L'agnello, lo zigote, e Pasolini
Dirò ancora a Pasolini, a questo uomo e compagno profondamente buono, che v’è altro del quale deve chiedersi se possa e debba assolverci; confesso a lui che la vita mi chiede ogni giorno d’affrontare problemi di coscienza più gravi di quello che è il riconoscere alla donna il diritto di interrompere, in clinica anziché sul tavolo di cucina, lo sviluppo del codice genetico, del progetto biologico di uno zigote, cioè di un ovulo, fecondato da pochi giorni o settimane. Ad esempio quello di mangiare, vivere, quando so che l’80 per cento dei bambini messi al mondo in intere regioni di questa terra e in quest’anno, lo sono stati nell’unica, ineliminabile prospettiva di soffrire orribilmente e di morire assassinati dalla fame e dalle malattie, nelle prossime settimane e già mentre sto scrivendo. Grazie anche all’Humanae vitae.


Ora in onda




