L'accusa della clinica di Udine: "Dal ministro intimidazioni". E i radicali denunciano Sacconi per violenza privata aggravata

19 dicembre 2008

ROMA - “Abbiamo ricevuto da un ministro della Repubblica intimidazioni che hanno cercato di colpire l’azienda nel suo interesse vitale”. A parlare è Claudio Riccobon, amministratore delegato della clinica “Città di Udine”, la struttura sanitaria friulana che si è resa disponibile a interrompere l’alimentazione e l’idratazione che tengono in vita Eluana Englaro ed è stata bloccata dall’atto di indirizzo di Sacconi. Sulla questione è intervenuta anche la Corte di Cassazione, secondo cui la lettera del ministro del Welfare “non può vanificare una sentenza esecutiva”.

“Non ci sono parole”. Riccobon sostiene che, con l’atto di indirizzo, si arriva a “minacciare la sospensione dell’attività in accreditamento con il Servizio Nazionale” e riassume quel che è avvenuto finora: “Una struttura sanitaria, su base volontaria ed in forma gratuita si rende disponibile a dare applicazione ad un decreto di Corte d’Appello, ratificato dalla Corte di Cassazione, ormai inoppugnabile e definitivo, ed un ministro della Repubblica cosa fa? Lancia intimidazioni”. “Non ci sono parole per commentare un simile fatto - osserva l’ad - Credo che un ministro debba comportarsi in maniera diversa, più adeguata al ruolo che gli è stato affidato da un governo”. La clinica ha nuovamente confermato la disponibilità ad assistere Eluana negli ultimi giorni di vita “a patto che la regione Friuli Venezia Giulia si prenda la responsabilità di condividere questo percorso di ‘pietas’”.

Il legale degli Englaro. “Scioglieremo anche questa riserva, e comunque mi sembra che al momento non venga intaccato il protocollo deciso”: è stato il commento dell’avvocato della famiglia Englaro, Vittorio Angiolini, che nei giorni aveva etichettato la lettera di Sacconi come “non vincolante”.

La Cassazione. Oggi anche la Suprema Corte si è espressa sul braccio di ferro tra magistratura e governo riguardo alla sorte della donna, in stato vegetativo da quasi 17 anni: “L’atto di indirizzo emanato dal ministro del Welfare Sacconi - ha precisato il sostituto procuratore generale della Cassazione Marcello Matera - è destinato solo alle strutture amministrative degli ospedali pubblici e privati e non può vanificare, in nessun modo, gli effetti di una sentenza esecutiva come quella con la quale la Corte d’appello di Milano ha autorizzato il distacco del sondino che alimenta Eluana Englaro”.

L’esecuzione della sentenza. Matera non ha escluso neppure la possibilità di una forzatura estrema nel caso in cui, dopo le minacce di “conseguenze immaginabili” ribadite anche ieri dal ministro, nessuna struttura voglia accogliere Eluana. “E’ teoricamente possibile - ha rilevato il sostituto - il ricorso alla forza pubblica per ottenere l’esecuzione della sentenza, ma un passo del genere è affidato alla valutazione dei legali della famiglia Englaro”.

I radicali denunciano Sacconi. I dirigenti del partito radicale depositeranno presso la Procura della Repubblica di Roma una denuncia contro il ministro Sacconi, in cui si ipotizza il reato di violenza privata aggravata nei confronti dei sanitari della casa di cura di Udine.

La Regione. Nella partita oggi è entrata anche la Regione Friuli Venezia Giulia. Il presidente Renzo Tondo, come riportato dai media locali, ha chiarito che la Regione “è autonoma in campo sanitario”. “Inoltreremo l’atto di indirizzo del ministro Sacconi agli enti sul territorio - ha aggiunto - ma non è questo il punto, che riguarda invece il rapporto tra privati”. Dichiarazioni, quelle di Tondo, che hanno scatenato la polemica, con l’Udc regionale che parla invece di “autonomia solo in campo finanziario”. “Sconcerta la presa di posizione del presidente, che con le sue affermazioni ha spianato la strada alla soluzione del caso Englaro”, ha accusato l’arcivescovo di Udine monsignor Pietro Brollo. Il presidente, esponente del centrodestra, nel pomeriggio non ha voluto rispondere a chi gli chiedeva un commento su quanto emerso nella conferenza stampa della clinica: “Non parlo di Eluana”, ha detto.

Il trasferimento. Stamattina nella città friulana era circolata la voce che l’arrivo di Eluana dalla clinica di Lecco fosse imminente. La notizia non è stata smentita neanche dalla casa di cura. “Da noi tutto è pronto e non è cambiato nulla rispetto a ieri - aveva commentato Roberta Zavagno, portavoce della struttura privata udinese - L’attività questa mattina nei nostri laboratori è assolutamente normale”. Nei suoi ultimi giorni Eluana sarà assistita nel protocollo di distacco dell’alimentazione artificiale da una equipe di 20-25 tra medici e infermieri, tutti esterni alla clinica e tutti volontari.