Anni '80. Dinanzi al crescente debito pubblico e l'aggravarsi della crisi economica, la proposta di Marco Pannella di riformare il sistema partitico
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- Anni '80. Dinanzi al crescente debito pubblico e l'aggravarsi della crisi economica, la proposta di Marco Pannella di riformare il sistema partitico
Con il crescente debito pubblico e l'aggravarsi della crisi economica e della giustizia degli anni Ottanta, la proposta di Marco Pannella di riforma anglosassone, uninominale, e di unione delle forze laiche e democratiche. Il confronto con i partiti laici.
Marco PannellaLa proposta di Marco Pannella
“Per una nuova forza sociale e politica”, di Marco Pannella (AVANTI!, 14 gennaio 1986)
«Gli ottocentomila miliardi di debito pubblico consolidato, la cinquantina di milioni di debito a testa per ogni cittadino della Repubblica, neonati e disoccupati inclusi, non sono ormai più solo il prodotto di una politica irresponsabile, ma conseguenza obbligata di una struttura politica, istituzionale, economica e sociale che di per sè crea e aggrava quel debito, questa bancarotta sempre più fraudolenta.
Solidarismo clericale e pseudo-cristiano, statolatrismo peronista e pseudo-rivoluzionario della sinistra dominante e del sindacato trasformista e demagogico, assistenzialismo e clientelismo dell’immenso esercito burocratico e parastatale della partitocrazia, tutti uniti contro le esigenze dello Stato di Diritto e della democrazia politica e parlamentare, tutti estranei e nemici degli ideali liberali e del socialismo fabiano o riformista, hanno rappresentato gli ingredienti che ci hanno portato e ci inchiodano in una prospettiva di disastro, tanto più grave quanto più ignorata, negata, nascosta.
L’imprenditorialità - anch’essa - ciancia di liberismo, e pratica legge della giungla contro il possibile affermarsi di una economia di mercato, e essa per prima impone una politica economica interventista e protezionista allo Stato, scaricando su un ceto politico che comprensibilmente disprezza responsabilità che il pudore consiglierebbe piuttosto di condividere nel silenzio, se non nella liberazione autocritica.
[…] Ma se questo del debito pubblico consolidato deve essere il tema massimo di impegno del governo della nostra società (e proprio per questo, di tutt’altro ci si occupa e su tutt’altro si discute concretamente, in termini di programma) è perchè senza una Riforma istituzionale e una nuova classe dirigente il regime italiano non potrà risolverlo. […]
La crisi è per certi aspetti comune - nell’immediato - ad altri paesi occidentali di democrazia politica. Ma in nessun altro paese questa crisi è qualitativamente così grave da dover coinvolgere, come un’altra faccia della stessa medaglia, ogni aspetto del Diritto in particolare ma non solo della Giustizia in tutte le sue branche: amministrativa, civile, penale. […]
Il collante di questa vera e propria macchina che va alla propria rovina e vi porta i suoi abitanti sono i partiti, l’attuale “sistema” partitico. Partiti che si gloriano spesso di “venire da lontano”: di venire, addirittura anche sul piano della continuità statutaria o giuridica, formale, da secoli o mezzi secoli. Si gloriano di un’età che è invece mostruosa, e che dimostrano, per la verità, al di là delle cosmesi, tutta. […]
E’ indubbio, comunque, che così come sono, non siano in grado di affrontare il problema-flagello che abbiamo scelto in questa occasione di adottare come problema-emblema della politica e della società italiana (e, in parte, di altri stati europei).
Allora “riformiamo” i Partiti, “questi” Partiti. Un pò come si “riforma” al servizio di leva. Riformiamoli tutti, assieme e d’imperio. D’imperio democratico, naturalmente […]. Passiamo alla Riforma del sistema elettorale, adottando quello uninominale secco, anglosassone. Chi arriva prima, combattendo ad armi legali pari, è l’eletta, e basta. Così i candidati saranno candidati all’elezione ed al governo, non alla candidatura e alla “rappresentanza” di un apparato o di una ideologia. […]
Sono i partiti laici, se ritrovano o puntano sul loro laicismo, che a nostro avviso dovrebbero e potrebbero puntare su questa Riforma, ed a chiedere forza storica per relizzarla ed impersonarla. Per PLI, PRI, PSDI, PSI e PR rinunciare alla difesa un pò triste e grottesca dei loro minimi averi attuali, o dell’incremento da rendita di posizione, per dar corpo a questo nuovo, significherebbe anche offrire la leva, il mezzo per affrontare in termini storici immediati, in termini politici reali il problema di una “forza sociale, politica e civile ” per l’asportazione necessariamente traumatica del tumore del debito pubblico, con tutte le sue metastasi e anche le sue cause cancerogene […]».
