La lettera di Giorgio Napolitano al Sole 24 Ore sull'emergenza rifiuti

Di Giorgio Napolitano - 23 maggio 2007

Caro Direttore,

raccolgo le preoccupazioni e l’invito che Guido Gentili mi ha rivolto dall’autorevole tribuna del suo giornale.

Fin dal giugno dello scorso anno, poco dopo l’inizio del mio mandato, in occasione della mia prima visita a Napoli, sollecitai, di fronte al penoso trascinarsi dell’emergenza rifiuti, “un’azione risoluta - senza cedere alla disinformazione e alla demagogia - contro cieche resistenze a decisioni improrogabili e contro palesi illegalismi”.

Da allora molti sforzi sono stati compiuti, da parte del Commissario nominato dal governo, e alcuni risultati sono stati acquisiti: ma non in misura sufficiente a evitare che la situazione si aggravasse fino al punto da risultare ormai “tragica” come l’ha definita il sindaco Iervolino.

E dunque ora - non solo da napoletano che vive l’angoscia della sua città, ma nella consapevolezza delle responsabilità che mi competono nell’interesse generale delle popolazioni e delle istituzioni - desidero rivolgere un estremo energico appello.

Lo rivolgo alle autorità di governo perché si proceda senza alcun ulteriore tentennamento all’attuazione del decreto sottoposto alla mia firma l’11 maggio scorso. Lo rivolgo a quanti, investiti di funzioni parlamentari, fanno ostacolo alle scelte individuate nel decreto. Lo rivolgo agli amministratori locali, a quanti tra loro, in nome di ragioni particolari anche comprensibili, alimentano polemiche e capeggiano contestazioni. Nulla può coprire un complessivo, fatale ritardo - provincia per provincia - nell’indicare soluzioni valide per un problema elementare e vitale che solo in Campania è rimasto irrisolto fino a dar luogo a rischi gravissimi per la collettività.

E rivolgo infine il mio appello ai cittadini della mia regione: non è il momento di un processo alle responsabilità, non è il momento di abbandonarsi a ogni sorta di timori e di chiusure respingendo decisioni divenute oggi indispensabili e senza concrete alternative se non si vuol vedere Napoli e la Campania precipitare in un disastro ecologico e sanitario, con pesanti ripercussioni sulle prospettive dell’economia e del lavoro. Per non parlare di assurdi atti di vandalismo, che possono solo innescare ulteriori rischi per la sanità pubblica.

Faccia ciascuno la sua parte con senso di responsabilità. E si faccia sentire com’è necessario - anche a tutela dell’immagine del paese - l’autorità dello Stato.