La voce di Ernesto Rossi
Dall'archivio sonoro di Radio Radicale
Rossi, Angelo Costa, già presidente di Confindustria e Ugo La Malfa, ex ministro (1955)
Ernesto Rossi sul Fascismo
Ernesto Rossi su Gaetano Salvemini
Da Giustizia e Libertà al Partito Radicale
di Michele Lembo
Il confino di Ventotene
di Roberta Jannuzzi
«Snello, con occhi vivaci, nerissimi e un pizzetto caprigno». Così Giorgio Braccialarghe descrive Ernesto Rossi durante il confino di VentoteneL’anticlericalismo
di Michele Lembo
Queste parole Ernesto Rossi scriveva l’8 dicembre del 1964, in premessa del suo libro “Il sillabo e dopo”. Lo studioso, che fu tra gli estensori del Manifesto di Ventotene, si proponeva di mettere a nudo le contraddizioni della condotta della Chiesa di Roma nell’arco di tutta la sua storia. Contraddizioni poste in evidenza attingendo direttamente da scritti e discorsi dei protagonisti di quella storia stessa.
«Questo è un libro anticlericale. Lo hanno scritto otto pontefici: Pio IX, Leone XIII, Pio X, Benedetto XV, Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI». Con queste parole, che usa come sottotitolo nel “Sillabo e dopo”, Ernesto Rossi spiega in modo chiaro e sintetico il suo metodo di lavoro. Un metodo che diviene strumento e fondamento anche della sua battaglia politica. Partendo dall’esame puntuale dei testi degli stessi protagonisti che hanno fatto la storia del Vaticano, Rossi riesce a ricavare i punti cardine della sua critica a quella particolare forma di cultura etica che caratterizza la tradizione vaticana. Un esempio di questo modo di procedere è appunto nell’introduzione al “Sillabo e dopo”. «Unico vero signore di tutte le cose create è Domineddio - spiega Ernesto Rossi, citando uno dei testi di Pio IX - quindi “omnis potestas a Deo”; veramente legittimi possono qualificarsi soltanto quei governi che riconoscono di avere la autorità del comando non per diritto proprio, né per volontà della nazione, ma per mandato di Dio: ed i governi devono essere ubbiditi dai sudditi solo se fanno leggi, amministrano la giustizia, educano la gioventù in conformità della legge di Dio». Se il fondamento dello stato per il clero vaticano sta nella necessità di costruire leggi in conformità della “legge di Dio”, è evidente che non c’è niente di più lontano di questo da una concezione laica di Stato moderno. «La Chiesa cattolica non è un’associazione di fedeli come le altre chiese, costituite per provvedere, in forma collettiva, al culto, all’educazione, alla propaganda: è il corpo mistico di Gesù. Dio si incarna nella Chiesa, unica detentrice della verità». In questo senso «la Chiesa cattolica è dunque “società perfetta”, in quanto tale, completamente indipendente da qualsiasi potere civile: può far leggi, giudicare, punire, anche con la pena di morte». In conseguenza di questo, «in caso di contrasto fra autorità civili e autorità ecclesiastiche, le prime devono sempre cedere davanti alle seconde: se non cedono, i sudditi hanno il dovere di “obbedire a Dio piuttosto che agli uomini”, cioè di ribellarsi alle autorità civili per obbedire alle autorità ecclesiastiche».
Nell’ambito di questa visione delle cose umane, il Vaticano si pone evidentemente in antitesi rispetto a tutte le libertà che la cultura illuminista concepisce per l’individuo. Vediamo come citando un discorso di Pio XI del 18 settembre 1938, Ernesto Rossi mette in luce questo aspetto. «Se c’è un regime totalitario, totalitario di fatto e di diritto, è il regime della Chiesa - scrive Rossi, citando Pio XI - dato che l’uomo appartiene totalmente alla Chiesa, deve appartenerle, perché l’uomo è creatura del Buon Dio, è il prezzo della redenzione divina, è il servitore di Dio, destinato a vivere per Dio qui in terra e con Dio in cielo». Rossi spiega tra l’altro: «Purchè dimostrino di essere disposti a riconoscere la supremazia della Chiesa […] la Santa Sede dà tutto il suo appoggio anche ai più spietati tiranni, come lo ha dato a Mussolini, a Hitler, a mons. Tiso, a Pavelic, a Dollfuss, a Pétain, a Salazar, a Franco, a Peròn, ai fratelli Diem, e a tutti gli altri dittatori clericali del vecchio e del nuovo mondo». La Chiesa ritenendosi unica depositaria della verità «non potrà mai - chiarisce Ernesto Rossi - di sua volontà, consentire che la scuola, la stampa, il teatro, il cinema, la radio, la televisione, vengano sottratte al suo controllo e alla sua censura, e si adopererà sempre in tutti i modi per non far riuscire o per allontanare dalle cariche politiche e amministrative di rilievo i laici, qualunque siano i loro meriti che […] costituirebbero un ostacolo ai suoi interventi negli affari interni».





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