L'arresto ed il processo di Garry Kasparov dopo la manifestazione del 24 novembre. La testimonianza del suo legale, Olga Mikhailova
Olga Olegovna Mikhailova, uno dei legali Garry Kasparov racconta in prima persone le circostanze che hanno visto l’arresto dell’oppositore russo ed il suo arbitrario “processo”. Dal blog di Robert Amsterdam
«Sabato 24 novembre si è tenuta nella piazza Andrei Sakharov, a Mosca, una manifestazione completamente legale, ma ufficialmente punita. Tra i quasi 2000 partecipanti, anche Garry Kimovich Kasparov. Il permesso che avevano ottenuto gli organizzatori permetteva lo svolgimento dell’evento dalle 13 alle 14 e durante la manifestazione i partecipanti sono stati praticamente circondati da un cordone di polizia, ma non ulteriormente ostacolati.
Entro le 14 e 15 i manifestanti sono stati dispersi pacificamente e molti di loro erano intenzionati a recarsi ad un’altra manifestazione che avrebbe dovuto tenersi poco dopo non troppo lontano da Piazza Sakharov. La polizia ha tuttavia impedito ai manifestanti di abbandonare liberamente la piazza ed ha convogliato la folla verso un’unica uscita (…). L’OMON [la polizia russa] ha bloccato gli attraversamenti pedonali della zona ed ha obbligato i manifestanti a muoversi lungo il marciapiede: tra questi era anche Garry Kasparov (…) che è stato condotto insieme ad altri alla Basmanny Rayon OVD [la stazione di polizia]. Per più di un’ora Kasparov non ha potuto vedere i suoi avvocati. Ho provato ad entrare all’OVD, ma un cordone di militari mi ha bloccato impedendomi di passare: in verità, tutto il centro della città era bloccato dall’OMON ed abbiamo dovuto attraversare una serie di vie secondarie per giungere alla stazione di polizia.
In seguito mi hanno comunicato che Kasparov era stato condotto davanti al tribunale di Basmanny, ma ho poi scoperto che questo non era vero, poiché ad un certo punto è venuto fuori che era stato portato al Tribunale di Meshchansky. Là, Kasparov ha chiesto di poter vedere i suoi avvocati, ma ancora una volta i cordoni dell’OMON non mi hanno lasciata passare. Non lasciavano passare nessuno. Ho aspettato un’ora ed alla fine mi hanno permesso di entrare in tribunale.
Il processo (…) è iniziato 15 minuti dopo il mio arrivo. Questo è stato tutto il tempo che Garry ed io abbia avuto per preparare la difesa. Abbiamo immediatamente presentato una serie di mozioni, chiedendo la chisura del caso o almeno un po’ di tempo in più per prepararci al processo, ma il giudice non ci ha concesso niente. O meglio, ha parzialmente soddisfatto una richiesta. Avevamo chiesto la posticipazione del processo almeno fino a lunedi, così da reperire documenti e fotografia da presentare come prove in nostro favore: ebbene, ci ha concesso mezz’ora, trenta minuti per eseguire tutto questo. Questa è stata proprio definita una “parziale soddisfazione” della nostra richiesta.
Avevamo domandato anche che il processo fosse aperto al pubblico, ma il giudice ha impedito che le persone superassero il cordone di polizia e varcassero effettivamente le soglie del tribunale (…).
Tutti coloro che volevo chiamare a testimoniare erano fuori, dietro agli uomini dell’OMON. Ad un certo punto sono uscita per prendere da loro alcuni documenti (nella fattispecie, il documento che mostrava che la manifestazione era stata autorizzata), ma la polizia ha impedito che i documenti oltrepassassero il cordone.
Al termine del dibattimento, il giudice ha emesso il verdetto (…) nel quale ha condannato Kasparov a 5 giorni di detenzione.
Il giorno seguente, sabato 25 novembre, mi sono recata all’IVS [Centro di detenzione temporanea] di Mosca, dove Kasparov era stato condotto, insieme con il deputato della Duma Vladimir Ryzhkov: ebbene, non ci hanno fatti entrare perchè la domenica, ci è stato detto, non è un giorno lavorativo (…)».