“Mi iscrivo al polo laico”, di Marco Pannella (IL MESSAGGERO, 20 novembre 1986)
«[…] Come in tempi lontani (quelli drammatici e gloriosi del divorzio e delle grandi lotte civili degli anni 60 e 70) vorrei riservare ai lettori del “Messaggero” una notizia finora inedita, e che mi sta a cuore: sto per inviare la mia richiesta di iscrizione ai segretari del Psi, del Pli, del Psdi e del Pri. Considero sempre più uno sperpero e un errore imperdonabile e intollerabile le separatezze, comprensibili ma sciagurate e ingiustificate, tra queste forze. Vi sono più differenze non soltanto all’interno della Dc e del Pci, ma anche all’interno dei grandi partiti britannici, americani, tedeschi, di quanto non ve ne siano tra radicali, socialisti, socialdemocratici, liberali e repubblicani in Italia. Con questa iniziativa, che non è provocatoria, ma ragionevole e seria, io intendo affrontare una scadenza, quella della più che probabile chiusura del Pr, tra sei settimane. Poco più che ventenne fui nelle università italiane presidente dell’Ugi, una grande organizzazione e forza etico-politica che univa tutti i democratici laici, a cui si unirono, proprio per nostra iniziativa, socialisti e comunisti. Con la Lega per il divorzio, insieme a Fortuna, Mellini e pochi altri, ci riuscì, sul piano politico, la stessa operazione. I Croce, i Salvemini, i Matteotti e Turati, Nenni, Parri, La Malfa, Rossi, Pannunzio, Lombardi, appartengono alla stessa storia, agli stessi valori, sono parte comune nel retaggio e nelle speranze. Mi rifiuto di continuare a viverli come radici di divisione e di caos […]. Io sono un laico, un liberale, un democratico, un socialista, un repubblicani, termini che, nell’essenziale, sono una sorta di sinonimi, con la pretesa di qualcuno di considerarli invece una sorta di quattro o cinque vangeli diversi. Ma né laici, né i democristiani, né i comunisti sono forze del presente o dell’avvenire, sono solamente i residuati, le rovine, pur nobilissime, del passato […]».
«[…] Vorrei subito dirvi che io penso, voglio, spero, di far parte a giugno di una lista europea, federalista europea, laica, nel collegio italiano che subito dimostri la sua forza concreta, grande, immediata in Italia, e a Carrara, a Londra. […] Assegnare all’Italia, a questa Italia, assegnare a noi il compito di portare il 20-25% della politica britannica, quella europeista, in Parlamento europeo con la nostra organizzazione: questo è essere federalisti, questo è essere giovane europa e non vecchia europa delle frustrazioni e dei lamenti delle attese e delle “intese” che non finiscono mai.
Io mi auguro di essere l’eletto, non solo il candidato, di un progetto politico in corso di perfezionamento e di realizzazione. Io mi auguro che gli Italiani siano chiamati a votare per sostenere la nascita - decisa e calendarizzata - della federazione laica (e non della confederazione) o del Partito democratico nel nostro paese. […] E io vorrei che affidassimo il compito di stabilire come far questo a livello di statuti, come fare in pochi giorni quello che non si è fatto in quarant’anni, a Giovanni Spadolini, a Bruno Visentini e a Randolfo Pacciardi oltre che ovviamente a Malagodi e Valitutti. Ma qui dobbiamo fare in alcune ore quel che non abbiamo fatto finora, forse perché non era possibile o perché non c’era sufficiente volontà quarant’anni fa, quando questo costituiva il tormento quotidiano di Ugo La Malfa e di tutti noi con lui […]».
Le reazioni del mondo politico
Dopo l’intervista di Marco Pannella pubblicata dal settimanale l’Espresso il 27 febbraio 1989 in cui parla dell’importanza della federazione laica per prefigurare un modello nuovo di partito, a partire dalle europee di giugno ‘89, intervengono a Radio Radicale esponenti e commentatori politici (NOTIZIE RADICALI del 28 febbraio 1989)
Tutte le interviste (NOTIZIE RADICALI del 28 febbraio 1989)
Intervista a Massimo D’Alema (direttore de “L’Unità”)
Antonio Cariglia (segretario nazionale Psdi)
«Con la sua intervista, Pannella ha buttato una sorta di macigno nello stagno, ponendo all’attenzione dell’opinione pubblica e dei partiti, il problema della necessità della riforma del nostro sistema politico. Pannella giustamente sottolinea la necessità della presenza socialdemocratica per avviare il processo verso l’alternativa laica e riformista. Se il tentativo di costituire una federazione laica andasse in porto, manderei un telegramma di congratulazione, perché lo ritengo un fatto molto positivo. L’esempio francese dimostra che il contributo delle forze laiche, insieme a quello socialdemocratico, è fondamentale per arrivare ad un grande “rassemblement” democratico, riformista, socialista e laico per l’alternativa.
