannella e D’Elia non è stato nemmeno sfiorato nella trattativa». Una delle condizioni dell’accordo, si fa notare, è che i candidati radicali abbiano il «gradimento» del segretario del Pd. E l’opinione di Veltroni è stata chiara. «E poi ha detto di no ad Amato, a Visco, a De Mita, sarebbe complicato dire sì a Pannella». Ma i Radicali non cedono: Per Marco Beltrandi è «inaccettabile» un veto su chicchessia. Pannella fa spallucce: «Ci sono tante deroghe, se ne potrebbe fare una anche per noi». In realtà, l’anziano leader avrebbe dato la sua disponibilità a lasciare il posto. A meno che la questione dei nomi non sia un modo per alzare il prezzo o per ottenere tutto quello che è stato promesso.
La rivolta dei Teodem
Quello che è certo, in ogni caso, è che non sarà una convivenza facile. I cattoli ci del Pd hanno già cominciato a puntare i piedi. «Occorre capire in che misura l’ingresso dei radicali in un partito nuovo che ha confezionato un codice etico, uno statuto e un manifesto dei valori dopo un confronto aperto e coraggioso tra cattolici e laici, cambia le cose», ha detto Paola Binetti, capofila dei teodem del Pd. Se sono pronti a sottoscrivere codice etico e manifesto del Pd, che è la «massima posizione di incontro con la cultura laica», bene. Ma se il loro ingresso «significa la messa in discussione di quel punto di equilibrio», no. Sarebbero «inaccettabili» spostamenti dalle posizioni raggiunte. Cosa ne pensa Pannella? «Ah già i Ds, i Popolari, insomma questa roba qua ha il codice etico. Hanno tutto “etico” loro, anche il sesso etico». Se vogliono entrare nel Pd, ha messo in chiaro Rosy Bindi, dovranno sottoscrivere il programma senza cambiarlo «di un aggettivo o di una virgola».







