Dopo la Bolognina l'intervento di Occhetto al Congresso radicale. Le lettere di Pannella al Pci e le iniziative radicali per la costruzione della Federazione Democratica
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Dopo la caduta del Muro di Berlino, il segretario del Pci Occhetto annuncia che il Pci cambia nome e invita i progressisti ad avviare una fase costituente per il nuovo partito di sinistra: la decisione al Comitato del Pci e l'intervento al Congresso radicale. L'appello di Pannella al Pci per la riforma anglosassone con l'immediata costruzione della Federazione Democratica. Il laboratorio abruzzese e l'Assemblea radicale per la Costituente Democratica.
La svolta di Occhetto e il dialogo con i Radicali
«Caro Occhetto,
una grande, vera federazione democratica va ormai concepita, creata, di essa il Partito Comunista - in quanto tale - sia inizialmente una componente essenziale e promotrice.
Questa Federazione Democratica dovrebbe, in un giro di pochi anni prestabiliti, secondo tappe e regole rigidamente determinate, dar vita al Partito Democratico, di stampo anglosassone, e per una riforma istituzionale di stesso segno. Alle elezioni di primavera occorrerebbe per tempo vagliare una strategia, allo stesso tempo articolata e semplice, probabilmente differenziata, alle Regionali, alle Provinciali ed alle Comunali, con la presentazione di Leghe Democratiche, quanto meno in un numero significativo di casi esemplari, di test di alta ambizione e tenuta. Inopportuna dunque, non necessaria, mi parrebbe la rinuncia al proprio nome da parte del PCI. Consentite ad un compagno liberale, quale io sono, forse il più avversato, di volta in volta, ma sempre, per almeno un paio di decenni, di non rendere un omaggio indebito - indirettamente ma clamorosamente - alle altre sigle, agli altri nomi della partitocrazia italiana. Forse che rispetto all’ideale di una società permeata e animata da valori cristiani la DC , partito di potere da quasi mezzo secolo, non ha pure essa fallito ? La distanza fra i suoi ideali ed il suo ‘reale’ non è men grande di quella che intercorre fra gli ideali del PCI ed il suo ‘reale’ storico […].
Un grande partito che si formi oggi non può iniziare il suo cammino che a partire dall’unica terraferma di democrazia reale che non abbia prodotto in questo secolo anch’esso, mostri e tragedie ‘inumane’: che è la terraferma liberaldemocratica, anglosassone, e non quella ’ continentale’, spesso ‘socialdemocratica’, del mondo del proporzionalismo, del partitismo, della parastatalizzazione e nazionalizzazione della società civile, dell’ideologismo, dei giacobinismi più o meno macchiavellici, eticizzanti, e quasi sempre antiliberali, romanticamente fiduciosi nella violenza, nelle guerre - civili, colonizzatrici o liberatrici che fossero.
[…] Sul ‘piano nazionale’, nel quadro di un progetto che ho cercato di delineare, potremmo in tanti aderire, penso, ad un Partito Comunista Italiano siffatto, che serbasse in tal modo, all’inizio della fase costituente con fierezza e con umiltà il suo nome. Poiché con la maggior parte dei miei compagni del PR ho avuto anche la ventura (ripeto: la ventura, la fortuna) di una vita e di scelte che costituiscono una ininterrotta, puntuale, quotidiana testimonianza di rigore e di amore democratici, che il Paese malgrado tutto conosce immagina, intuisce o ricorda, mi parrebbe giusto rivendicare il diritto-dovere d’esser con il Partito Comunista Italiano, del Partito Comunista Italiano, comunista italiano in tal modo e per queste ragioni, per questa comune, generale ‘transizione’ […]».
[…] La “velocita’ con cui vanno le cose e’ una sfida per tutti. Non si puo andare più lenti delle cose. Lenti, lentissimi, rischiano d’andare i partiti se si mostrano incapaci di interpretare il grande mutamento d’epoca che ci sta di fronte, e quegli elementi “transnazionali” - come voi da tempo avete cominciato a dire - che lo caratterizzano […].