Ma vi faccio, di cuore, un augurio di successo».
Luigi Covatta (senatore Psi, sottosegretario)
«La prospettiva dell’alternativa si è ulteriormente rafforzata, tanto è vero che la Dc comincia ad averne paura. Non so però quali forze laiche siano effettivamente disposte all’alternativa e quali no. Per l’alternativa sono certo necessarie altre forze oltre a Pci e Psi, non necessariamente forse quelle che si aggregheranno in un cartello elettorale che mi sembra improbabile. Ma la prospettiva dell’alternativa passa per una ristrutturazione del sistema politico, e tutto quello che va nel senso di una semplificazione degli schieramenti è favorevole a questa prospettiva. Dunque, indirettamente, anche il polo laico».
Salvatore Valitutti (presidente del partito liberale)
«L’accordo fra le forze di tradizione laica va visto come un’iniziativa che dovrebbe essere la cellula di una nuova aggregazione di fradio radicalforze politiche schiettamente democratico liberali, quindi la costituzione di un terzo polo.
L’operazione non la si può ridurre ad un accordo elettorale. Anzi, c’è il pericolo che, riducendo questa operazione ad un accordo puramente elettorale per le Europee si finisca col sabotarla. Secondo me ci sono tutte le condizioni per far sì che questo tentativo di ampia intesa, di ampia prospettiva abbia luogo. C’è il timore che alcuni vogliano questo operazione come puro accordo elettorale. Ma costoro non si avvedono di scegliere, magari, un’operazione tatticamente vantaggiosa, però sacrificando il disegno strategico dell’intesa».
D. Secondo lei è indispensabile il ruolo dei radicali nella Federazione Laica?
«Io ritengo che, o ci sono i radicali e allora si può fare questa operazione a vasto raggio, ma se non ci sono i radicali e, soprattutto, se non c’è Marco Pannella, è difficile farla».
D. Come si potrebbe dare questo ampio respiro politico all’operazione fra i laici? Per esempio, convocando sin d’ora per il 1· luglio, la Costituente della federazione laica?
«Certamente, qui ci vogliono iniziative audaci; qui ha ragione Pannella. Bisogna muoversi con scaltrezza e coraggio».
Giorgio La Malfa (segretario Pri)
«Non credo che quanto detto da Altissimo nella sua intervista sulla Stampa rappresenti uno stop per la nostra iniziativa comune, io credo che la faremo, nulla è cambiato. Per quanto riguarda i radicali sapete che non si tratta di negoziare con il pr in quanto tale che non si presenterà alle elezioni, ma si tratta di coinvolgere esponenti di questo partito, in fatti alcuni di loro si dirigono verso il PSDI, altri verso le liste verdi. Prima però concludiamo le cose col pli, facciamo un documento comune, qualcosa, poi vediamo con i radicali.Certo, quando Pannella parla di una federazione, mi sembra forse troppo presto per il paese, prima occorre veder quali segnali verranno ai primi passi di maggiore intesa, di maggiore vicinanza».
Piero Ostellino (politologo)
«L’ipotesi di federazione laica è strategicamente interessante. Ha ragione Pannella nel dire che non può ridursi ad un mero patto elettorale. Ascolto sempre con interesse il mio amico Marco, perché quello che dice ha una forte connotazione libertaria, e io sono un liberale con forti connotazioni libertarie. Mi pare che l’Italia si stia riducendo ad una palude dal punto di vista intellettuale, culturale e delle libertà civili, perché le risorse economiche hanno una prevalenza assoluta sulle risorse politiche. La questione morale non è solo quella del ministro che ruba, è ben più grave: c’è una immoralità delle scelte collettive. Le politiche pubbliche sono immorali perché privilegiano certe categorie sociali, in termini di opportunità politiche e quindi di libertà. Liberali e repubblicani devono decidere se continuare ad accontentarsi di una modesta spartizione delle spoglie, continuando a far parte di questo blocco di potere e abdicando alla loro funzione libertaria. Se la federazione laica partirà da questi presupposti, sarò ben lieto di battermi a suo favore».
