La Tunisia, simbolo della "repressione digitale", ospita il Summit Mondiale sulla Società dell'Informazione

Pubblicato il 16 Novembre 2005 da Federico Punzi

Il governo tunisino di Ben Ali ospita un vertice di questo livello ma non garantisce la libertà di navigazione in rete e d'espressione ai suoi cittadini. Mobilitazione del Partito Radicale a sostegno dei dissidenti tunisini. Al centro del vertice anche la questione del controllo tecnico degli indirizzi web, finora svolto dall'Icann. Cina, Cuba e Iran spingono per sostituire gli americani, ma prevale il compromesso Annan accettato dagli Usa

Che la sessione finale del Summit Mondiale sulla Società dell’Informazione convocato dalle Nazioni Unite si svolga a Tunisi rappresenta di per sé un paradosso, visto che il governo tunisino incarcera i giornalisti e limita la libertà d’espressione. Marco Cappato e Marco Perduca, delegati del Partito Radicale Transnazionale al Summit, lo avevano già fatto presente due anni fa, al momento della sua convocazione. Un po’ come aver affidato alla Libia la presidenza della Commissione Onu per i diritti umani. Esponenti e militanti del PRT hanno iniziato uno sciopero della fame a sostegno dell’iniziativa nonviolenta dei leader democratici tunisini che da oltre un mese sono impegnati un in digiuno per chiedere riforme democratiche al regime del Presidente Ben Ali.

Subito, alla vigilia del Summit, ritorsioni di vario genere hanno colpito tutte le ong che hanno espresso il medesimo sostegno e si è appreso che il sito RadicalParty.org, insieme ad altri siti, risulta «inaccessibile dai computer tunisini». Cappato e Perduca si sono rivolti al governo italiano con una lettera aperta, «affinché, da partner privilegiato della Tunisia, si accerti» che gli standard del procedimento giudiziario cui vengono sottoposti i dissidenti tunisini siano «conformi alle norme in materia di giusto processo internazionale riconsciute e sostenute dall’Italia». Occorre che l’Italia, «da poco entrata a far parte del gruppo promotore della Comunità delle democrazie, attivi i suoi diplomatici affinché vigilino su quanto ci si appresta a ratificare», ma soprattuto che il ministro Fini «affronti col suo omologo il rispetto delle libertà civili e l’amministrazione della giustizia in occasione del suo prossimo incontro ufficiale previsto a Tunisi per il 5 di dicembre, per il quale non mancheremo di fornirgli ulteriori informazioni».

Ma il Summit ha suscitato attese e polemiche soprattutto nel mondo di internet. A Tunisi infatti si è discusso se assegnare all’Onu, o comunque affidare a una supervisione internazionale, il controllo tecnico degli indirizzi web, compito finora svolto da un’agenzia privata americana, l’ICANN. Cina, Cuba e Iran spingevano per il sì in funzione antiamericana. L’Europa come al solito ha cercato una mediazione. L’ipotesi che ha prevalso è quella di Kofi Annan, accettata dagli Usa: il delicato compito di gestire il sistema di indirizzamento rimarrà all’ICANN, ma riconoscendo la necessità di un coinvolgimento internazionale nelle scelte strategiche della rete, verrà istituito un Forum internazionale «multilaterale, aperto a tutti gli interlocutori, democratico e trasparente» in cui discutere i problemi legati allo sviluppo del web. «Un risultato vicino alla posizione di sintesi del nostro paese, che rivendica quindi un ruolo di leadership all’interno dell’Internet Governance Forum» che vede la luce a Tunisi, ha commentato il ministro dell’Innovazione Tecnologica Lucio Stanca. Annan ha ribadito che «le Nazioni Unite non intendono farsi carico di Internet o diventare il loro poliziotto», bensì «proteggere e rafforzare». Gli Stati Uniti «vanno elogiati per aver sviluppato e reso disponibile Internet al mondo», ha aggiunto il segretario generale dell’Onu. Molti blogger non credono che affidare la governance della rete nelle mani dell’Onu, o lasciarla in balìa delle dinamiche internazionali tra gli stati, sia una buona idea.

Cappato e Perduca ritengono «positivo» il compromesso sia nel metodo che nel merito, «un buon punto da cui partire per il futuro». «Nel metodo perché è il frutto di un confronto tra paesi democratici Usa, Ue e Canada in particolare, nel merito perché salvaguarda quanto di positivo l’ICANN è riuscito a promuovere e garantire in questi anni aprendo il processo decisionale a contributi specifici di altri paesi che saranno tenuti ad assumersi le proprie responsabilità in seno a un Forum internazionale per la Governance a partire dal 2006. Adesso occorrerà che tutti coloro che si son adoperati affinché il WSIS non ponesse ostacoli alla Rete sorveglino costantemente il lavori del Forum al fine di esercitare pressione politica in occasione di minacce alla e-liberty».

Cos’è l’ICANN

L’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) è un’azienda no-profit, fondata nel 1998 in California per sostituire un ente del governo Usa nel controllo tecnico del sistema di indirizzamento del web. La nascita dell’ICANN risponde all’esigenza, sollevata dall’amministrazione Clinton nel luglio 1997, di privatizzare il sistema DNS e favorire la competizione e la partecipazione internazionale alla gestione di Internet. L’ICANN è concessionaria di una licenza rilasciata in esclusiva dal Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, ma il governo americano ha seguito una politica di stringente non ingerenza; i suoi atti sono trasparenti e le decisioni sono prese solo dopo estese consultazioni con tutti gli operatori del settore. La voce su Wikipedia

Cosa fa l’ICANN. Ogni indirizzo internet, ogni nome di dominio (ad es. www.radioradicale.it) ha un indirizzo IP, che corrisponde a un numero (ad es. http://81.115.165.171), attraverso il quale ogni computer è in grado di trovare quel sito e visualizzare i suoi contenuti. Dal 1982 esiste uno standard per la definizione dei nomi di dominio (DNS) grazie al quale è possibile associare nomi facili da ricordare agli indirizzi IP. La prima operazione che viene eseguita dai computer per trovare il sito al quale vogliamo collegarci è la ricerca dell’elenco di domini cui appartiene, il “Top Level Domain” (.com .it .net .org). Dove si trovano i siti che terminano con .it? In Italia. Bisogna rivolgersi ai server del Cnr di Pisa. La risposta a questa prima basilare ricerca è fornita da soli 13 server, chiamati root-server (10 negli Stati Uniti, 2 in Europa e 1 a Tokio). Al fine di evadere tutte le richieste giornaliere sono settati per rispondere ad una sola richiesta per server nell’arco di 24 ore, tempo dopo il quale si azzerano. La gestione e la sicurezza dei root-server, e la responsabilità di autorizzare operatori terzi (per .it il Cnr di Pisa) a rilasciare domini “Top Level Domain”, sono affidate all’ICANN.

Un summit cambierà le leggi di Internet, di Maurizio Stefanini (Libero, 15 novembre 2005)

Keep the Internet Free, di Arch Puddington (Washington Post, 12 novembre 2005)

Battling for Control of the Internet, intervista a Lawrence Lessig (Foreign Policy, 15 novembre 2005)

Why the WSIS? Democracy and cyberspace, di Becky Hogge (Open Democracy, 15 novembre 2005)

Il primo Summit (RadioRadicale.it)

Il sito del WSIS

Il Partito Radicale Transnazionale

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