«La pigrizia riproduttiva dell'Occidente». Veronesi prospetta un futuro bisessuale
Capalbio. Scusa Umberto ma ho incontrato qui un gruppo di villeggianti milanesi che ti avevano ascoltato nella bella villa di un assicuratore dove avevi prospettato loro un futuro bisessuale per tutta l’umanità. Questi bravi milanesi erano, nello stesso tempo, perplessi e turbati. Vuoi spiegare anche a me questa storia? «Non è una cosa così semplice…». D’accordo, ma in parole povere e comprensibili anche a un modesto laureato in legge. «Allora, per un laureato in legge, posso partire dal fatto che si è registrato, nel mondo occidentale, un calo di spermatozoi nella popolazione maschile. Questo è un fatto che dipende da cause ormonali». Cioè? «Cioè la ipofisi che controlla le ghiandole che producono ormoni androgeni ne stimola una produzione sempre minore per effetto dell’evoluzione, delle condizioni di vita dell’uomo, che non necessitano più di una intensa aggressività fisica per la sopravvivenza : caccia, guerra, etc». Guerre ce ne sono sempre, anzi… «Sì ma sono guerre sempre più tecnologiche che non necessitano di aggressività fisica, anche se hanno un carattere sempre più distruttivo». Mi par di capire che, praticamente, questo processo sia cominciato con l’invenzione della polvere da sparo e delle armi da fuoco. «Esattamente, perchè si tratta di processi a lungo termine anche se, come sembra avvenire ai nostri giorni, trovano poi una accelerazione in determinati periodi finali». Ma tutto questo cosa c’entra con la bisessualità? «Beh, l’uomo viene perdendo le sue “caratteristiche maschili” più rozze e tende a trasformarsi in una figura sessualmente ambigua. D’altronde anche nelle donne si sta verificando lo stesso processo e l’ipofisi femminile stimola sempre meno la produzione di ormoni estrogeni». Quindi uomo e donna tendono ad assimilarsi in un unico modello. «Sì e si va determinando, per adesso solo nel mondo occidentale, una “pigrizia riproduttiva”». Ma questo può comportare addirittura la scomparsa dell’umanità. «No! Perchè l’umanità può riprodursi anche senza passare attraverso i metodi tradizionali. Per esempio attraverso i vari sistemi di procreazione assistita o addirittura con la clonazione». Allora le donne si riprodurrebbero da sole? «Sì, teoricamente è possibile». E la maggior parte degli individui si collocherebbe in un’area di mezzo tra uomo e donna. Mi viene in mente Maeterlinck. «Certo, La vita delle api. In qualche modo si potrebbe ipotizzare, in un lontanissimo futuro, una società organizzata come un alveare con la massa prevalente dei suoi membri praticamente asessuata e fasce limitate addette alla riproduzione». Per i tradizionalisti come me sarebbe dunque previsto il triste destino dei fuchi: uno solo di loro riesce, peraltro morendo, a fecondare l’ape regina, tutti gli altri, quando ritornano all’alveare, sono scacciati dalle api operaie e destinati a morire di fame. «Non preoccuparti, nell’uomo, a differenza che negli insetti, esiste una capacità di autocoscienza che noi chiamiamo genericamente intelligenza che produce, al di là delle reazioni fisiologiche, anche reazioni sentimentali». Parli della grande avventura della vita, cioè dell’amore? «Esattamente, perchè al di là del progresso della scienza, e in particolare della medicina, esiste il progresso di quello che potremmo chiamare “sensibilità umana”». Ecco qua, ci si riaggancia al discorso dell’omosessualità di massa che ha così turbato i nostri amici milanesi. «Non direi proprio omosessualità, direi con più precisione bisessualità. Al momento che l’atto sessuale non ha più un contenuto fecondativo esso diventa un gesto di affetto che non è importante se viene praticato tra persone di sesso diverso o meno. Naturalmente le api operaie, che sono insetti, non hanno “l’intelligenza” degli uomini, allora esauriscono la loro vita nell’azione ma noi abbiamo anche la possibilità del pensiero e quindi possiamo immaginare per esempio una società futura che progredisce e non resta statica come quella delle api. All’epoca di Maeterlinck le dottrine collettivistiche ipotizzavano “società alveari” che poi sono fallite come abbiamo potuto constatare». D’altronde gli studi genetici cambieranno molto le cose. È vero che è possibile un aumento sostanziale della vita media dell’umanità? «Già adesso, intervenendo sul gene P66…». Cioè eliminandolo. «Esattamente, perchè questo gene presiede alla ossidazione delle cellule e intervenendo si può ipotizzare, ripeto, già adesso, una vita media che si allunga intorno ai 120 anni». Sarebbe un disastro per l’Inps. «Anche qui non parliamo dell’oggi nè dell’immediato domani, ma gli studi scientifici che ci hanno portato a questi risultati ci riserveranno molte sorprese. La tecnologia farmaceutica farà il resto». Speriamo non faccia il resto il nostro Parlamento, che ha già bloccato in molti casi. come per la legge sulla fecondazione assistita, gli sviluppi della scienza. «Siamo in un Paese scientificamente ritardato dove la scienza è scarsamente finanziata e, talvolta, persino legalmente impedita. Ma il mondo va avanti, per fortuna, anche fuori i confini del nostro Paese». Allora, per concludere, possiamo rassicurare i nostri amici milanesi, che erano tanto preoccupati, che per ora non c’è un pericolo di omosessualità di massa.


