La polemica di Ki-moon e la stampa italiana ed internazionale
Altre pagine di questo documento:
- Il G8 a L'Aquila
- La polemica di Ki-moon e la stampa italiana ed internazionale
- "Cambiamenti climatici e ambiente"
- "Economia Mondiale"
Le osservazioni della stampa internazionale
In seguito agli accordi presi il primo giorno sulle importanti questioni ambientali si sollevano le prime polemiche che vengono direttamente dal Segretario Generale delle Nazioni Unite. Ban Ki-moon ritiene infatti che il patto raggiunto in sede G8 non e’ tanto ambizioso quanto in realtà ci si doveva aspettare. Egli afferma che “le politiche in merito alla questione ambientale che sono state annunciate fino ad ora non sono sufficienti”. Impegnarsi su questo frangente “e’ un imperativo morale e politico e una responsabilità storica, per il futuro dell'umanità e dello stesso pianeta terra”.
Le otto nazioni che fanno parte del G8 si trovano in accordo sull’obiettivo di ridurre l’emissione dei gas serra entro il 2050 e iniziare a favorire investimenti per la creazione fonti di energia rinnovabili. Non sono d’accordo pero’ quelle nazioni che non sono dentro il circolo degli 8 potenti del mondo. Mentre per queste nazioni il patto e’ vincolante, per India e Cina non lo e’ e quindi esprimono disaccordo e prendono le distanze. Questi due paesi ribadiscono la necessita’ di “prendere in considerazione le diverse condizioni dei paesi emergenti e in via di sviluppo” (La Stampa).
“La Cina, ha spiegato è attivamente impegnata ad affrontare il grave problema dei cambiamenti climatici nel rispetto del Protocollo di Kyoto e svolge un ruolo costruttivo per tradurre in pratica la roadmap di Bali. Ma, ha aggiunto, rimandando ad un recentissimo documento della Commissione governativa sullo sviluppo nazionale e riforme, la Cina ‘ha ancora una lunga via da percorrere sulla strada dell’industrializzazione, urbanizzazione e modernizzazione. La sua attuale forma di approvvigionamento energetico legato ad un mix di sorgenti dominato dal carbone non può cambiare in tempi rapidi, rendendo il compito di controllare e ridurre le emissioni di gas serra più duro e difficile’”.
Il sito della BBC, in un articolo intitolato “Caos e carità nella politica”, mette in evidenza come nelle sedute del G8 siamo sulla strada di “persuadere i membri del G8 a spendere 15 miliardi dollari per aiutare gli agricoltori africani a coltivare vari tipi di colture invece di spedire semplicemente aiuti alimentari”. Questo tipo di intervento permetterebbe agli agricoltori di acquisire indipendenza senza essere più dipendenti dalle derrate alimentari inviate periodicamente dai paesi occidentali. L’articolo continua affermando che questo potrebbe essere uno dei pochi traguardi raggiunti durante questo summit, infatti “in merito agli altri due temi della conferenza, l’economia globale e i cambiamenti climatici, i progressi saranno più modesti”. Infatti non tutti si trovano d’accordo sulle proposte fatte. Il dissenso della Cina infatti e’ considerato come una sconfitta dato che esse produce una consistente quantità di gas che favoriscono l’effetto serra.
L’articolo della BBC mette anche in evidenza che la Germania potrebbe non trovarsi d’accordo nel continuare ad elargire stimulus packages. “Ci potrebbe essere presto ritorno ad una vita economica normale caratterizzata da prudenza finanziaria e da budgets propriamente bilanciati”. Al contrario gli Stati Uniti e l’Inghilterra affermano che non c’e’ tempo per “togliere il piede dall’acceleratore” degli stimoli finanziari e che questo e’ il momento buono per spingere nella direzione di una ripresa economica.
Il settimanale americano The Nation, in un articolo intitolato “75.000 bambini moriranno durante il G8: Carita’”, mette in primo le parole di Adrian Lovett, direttore di Save the Childrean: “Più di 75000 bambini moriranno durante i tre giorni di G8… I leader del G8 in molte occasioni hanno fatto delle promesse che non sono stati capaci di mantenere; questo anno devono dimostrare il loro impegno nel salvare le vite dei bambini” dei paesi con gravi crisi economiche.
Le osservazioni della stampa italiana al G8
In seguito alla seconda giornata del G8 del 9 luglio 2009, come fa notare un editoriale di Panorama intitolato G8 o GPinocchio a cura di Pino Buon Giorno, “la parola che viene ripetuta maggiormente e’ Accountability. Ossia la necessita’ di dover essere capaci di far seguire i fatti alle grandi promesse fatte in sedi istituzionali come quelle del G8. L’Istituto Affari Internazionali (IAI), alla vigilia del G8 dell’Aquila, ha ospitato un seminario nel quale si analizzavano la percentuale di promesse, fatte in sede istituzionale da capi di stato, che sono state in seguito mantenute. Stefano Silvestri, presidente dello IAI, sintetizza: “Un’analisi condotta dal G8 Research Group, centro dell’università di Toronto che si e‘ specializzato fin dal 1996 a studiare questo tipo di vertici internazionali, mostra che negli ultimi 2 anni le promesse sono state soddisfatte solo al 16%, mentre in precedenza si era raggiunta la media del 50% circa”. Per come il G8 si struttura e per le aspettative che si concentrano attorno a questo evento esso sembra condurre ad una moltiplicazione di promesse che poi difficilmente possono essere mantenute. Silvestri afferma che “Si creano grandi aspettative alle quali i leader si sentono in qualche modo obbligati a rispondere. Pero’ queste stesse autorità di governo sanno che le promesse non equivalgono ad impegni precisi”.
Pagella degli impegni mantenuti dalle nazioni appartenenti al G8. Pubblicata nel luglio del 2009 da IAICome conferma delle parole di Stefano Silvestri, il Foglio, in un articolo intitolato “Perché l’accordo sul clima del G8 in realtà non e’ un accordo”, fa notare un’affermazione del presidente degli Stati Uniti Obama: “Sul clima abbiamo la responsabilità’ delle generazioni future. Per questo i paesi più grandi devono dare l’esempio. Oggi abbiamo raggiunto un un consenso storico, ma da qui alla Conferenza di Copenhagen verranno negoziati obiettivi concreti”. Si presenta quindi forte la necessita’ di stabilire punti concreti dato che “Il G8 e’ riuscito solamente a produrre dichiarazioni di intenti” che pero’ non hanno seguito fatti concreti.
Un altro elemento di incertezza e’ inerente ai criteri di appartenenza al ristretto gruppo degli 8 grandi potenti della terra. Il presidente Dominique Strauss-Khan del Fondo Monetario internazionale afferma “Non so più se mi trovo a un G8, G14, G20 o cosa”. Questo a causa delle molteplici convocazioni e accrediti fatti a paesi esterni al club del G8. Il Manifesto, in un articolo intitolato “la crisi che non c’e’”, afferma: “Brasile, Russia, India e Cina. Insieme hanno quasi 2,5 miliardi di abitanti. Un reddito pro-capite ancora insignificante e una ridistribuzione dei redditi ancora più infame di quella ‘nostrana’. Ma anche una classe media in espansione che rappresenta un serbatoio per la domanda mondiale di beni di consumo. Insieme hanno la forza di dire di no a proposte apparentemente assennate. Tipo quella dell’inquinamento che - sostengono - va misurato in termini pro-capite e non globale”.
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