La difesa di Radio Radicale, servizio pubblico e non privilegio

Di di Pierluigi Battista - 28 ottobre 2009

Il Corriere della Sera

Semplice: se non passa l’emendamento parlamentare bipartisan alla Finanziaria, Radio Radicale è costretta a chiudere i battenti. Semplice interrogativo, di conseguenza: non è forse assistenzialismo di Stato accettare che una radio non statale continui a ricevere i finanziamenti pubblici che le consentono di sopravvivere? No, se la radio in questione, quella diretta da Massimo Bordin, svolge un servizio pubblico riconosciuto e apprezzato da molti senza un euro di pubblicità. No, se la convenzione che sinora ha assicurato a Radio Radicale di andare avanti è stata applicata con scrupolo, offrendo a centinaia di migliaia di persone, ogni giorno, ventiquattro ore su ventiquattro, i documenti in diretta della politica: congressi, sedute parlamentari, convegni.

Servizio pubblico è anche quello che viene offerto da un servizio che non è nelle mani proprietarie dello Stato. Radio Radicale, nella parte vincolata dalla convenzione, non è di Stato ma, a costi contenuti e con una completezza riconosciuta anche dai più caparbi avversari del partito di Pannella, trasmette programmi radiofonici che verrebbero stritolati in una logica di puro mercato. È una radio di minoranza, ma non si era detto che non si doveva assecondare la dittatura delle maggioranze? Non si deplora ogni giorno la tirannia dell’audience? E poi, per stare nei circuiti della politica, perché passa come ovvio (malgrado un referendum contrario) che i partiti ricevano un cospicuo finanziamento pubblico e poi ci si lamenta se la radio che permette di avvicinare la vita dei partiti ai cittadini sigli un contratto con lo Stato per continuare a garantire un servizio che nessun altro, compresa la radio di Stato, è in grado di coprire? Si deve difendere Radio Radicale, non il partito di cui porta il nome (senza considerare che la rassegna stampa mattutina della radio è diventato un appuntamento imprescindibile per molti: ma questa è una questione di gusti). Un servizio pubblico e non un privilegio. L’emendamento che gli esponenti di entrambi gli schieramenti stanno promuovendo non perpetua una regalia, ma permette di lasciar sopravvivere uno strumento democratico importante. La democrazia costa. Radio Radicale costa poco. Lasciarla vivere, invece, significa molto.

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