Angelo Panebianco (politologo)
«Condivido come sempre i fini, gli obiettivi che Pannella propone alle forze politiche italiane. Il titolo stesso dell’ intervista, “Un’alleanza all’inglese”, rende lo spirito dell’impostazione di Pannella e su questo, da parte mia, non può esserci che consenso. Pannella ribadisce con forza e coerenza le idee che sono da sempre le sue, è vero, come dice lui stesso, che - ad esempio rispetto al Pci - lui non si è spostato di un millimetro e che semmai sono stati gli altri a cambiare posizione.
Quanto alla federazione laica, ho molti dubbi che possa andare oltre il mero cartello elettorale, perché mi sembra che le differenze siano molte, e che a tenerli insieme sarebbe soprattutto la paura di Craxi, che forse non è sufficiente. Per altro, condivido in pieno l’analisi della politica craxiana che fa Pannella, e credo che per batterla o arginarla l’allenza laica sarebbe preziosa, ma sono scettico sulle sue concrete possibilità, soprattutto con questa legge elettorale».
Paolo Armaroli (costituzionalista)
«L’ipotesi di alleanza laica mi sembra positiva, soprattutto in termini di semplificazione del quadro politico, e per impedire i rischi di fagocitazione di alcune di queste forze da parte socialista o democristiana. Sarebbe importante, lo sottolineo, che questa semplificazione avvenisse anche a prescindere da riforme elettorali, clausole di sbarramento e simili. E sarebbe importante per offrire agli elettori stretti nel bipolarismo Dc-Psi, un’alternativa».
Il polo laico alle elezioni europee
“L’effetto Pannella sul polo laico”, di Gianfranco Spadaccia (IL GIORNO, 26 giugno 1989)
«[…] Questo calo pressoché generalizzato dei liberal-democratici non può non essere messo in relazione alla contemporanea avanzata delle liste verdi. Ed è difficile non riconoscere che il voto d’opinione liberaldemocratico è stato la prima vittima dell’ondata verde […].
Oggi, dopo la sconfitta, può risultare più facile all’interno del pri e del pli ricercarne nel cosiddetto “effetto Pannella” le cause. Ma è solo un tentativo un po’ goffo di esorcizzarle. Intanto perché è inconfutabile che lì dove l’effetto Pannella ha avuto la possibilità di dispiegarsi, nel Sud dove è stato candidato sia pure al secondo posto, la sua presenza ha prodotto un aumento e non una diminuzione di voti. E poi perché, se le aperture di La Malfa e Altissimo avevano un senso, era proprio nel cercare di rafforzare il “laicismo istituzionale” di pri e pli con quello che la “Voce repubblicana” ha definito in maniera dispregiativa “movimentismo”, ed è stato invece nell’arco ormai di un ventennio straordinaria capacità di lotta politica laica e riformatrice.
A me sembra che pri e pli, superando le prime comprensibili reazioni emotive, dovrebbero almeno prendere in esame l’ipotesi che il primo esperimento elettorale di questa convergenza politica abbia incontrato un insuccesso non perché si è fatto tardi e male, con poco coraggio e poca determinazione, seminando per ogni dove dubbi politici e facendo liste che sembrano concepite non per sommare e magari moltiplicare ma per dividere e respingere una parte dei consensi elettorali che potevano riconoscersi in ciascuna delle tre componenti. Altro che effetto Pannella, che allontanerebbe i voti moderati! Si leggano bene i risultati e ci si accorgerà che fin dall’84/85 pri e pli avevano cominciato a estraniarsi il voto giovanile e ambientalista. Che vale allora lamentarsi di una “disseminazione” radicale che si conosceva e che era coerente con le scelte compiute dal partito radicale di trasformarsi in partito transpartitico e transnazionale? Ma anche se fosse stato possibile, nessun protezionismo del partito radicale avrebbe potuto garantire trasferimenti automatici di voto radicale. Per un elettorato mobile e critico questi trasferimenti possono essere solo il prodotto di una forte iniziativa politica. Su questo fronte (che caso mai stato favorito dal partito radicale, non penalizzato), l’iniziativa politica, non certo per colpa di Pannella, è stata inadeguata o addirittura inesistente.
Guardare indietro non ha senso. E sarebbe suicida dare ascolto ai miopi consigli provenienti da certi interessati tutori del pri. Oggi più che mai c’è bisogno di una forza liberaldemocratica consistente e autorevole, che comprenda e non espella il patrimonio politico radicale. A tanto maggiore ragione ce n’è bisogno se si ingrosserà ulteriormente l’ondata verde. A tanto maggior ragione è necessaria se si apriranno prospettive di alternativa politica. Bisogna dunque guardare avanti e andare avanti».
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