L'Atlantique Noir: Jetée de Fleurs sur l'Océan Atlantique

Pubblicato il 1 Maggio 2011

“ Dobbiamo, col rispetto della memoria, continuare la lotta contro la dimenticanza e il negazionismo”...

È in questo spirito, che il nostro paese ha dichiarato la schiavitù e la tratta negriera come crimini contro l’umanità… In questo modo, il decennio dell’Alternanza è stato segnato da tre leggi maggiori: la Legge contro la pena di morte, la Legge che dichiara la schiavitù come crimine contro l’umanità e la Legge che sancisce la parità dei sessi”.

Sua Eccellenza Me Abdoulaye Wade, Presidente della Repubblica del Senegal, durante il suo discorso del 4 aprile 2010 (giorno dell’indipendenza del paese).

La Fondation du Mémorial de la Traite des Noirs

La data 27 aprile di ogni anno ( coincide con quella dell’abolizione della tratta negriera nelle colonie francesi 27 aprile 1848, iniziativa di Victor Schoelcher).

www.fondationdumemorialdelatraitedesnoirs.com

Il senso di un simbolo: L’Oceano Atlantico è la tomba del crimine.

La traversata dell’Atlantico chiamata “Passaggio di mezzo” é il momento di terrore più terrificante e omicida di questo Genocidio. Durante le spaventose settimane di questa traversata, i ferri nei piedi, milioni di uomini, di donne e di bambini andranno a perire, nelle barbarie organizzate . Questo simbolico lancio di fiori vuole dare un profondo segno di appartenenza all’essere umano, e una dimensione poetica e fraterna alla memoria.

Realizzare questo atto tra Dakar e Gorée è un modo di Riconoscere e Salutare la Memoria delle vittime e dei loro discendenti. Questo rituale Repubblicano, è anche una dimensione popolare e cittadinanza reale, per quanto permette a tutto il mondo di parteciparvi: ufficiali, cittadini, neri, bianchi, giovani e meno giovani. Un solo canale di fratellanza, per vegliare sul riposo eterno dei figli d’Africa.

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Gorèe un’isola da non Dimenticare

l'isola di Gorèel’isola di Gorèe

Chiunque calpesta la terra di questa isola non può non percepirlo: lì sono passate migliaia di persone incatenate, impaurite e sofferenti, la pesantezza di questa sofferenza si sente nell’aria. Nonostante i tanti anni passati, quella sofferenza è lì cristallizzata: chiunque cammina tra le stradine sabbiose dell’isola, le case tipiche coloniali rosse, può rivedere davanti a sè cosa era ai tempi della tratta negriera; a fare cornice a tutto ciò c’è la casa degli schiavi “Maison des Esclaves” che mostra con tutta la sua crudezza, le galere, le grotte, le catene dove venivano ammassati gli schiavi per essere poi imbarcati nelle navi .

La Porta del Non Ritorno

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Attraverso questa porta gli schiavi venivano imbarcati nelle navi. La porta del non ritorno, perchè oltrepassata questa porta, questa gente, avrebbe perso completamente i legami con la propria terra e le proprie origini. Molti schiavi morirono proprio attraversando questo passaggio stretto che non permetteva alcuna salvezza.

La Tratta atlantica degli schiavi africani (by wikipedia.org)

Nel XVI secolo, le grandi potenze europee iniziarono a creare insediamenti nelle Americhe. Gran parte dei vantaggi economici che le colonie americane potevano garantire erano legate alla creazione di piantagioni (per esempio di canna da zucchero); soprattutto con la penetrazione portoghese in Brasile, a questo si aggiunse la prospettiva di ricavare dalle colonie risorse minerarie. In entrambi i casi si richiedeva l’uso di grandi quantità di manodopera per il lavoro pesante. Inizialmente, gli europei tentarono di far lavorare come schiavi gli indigeni americani; questa soluzione tuttavia risultò insufficiente, soprattutto a causa dell’alta mortalità delle popolazioni native dovuta a malattie importate dai conquistatori europei (come il vaiolo) e alla loro conformazione fisica non adatta a sforzi di quel genere.

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Nello stesso periodo, gli europei entrarono in contatto con la pratica nordafricana di fare schiavi i prigionieri di guerra. I re locali delle regioni nella zona dei moderni Senegal e Benin spesso barattavano questi schiavi con gli europei. Gli schiavi neri erano decisamente più adatti, dal punto di vista fisico, a sopportare il lavoro forzato, perciò i portoghesi e gli spagnoli se li procurarono per mandarli nelle colonie americane, dando inizio al più grande commercio di schiavi della storia, quello attraverso l’Oceano Atlantico. La tratta degli schiavi attraverso l’Atlantico assunse rapidamente proporzioni senza precedenti, dando origine nelle Americhe a vere e proprie economie basate sullo schiavismo, dai Caraibi fino agli Stati Uniti meridionali. Complessivamente, qualcosa come 12 milioni di schiavi attraversarono l’oceano (la stima è approssimata). La BBC parla di 11 milioni. L’Enciclopedia Britannica ritiene che la migrazione forzata fino al 1867 sia quantificabile tra 7 e 10 milioni. L’Encyclopedia of the middle passage fa una stima tra 9 a 15 milioni. La maggior parte degli storici contemporanei stimano che il numero di schiavi africani trasbordati nel Nuovo Mondo sia tra 9,4 e 12 milioni); si tratta di una delle più grandi migrazioni della storia (e certamente la più grande migrazione forzata), che portò anche a notevoli squilibri tra la popolazione bianca e quella nera (nella Giamaica dell’inizio dell’800 il rapporto arrivò a 1 a 20), e la superiorità numerica causò per gli schiavisti un continuo pericolo di rivolta degli schiavi.

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Potenze europee come Portogallo, Regno Unito, Spagna, Francia, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia e il Brandeburgo, come anche mercanti provenienti dal Brasile e dal nordamerica presero parte a questo commercio.

La Tratta NegrieraLa Tratta Negriera

Nel corso del diciottesimo secolo quando gli schiavi africani trasbordati oltre Atlantico sono stati stimati in sei milioni di individui, il Regno Unito può ritenersi responsabile di quasi due milioni e mezzo di questi.** Il 16 giugno 1452 Papa Niccolò scrisse la bolla Dum Diversas,** indirizzata al re del Portogallo Alfonso V. Riconosce al re portoghese le nuove conquiste territoriali; lo autorizza ad attaccare, conquistare e soggiogare i Saraceni, i pagani e altri nemici della fede; a catturare i loro beni e le loro terre; a ridurre gli indigeni in schiavitù perpetua e trasferire le loro terre e proprietà al re del Portogallo e ai suoi successori.

Il numero complessivo di africani morti attribuibili direttamente alla traversata atlantica è stimato in due milioni; un bilancio più ampio degli africani morti a causa della schiavitù tra il 1500 e il 1900 fa ritenere che la cifra salga a quattro milioni.

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