La diretta dal "conclave" di Caserta: le ragioni della pirateria di un goliarda

Pubblicato il 12 Gennaio 2007 da Michele Lembo

La vignetta di Vincino sul Corriere della SeraLa vignetta di Vincino sul Corriere della Sera
La goliardata di Marco Pannella fa molto discutere. Giornali, televisioni, siti e blog ne parlano. Radio Radicale, collegata con il telefonino di Pannella che partecipava al “conclave” dell'Unione a Caserta, riesce a trasmettere in diretta i lavori del summit che il governo ha organizzato per fare il punto sull'attività politica e per gli indirizzi futuri. La registrazione integrale dell'incontro e l'intervento di Marco Pannella sono disponibili online.

Alcuni commentatori ed editorialisti leggono nel gesto di Pannella gli aspetti di innovazione e di libertà che esso racchiude. Scrive ad esempio Maria Laura Rodotà sul Corriere della Sera: «in qualche modo Pannella è avanti. Più avanti di altri ospiti della Reggia che al vertice (o sindrome da vertice con agenda altisonante) ha apparentemente fatto regredire». E spiega più avanti: «Il Pannella, ultrasettantenne, si è quasi qualificato per entrare nella generazione You Tube (quasi, se faceva un video col cellulare e lo metteva online diventava un eroe del Web). Ha fatto quel che fanno i ragazzi ai concerti (e ai convegni), i giornalisti evoluti quando hanno fretta, i cronisti per caso quando capitano nel mezzo di un fattaccio o di un evento. Ha mostrato come non esista solo il file sharing, la condivisione di brani audio e video; anche il vertice-sharing, finché non ti beccano, è possibile». Su La Stampa Mattia Feltri dà la sua interpretazione della condotta del “pirata” Pannella: «sarebbe stata una lunga autosepoltura dorata, non fosse stato per il sacrilego colpo democratico di Marco Pannella. Ci aveva pensato tutta notte, il Gran Capo Bianco radicale, e di buonora aveva suonato la sveglia ai tecnici di Radio radicale. Così, al momento giusto, Pannella ha chiamato la radio e la radio lo ha messo in diretta. Il resto l’ha fatto il destino, e le prime parole di Prodi, destinate alla secretazione nobiliare e invece planetariamente diffuse, sono state: “Dobbiamo parlare al Paese”. Il Paese era lì pronto ad ascoltarlo». Nel corso della giornata Pannella ricorderà: «Radio Radicale ha trasmesso clandestinamente i lavori del Parlamento fra il ‘76 e il ‘78, e da allora le tv e la democrazia sono tornate nelle Camere».

Nel corso della diretta si era sentito Antonio Di Pietro esclamare rivolto a Pannella: «Spegni quell’aggeggio!». Pannella gli aveva risposto: «Ma piantala di usare questo linguaggio da poliziotto, piantala e occupati dell’Italia dei valori, pensa a De Gregorio, che al resto penso io», «statte accuorto…». Qualche ora dopo il ministro Di Pietro rilascia una dichiarazione alle agenzie di stampa che poi viene pubblicata anche sul suo blog antoniodipietro.it. «Sono dell’idea, - scrive tra l’altro Di Pietro - e anche disponibile a realizzarla, che ogni riunione del Consiglio dei Ministri debba tenersi in una casa di vetro, anzi sulla pubblica piazza. Ma il problema è, e resta, un altro: non è possibile che qualcuno di nascosto intercetti le conversazioni altrui, addirittura quelle del Governo, senza chiedere il permesso. Nel corso del vertice di Caserta ho posto un problema politico che non puo’ essere derubricato alla solita bravata di Pannella. Oggi abbiamo discusso di politica economica, ma cosa sarebbe accaduto se in quel momento fossero stati in discussione, ad esempio, problemi esiziali per la sicurezza del Paese?».