Riforma elettorale, riforma istituzionale, riforma della politica: un grande progetto democratico e di liberta’, che puo’ essere credibilmente perseguito dai partiti che mettono in discussione la loro forma, e al tempo stesso non si omologano, non si annegano nel brodo caldo dell’attuale sistema di potere. Che mantengano vive e operanti le grandi discriminanti politiche, di valore e di principio: prima fra tutte la questione morale.
Noi comunisti italiani, come sapete, ci siamo impegnati fortemente sulla questione morale. Ma come non ricordare profeti in tempi piu’ lontani - i Gaetano Salvemini, gli Ernesto Rossi, che non puntavano il dito accusatore solo sulle disonesta’, sulle corruzioni, sulla “malasocieta’”: denunciavano gia’ qualcosa che appartiene, come un dato negativo, alla piu’ lunga storia italina: la permanenza delle classi dirigenti al potere, il trasformismo politico. Permanenza al potere e trasformismo sono al tempo stesso causa ed effetto di quell’impoverimento democratico, di quel limite alla liberta’ dato dall’assenza di alternative, dalla “impossibilita’”, esplicitamente teorizzata, di una alternativa.
Percio’, creare le condizioni dell’alternativa diventa un dovere politico, e un imperativo morale. Altro che omologarsi, integrarsi nelle vecchie classi dirigenti! Io penso che il nostro comune impegno dev’essere quello di sostituirle, di crearne delle nuove, all’altezza delle sfide che ci vengono dall’Europa e dal mondo […]
In questa battaglia nessuno basta a se stesso. Non sono venuto a proporvi fusioni o confluenze. Sono venuto (dopo le discussioni e gli incontri, che tra di noi si sono infittiti negli ultimi mesi) a ragionare di cose, per misurare e verificare i pensieri comuni, i valori che possono unire, i cammini che possono convergere.
Io non riesco a pensare la “costituente di una nuova formazione politica”, all’ordine del giorno del congresso del mio partito se non nel quadro di una piu’ grande e generale “costituente” della democrazia italiana. Sono molte le forze che oggi si ripensano e che pensano al proprio rinnovamento in termini costituenti. Voi state parlando questo linguaggio. Che si puo’ oggi ascoltare pero’ anche nel mondo ambientalista (non a caso anche li’ mi sono recato in un importante incontro) e in tanti settori del mondo cattolico. Del resto - voi lo sapete - solo chi mette in gioco se stesso conquista la credibilita’ del riformatore autentico.
Se questi processi andranno avanti, non solo si incresperanno le acque stagnanti, ma molte novita’ potranno venire a vivificare la democrazia italiana, si potranno scrivere capitoli nuovi della storia della liberta’ […]».
Il laboratorio abruzzese. Marco Pannella promuove in Abruzzo liste nelle quali concorrono esponenti radicali e comunisti
[…] Senza pregiudicare quel che potrebbe accadere dopo il congresso comunista di Bologna, sul quale è bene avere speranze ma malissimo farsi illusioni, non vedo per ora ragioni sufficienti per modificare le analisi, e gli obiettivi, che ho espresso e proposto prima delle elezioni europee, durante, e dopo. Vedo di nuovo moltissime Roma o Reggio Calabria, anche se quel che s’affaccia nella politica italiana attraverso l’Abruzzo politico costituisce una prima, concreta prefigurazione di quel che i laici, ieri, ed il Pci - pare - oggi, avevano e hanno proposto: la creazione in Italia di un nuovo, grande Partito Democratico, alternativo al regime ed al sistema partitocratico, post-comunista tanto quanto post-democristiano, post-liberale tanto quanto post-socialista».
La sua presenza all’Aquila in una lista che vede l’impegno del Pci, di ex democristiani e rappresentanti di varie associazioni, era stato presentato come un “laboratorio politico”. A campagna politica inoltrata, può confermare questa valutazione iniziale?
