Un’agenda super-partes: la commissione Attali in Francia

Pubblicato il 24 Gennaio 2008
Jacques Attali e Nicolas SarkozyJacques Attali e Nicolas Sarkozy

Nel Giugno del 2007 ha cominciato i suoi lavori la commissione per la "liberazione della crescita francese", conosciuta anche come "commissione Attali", dal nome del suo presidente, l'economista Jacques Attali. Nicolas Sarkozy, che ha fortemente voluto la commissione, sin dal momento dell'insediamento aveva rassicurato i membri affermando che "Ciò che proporrete, lo faremo". La commissione, formata da 42 esperti, ha redatto un documento finale composto da 316 proposte.

«Un’agenda super-partes» di Mario Monti, Corriere della Sera

Jacques Attali ha consegnato ieri al presidente Nicolas Sarkozy il rapporto della sua commissione sulla «liberazione della crescita francese ». Oltre 300 proposte, ambiziose e dettagliate, formulate consensualmente da un gruppo di 42 persone molto diverse per esperienza professionale, convinzioni politiche, nazionalità. Tutti gli ingredienti, si è portati a pensare, per un ennesimo libro dei sogni. Non è detto. Insediando la commissione il 30 agosto, Sarkozy ha dichiarato: «Ciò che proporrete, lo faremo».

Ieri, ricevendo il rapporto, ha tenuto all’Eliseo un lungo discorso nel quale ha già preso posizione su molte proposte. Ha detto di condividere l’impostazione e una lunga serie di misure alle quali si è riferito specificamente. Ha anche detto di non condividerne tre. Ha annunciato per i primi di febbraio un seminario in seno al governo per mettere a punto la lista dei provvedimenti da adottare. Il presidente e il primo ministro integreranno la «lettera di missione», che guida l’attività di ogni ministro, con l’indicazione delle misure alle quali ciascuno di loro dovrà dare seguito. Tra sei mesi, Sarkozy farà il punto con la commissione Attali sullo stato di attuazione delle proposte.

Tutto ciò non garantisce ancora che il lavoro della commissione verrà davvero messo in opera e che, se lo sarà, darà i frutti sperati. Sono pero chiare la priorità assegnata, al più alto livello politico, al tema della crescita economica e la consapevolezza che occorrono riforme strutturali profonde. Esse sono destinate a creare, e il loro annuncio sta già creando, forti opposizioni in un gran numero di categorie. Si è preferito — e il presidente della Repubblica condivide questa impostazione—«urtare » molti interessi contemporaneamente, in modo che ciascuno si renda conto che tutti sono chiamati a rinunciare a privilegi, rendite, connivenze. Nell’interesse della crescita, cioè di tutti. Quando Sarkozy venne eletto, lo definii sul Corriere un «liberale colbertista». Se attuerà buona parte delle proposte che da ieri sono sul suo tavolo, diventerà nei fatti un po’ più liberale. È difficile per un francese rinunciare a una certa dose di colbertismo, e soprattutto non bisogna chiederglielo.

Ma l’importante è che un forte ruolo dei pubblici poteri si traduca nell’uso intelligente del mercato per favorire la crescita, non nella sua distorsione per favorire le rendite. Quanto all’orientamento politico, il rapporto Attali non vuole essere di parte. Il sentiero per far crescere la Francia è stretto, non c’è molto spazio per un orientamento di destra o di sinistra. Altra cosa sarà l’utilizzo da fare dei benefici della maggiore crescita se questa si verificherà. Le maggioranze che si succederanno nel tempo, di destra o di sinistra, potranno imprimere a quel punto il loro segno politico, in termini di distribuzione. Se procederà sulla strada indicata da Attali, la Francia tenderà anche a riconciliarsi con l’Europa.

Il rapporto non parla molto di Europa, ma propone alla classe politica francese un modello di moderna economia di mercato, che è quello sul quale si fondano le politiche e le regole dell’Unione Europea, modello spesso rigettato dalla Francia negli anni scorsi. Se la Francia vi si accosterà dal suo interno, per scelta propria, l’applicazione di un rapporto commissionato dal presidente della Repubblica, si attenueranno quelle incomprensioni della Francia sull’Europa, che in passato, in particolare con il no al referendum, hanno contribuito a bloccare lo sviluppo dell’integrazione europea.