Rassegna stampa

Mattia Feltri, La Stampa: Pannella scardina il silenzio stampa

Maria Laura Rodotà, Corriere della Sera: E Marco-You Tube bruciò i colleghi fermi a Ecce Bombo

Mario Ajello, Il Gazzettino: Super Marco il sabotatore della Reggia

Fabrizio Roncone, Corriere della Sera: Pannella, diretta-pirata sulla radio Di Pietro all’attacco: il reo è lui

Ed è Marco Pannella stesso, il giorno dopo, ancora da Caserta, a spiegare le “ragioni della pirateria di un goliarda”. «Sono stato ‘Principe della Goliardia’. - spiega Pannella in un comunicato -. La “Dichiarazione del Caffè Florian” resta tuttora una mia persistente ispirazione. Il fondo del “Rondo” , del 1954, di Aldo Garosci “Gli anziani distratti”, resta contributo necessario all’Italia di oggi e – temo – anche di domani. Il significato della pirateria di Radio Radicale, di ieri, è per me molto serio: un gesto allegro e grave volto – e atto – a kiarire e superare, per quanto possibile, un’ambiguità, una equivocità. Il Presidente Prodi ha denominato “Seminario” il cosiddetto vertice-conclave. Seminario politico, Ok! Ma, non solamente per il Ministro Di Pietro, di mestiere e di cultura Pubblico Ministero permanente, lontano anni luce da quelli di “Giudice” (e giurista!) ha ieri manifestamente confuso il seminario politico con un evento Istituzionale, di “Potere”, una sorta di maionese “Consiglio dei Ministri” e (metà) di “Gran Consiglio del Partito”. Pericolosa bizzarria. La “pirateria”di Radio Radicale, questo poteva significare anche: un’incursione “politica” per dimostrare (e colpire) il valore anti-istituzionale di questo incontro, ed esaltarne quello politico-partitico».

Cos’è la Goliardia

Dichiarazione del Caffè Florian, 1946

«Goliardia è cultura e intelligenza. È amore per la libertà e coscienza della propria responsabilità di fronte alla scuola d’oggi e alla professione di domani. È culto dello spirito che genera un particolare modo di intendere la vita, alla luce di un’assoluta libertà di critica, senza pregiudizi di fronte a uomini o istituti. È infine espressione delle antichissime tradizioni che portarono nel mondo il nome delle nostre libere università di scholari.

Questa storica definizione della Goliardia non la si ripeta supinamente, ma la si attui e la si concretizzi. Da tale definizione viene ribadita e riconfermata l’apoliticità e l’aconfessionalità della Goliardia e, quindi, degli Ordini Goliardici.

Poiché e’ solo alla luce di questa nostra assoluta libertà di Goliardi che, senza pregiudizi, e nel più assoluto rispetto per la coscienza, della libertà e dell’individualità di ognuno di coloro che entrano a far parte della nostra famiglia, possiamo affermare che Goliardia è, soprattutto, fratellanza, una sacra fratellanza dove i diversi credi politici e religiosi non hanno alcuna possibilità di creare fratture, fazioni, divisioni.

Ogni Goliarda è libero di aderire, politicamente, a questo o a quel movimento; alla Goliardia questo non interessa.

Ogni Goliarda è libero di aderire, spiritualmente, a questa o a quella fede religiosa, ed è anche libero di proclamarsi ateo (purché creda almeno in Bacco Tabacco e Venere): alla Goliardia questo non interessa.

Politica e religione sono due campi estranei alla Goliardia.

La Goliardia dice: “Sei libero. Usa di questa tua irrinunciabile libertà come meglio credi e secondo la tua coscienza di uomo libero”.

La Goliardia possa eternamente durare in barba ai mestatori ed agli arrivisti, ai politicanti ed ai commercianti, ai filistei ed ai missionari di fede affinché coloro che verranno dopo di noi possano sempre definirsi e proclamarsi, con antica e sempre nuova fierezza, “servi unius nostrae libertatis”»