La religione in America osservata da Alexis de Tocqueville

Pubblicato il 26 Aprile 2005 da Federico Punzi

Altre pagine di questo documento:

  1. È l'Europa, non l'America, che si sta distanziando?
  2. La religione in America osservata da Alexis de Tocqueville

L'arco della Defense e la cattedrale di Notre DameL'arco della Defense e la cattedrale di Notre Dame
Negli Stati Uniti le diverse religioni, in fuga dalle persecuzioni del Vecchio Continente, si trovano costrette a giocare sulla difensiva, temendo e contrastando loro per prime gli interventi dello Stato nei loro ambiti. In Europa, viceversa, è lo Stato che storicamente si è dovuto difendere, arginando il potere delle chiese e sottraendo loro alcune prerogative.

“La democrazia in America” (1830) di Alexis de Tocqueville è il classico del pensiero liberale che descrive il funzionamento delle istituzioni e della società americana, ciò che aiuta lo sviluppo della democrazia e ciò che invece la mette a rischio. Ampi capitoli sono dedicati alla religione. L’America, spiega Tocqueville, fu popolata fin dagli inizi in gran parte da uomini che, sfuggiti all’autorità del Papa o ad altre persecuzioni religiose, non si sono sottomessi ad alcuna «supremazia religiosa». Ecco le radici di un cristianesimo «democratico e repubblicano». Fin dalle origini, in America, politica e religione «furono d’accordo, e non cessano di esserlo, sulla separazione delle rispettive autorità». Così non avvenne in Europa, dove la lotta per il potere tra Papa e Imperatore fu secolare. Per Tocqueville, il cattolicesimo «dispone al meglio i propri fedeli alla democrazia e all’eguaglianza, a patto che il clero, come in America, si ponga al di fuori del governo». Negli Stati Uniti non vi fu all’inizio, e non vi è ora, alcuna fede religiosa contraria alle istituzioni democratiche, mentre a lungo in Europa vi fu l’opposizione cattolica nei confronti delle teorie liberali e democratiche. Mentre in Europa «lo spirito di religione e lo spirito di libertà» procedevano «in senso contrario», negli Stati Uniti «regnavano intimamente uniti». Se la religione ha «una così grande importanza in America, ed è professata spesso con tale ardore, lo si deve proprio alla completa separazione tra Chiesa e Stato», è quanto sostiene Tocqueville.

I valori morali hanno negli Stati Uniti un gran peso nelle opinioni politiche dei cittadini e i toni forti, l’intensa religiosità americana, spaventano noi europei laici, abituati a combattere con un potere religioso che, soprattutto in Italia, non intende smettere i panni di potere mondano e di guida politico-sociale. Tocqueville era convinto che «lo stato naturale degli uomini in materia di religione» fosse quello di credere. Dove questo «stato di natura» si affievolisce o viene perduto, è a causa della «intima unione della politica con la religione». I laicisti, che sono molti in Europa, non sono che gli eredi di coloro che nell’800 il magistrato francese chiamava «gli increduli d’Europa». Essi «combattono i cristiani più come nemici politici che come avversari religiosi: essi odiano la fede più come l’opinione di un partito che come una erronea credenza; e nel sacerdote combattono assai più l’amico del potere che non il rappresentante di Dio. In Europa il cristianesimo ha permesso che lo si unisse intimamente alle potenze terrene». Le forma giuridica più emblematica che tale commistione ha assunto è rappresentata dai Concordati. Inoltre, «l’indebolimento del sentimento religioso prepara i cittadini alla servitù… In assenza di un’autorità religiosa credibile e non compromessa con i poteri terreni, sono pronti a sottomettersi ad un padrone che assicuri loro almeno l’ordine materiale».

In America dunque, la religione cristiana «ha conservato maggior potere sulle anime» che in Europa. Legando la propria autorevolezza alle leggi che regolano la convivenza civile e ai poteri terreni, la Chiesa «sacrifica l’avvenire in vista del presente e, ottenendo un potere che non le spetta, mette a repentaglio il suo potere legittimo». Ancora: «Alleandosi a un potere politico, la religione aumenta il suo potere su alcuni uomini, ma perde la speranza di regnare su tutti», di «aspirare all’universalità» e di poter «sfidare il tempo». Quando la religione «vuole appoggiarsi agli interessi mondani, essa diviene fragile come tutte le potenze terrene. Legata a poteri effimeri, segue la loro sorte e cade spesso insieme alle passioni passeggere che li sostengono. (…) Più mutevoli, instabili, volatili sono le opinioni politiche e le fazioni al potere, (com’è in democrazia n.d.r.) e più debole la religione che si lega ad essi».

«Una religione che si prende cura dell’anima degli uomini può conquistare i loro cuori, quella che urta le idee generalmente condivise e gli interesse permanenti nella massa si farà molti nemici». La Chiesa cattolica rischia così di dissipare il vantaggio che lo stesso Tocqueville gli ha attribuito nei confronti, per esempio, dell’Islam. «In questi secoli le religioni devono mantenersi più discretamente nei loro limiti senza cercare di uscirne poiché volendo estendere il loro potere al di fuori del campo strettamente religioso, rischiano di non essere credute in alcun campo. (…) Maometto ha fatto discendere dal cielo e ha messo nel Corano non solo dottrine religiose, ma anche massime politiche, leggi civili e penali e teorie scientifiche. Il Vangelo, invece, parla solo dei rapporti generali degli uomini con Dio e fra loro. Al di fuori di questo non insegna nulla e non obbliga a credere nulla. Questo soltanto, fra mille ragioni, basta a mostrare che la prima di quelle due religioni non può dominare a lungo in tempi di civiltà e di democrazia, mentre la seconda è destinata a regnare anche in quei secoli come in tutti gli altri».

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