"La Casta": così i politici italiani sono diventati intoccabili

Di Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella - 1 maggio 2007

“Esclusi i radicali, gli unici che hanno speso sempre più di quanto poi incassavano: l’eccezione per una regola che dimostra in modo abbagliante come le forze politiche, negli ultimi anni, abbiano davvero esagerato”.

“La Casta”, di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, Rizzoli – 2007

“La Casta”, il libro di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, mira a denunciare “come una certa politica, o meglio la sua caricatura obesa e ingorda, sia diventata una oligarchia insaziabile e abbia allagato l’intera società italiana”. Tra storie inverosimili e numeri da bancarotta, di seguito abbiamo evidenziato alcuni passaggi in cui gli autori citano i radicali.

Cap. IV. Prodigi: in volo 37 ore al giorno

Da Berlusconi a Bertinotti, tutti via con gli aerei di Stato

“[…] E ogni volta polemiche a non finire, sospiri di amarezza verso i giornalisti che non capiscono, moniti verso la “demagogia che rischia di allontanare la gente dalla politica” e annunci di tagli futuri. Poi passano un paio di anni e alè, tutto da capo. Ve la ricordate la signora Sandra Lonardo in Mastella, l’“onorevola” (“Per una vita mi hanno chiamato così: proprietà transitiva con mio marito”) miracolosamente salita su su fino alla presidenza del Consiglio regionale della Campania, nell’autunno del 2006? Non si erano ancora placate le invettive per il viaggio di Vendola e lei solcava già l’Atlantico per essere puntuale al solito appuntamento.

Tutti al Columbus Day! Tutti alColumbus Day! Avranno visto troppi fumetti sulla parata di Italo Balbo nelle strade di New York, fatto sta che non c’è ottobre in cui decine e decine di politici italiani non organizzino una nuova trasvolata oceanica per sfilare finalmente tra la folla della Fifth Avenue. Vabbè lo stipendio d’oro, vabbè i portaborse e le auto blu: ma vuoi mettere il piacere di una “parade” a Manhattan?

Infilzata dai critici, Alessandrina […] disse che proprio non le capiva le polemiche sollevate da Emma Bonino. La quale, irridendo a certi governatori che “credono di essere ministri degli Esteri” e “aprono sedi di rappresentanza in altre nazioni e poi finiscono per promuovere pacchetti turistici in Paesi che non hanno neanche collegamenti con l’Italia”, se l’era presa soprattutto con la comitiva campana […] ”.

Cap. IX. Politica & Affari: Onorevoli SpA

Dalle casalinghe ai tunnel, dalle cliniche alle banche padane

“[…] Dovete sapere che fino a qualche tempo fa, grazie ai regolamenti fatti in casa, i giudici eletti in Parlamento andavano in aspettativa ma continuavano a ricevere lo stipendio e ad avanzare di grado. Ma guai a offenderli dicendo che avanzavano per anzianità: formalmente, come i magistrati ordinari […] facevano carriera per “meriti professionali”. […]

Ma se il ministro non era parlamentare come nel caso di Enrico Ferri? Bel problema. Ma lui non si perse d’animo: si diede il parere da sé. “Era consigliere di Corte d’Appello e aveva maturato l’anzianità per diventare consigliere di Cassazione” racconta Mauro Mellini, a lungo deputato radicale e nemico storico dei privilegi togati. “Faceva il ministro dei Lavori Pubblici e stese una relazione, esilarante, dicendo di aver diritto a essere promosso in quanto non aveva solo firmato atti amministrativi ma anche promosso decreti legge, come quello sui 110 all’ora o sulle cinture di sicurezza”. Auto-promozione, auto-elogio, auto-aumento di stipendio. […] ”.

Cap. X. Come puntare un euro e vincerne 180

Ma il referendum non aveva abolito il finanziamento pubblico?

“[…] Due numeri: per le elezioni Europee del 2004 i partiti speseo in tutto 87.988.791 euro, ma quando passarono alla cassa ne ritirarono quasi il triplo e cioè 248.956.810. Con un utile netto di quasi 161 milioni. Frutto di un’anomalia ipocrita e arrogante, introdotta da una legge approvata senza un battito di ciglio nel 1993 e criticata anche dalla Corte dei Conti. La quale nel suo rapporto sui rendiconti delle spese elettorali per le Europee del 1999 sottolineò l’assoluta mancanza di una “correlazione fra entità delle spese sostenute ed entità del contributo spettante agli aventi diritto”. […] L’osservazione dei giudici contabili, tanto lapalissiana quanto potenzialmente devastante, fu lasciata cadere nel vuoto. Per la fortuna della ditta politica dei Fatuzzo e di tutti i partiti. Esclusi i radicali, gli unici che hanno speso sempre più di quanto poi incassavano: l’eccezione per una regola che dimostra in modo abbagliante come le forze politiche, negli ultimi anni, abbiano davvero esagerato”. […] ”.

Fonti: