La Serbia ha una nuova costituzione. Il Kosovo parte integrante

Pubblicato il 1 Novembre 2006 da Federico Punzi
Serbia e KosovoSerbia e Kosovo

Con il referendum che ha ratificato la nuova costituzione i cittadini serbi hanno espresso la loro volontà per una «Serbia europea», ha commentato il presidente Boris Tadic. Il Kosovo dichiarato «parte integrante della Serbia»

Ha votato il 54,2% degli aventi diritto e di questi il 52,31% si è espresso a favore della nuova costituzione. Un voto «storico», lo ha definito il premier serbo Vojislav Kostunica: l’inizio di «una nuova era per la Serbia».

La Commissione europea, ha dichiarato un portavoce, «prende atto» dei risultati e «si rallegra dello svolgimento ordinato delle operazioni di voto». L’Unione europea, ha aggiunto, «ha raccomandato alla Serbia di rivedere la Costituzione in linea con gli standard europei». Tuttavia, si fa notare, «il tema del futuro status del Kosovo è un altro problema ed è sotto la giurisdizione dell’alto rappresentante dell’Onu Matti Ahtisaari».

Da parte sua, l’inviato dell’Onu ha prospettato per il Kosovo, provincia serba a maggioranza etnica albanese, una sovranità limitata per il futuro, mentre la Nato continuerà a garantire la sicurezza: «Un nuovo stato, ultima tappa dello smantellamento della Jugoslavia, con sovranità limitata, presenza internazionale e competenze in alcuni settori importanti della vita pubblica».

Il giornale kosovaro Express ha indicato che l’Unione europea dovrà sostituire l’Onu nell’amministrazione del Kosovo, che non potrà beneficiare di un completo riconoscimento internazionale, di un seggio all’Onu, di un ministero degli Esteri e di un esercito, ma potrà firmare trattati internazionali e chiedere di aderire ad alcune organizzazioni internazionali.

In effetti, con la dichiarazione del Kosovo parte inalienabile della Serbia si è aperta una partita «che potrebbe sfociare in un esplosivo pasticcio strategico-istituzionale», ha scritto qualche giorno fa Franco Venturini sul Corriere della Sera. Luca Zanoni, dell’Osservatorio sui Balcani, intervistato da Radio Radicale analizza il voto del referendum, le prospettive di soluzione della questione kosovara e le sue ripercussioni nell’area caucasica alla luce del confronto tra Russia e Usa, il ruolo dell’Italia nell’area balcanica e la situazione politica interna serba in vista delle prossime elezioni politiche e presidenziali.

Il presidente russo Vladimir Putin, infatti, ha avvertito che se l’Occidente costituisse un precedente con l’indipendenza del Kosovo rispetto alla Serbia, la stessa cosa potrebbe fare la Russia con le enclave filorusse in Georgia.

Sulle affermazioni di Putin ha espresso la propria posizione il ministro degli Esteri Massimo D’Alema: «Credo sia sbagliato, pregiudiziale, mettere le mani avanti e precondizionare una soluzione che deve essere trovata nell’ambito del processo aperto dalle Nazioni Unite. Sappiamo bene - ha aggiunto - qual è il legame che esiste tra Serbia e Russia e non abbiamo interesse a spingere la Serbia in un isolamento che sarebbe dannoso per tutti e anche pericoloso per l’equilibrio dei Balcani».

Alla fine, ha concluso D’Alema, «l’equilibrio dei Balcani lo si troverà nell’ambito dell’Unione europea. Questa è la vera risposta che si deve dare ai rischi di frammentazione e di instabilità» dell’area balcanica.

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