«Non dimentichi l’impegno e la presenza prestigiosa di socialisti come Antonello Lopardi, di repubblicani storici come Paolo Scopano, di laico-radicali come Donatella Tellini, di persone di cultura e di ecologisti di valore europeo come Visconti, oltre che di democratici cristiani come Luciano Fabiani. Ho parlato di “laboratorio abruzzese” in questo ambito di valore assolutamente nazionale, senza confronto alcuno, della lista “la genziana”. In nessun altro luogo, infatti, v’è un soggetto politico-elettorale che rompa in modo così forte, netto e positivo con la partitocrazia, con il suo sistema corrotto e corruttore. L’Aquila è oggi, dunque, al centro degli sviluppi democratici e di pulizia, della gestione morale dell’intero paese. Spero che l’entusiasmo, il coraggio, la pulizia delle donne e degli uomini di qui diano una positiva sorpresa, un incoraggiamento verso la riforma della politica e il governo civile e democratico della città a tutti».
L’Assemblea radicale per la Costituente Democratica
Alle elezioni amministrative il Pci crolla e perde il governo di molte città: nel partito si scatena l’attacco nei confronti di Occhetto e di tutti i componenti della segreteria, imputando ad essi e alla loro scelta a favore dell’abbandono della filosofia comunista la sconfitta elettorale. Marco Pannella lancia una costituente che persegue gli scopi “che il Pds ha abbandonato”.
La relazione introduttiva di Gianfranco Spadaccia
L’intervento di Marco Pannella
Resoconto del Congresso dell’Associazione radicale per la Costituente democratica
Il primo appuntamento previsto dal documento approvato dal Congresso è il Convegno - da tenersi entro maggio, promosso insieme a Forum dei democratici, Sinistra dei Club, sinistra indipendente, sinistra liberale, Movimento federativo democratico - su “Riforma delle istituzioni e Riforma di partiti”. Gli interventi di Antonio Baslini, Toni Muzi Falconi, Ada Becchi, Giacomo Marramao e i saluti inviati da Alfredo Biondi e Giovanni Moro si sono incentrati su questo obiettivo. Lo scopo del Convegno sarà quello di delineare la piattaforma e l’aggregazione della Costituente Democratica, affinchè riprendano le mosse i progetti annunciati e poi abbandonati in questa legislatura sia dai partiti laici che dal PCI-PDS, così come nella precedente legislatura era stato lanciato e poi abbandonato il progetto di una nuova forza politica riformatrice da parte del PSI.
L’altro obiettivo stabilito dal documento conclusivo è la promozione immediata di una campagna per la riforma elettorale maggioritaria e uninominale ad un turno con una correzione proporzionale, come indicato sia dal quesito referendario sul Senato sia da Dahrendorf e dalla Hansard Society di Londra (campagna che prevede, sulla base di una verifica delle condizioni politiche e organizzative, la riproposizione del referendum popolare sulla legge elettorale del Senato).
La disponibilità dell’ARCOD a esaminare solo in questo quadro l’ipotesi di Repubblica presidenziale è stata al centro dell’intervento di Claudio Martelli. Riconoscendo che nel PSI è aperto il dibattito sugli sviluppi che l’ipotesi presidenziale deve avere circa i poteri del Presidente della Repubblica, l’equilibrio dei poteri istituzionali e il tipo di legge elettorale, Martelli ha manifestato la sua preferenza per il modello americano rispetto a quello francese, e sottolineato che l’elezione diretta del Presidente della Repubblica deve comportare anche la riforma elettorale.
Il Vicepresidente del Consiglio, così come Formica, ha inoltre affrontato e ripreso il filo del dialogo tra socialisti e radicali interrottosi nel 1987.
Napolitano ha espresso un significativo ed esplicito incoraggiamento ad andare avanti con il progetto della Costituente Democratica, facendo riferimento diretto alle scadenze indicate dal documento dell’Arcod: il Convegno di maggio per la riforma delle istituzioni e dei partiti e l’appuntamento di una grande Convenzione da svolgersi entro la fine del 1991. Il leader del PDS ha poi sottolineato l’importanza di un nuovo dialogo a sinistra sui nodi della riforma istituzionale. Dissonante invece, anche se amichevole, il saluto di Diego Novelli […].
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