Le conversazioni Pannella-Bordin dal 19 gennaio al 16 marzo 2003 sulla proposta radicale di “Iraq Libero”
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- Le conversazioni Pannella-Bordin dal 19 gennaio al 16 marzo 2003 sulla proposta radicale di “Iraq Libero”
Le conversazioni Pannella-Bordin dal 19 gennaio al 16 marzo 2003 sulla proposta radicale di “Iraq Libero” e l'evolversi dello scenario internazionale precedente allo scoppio della guerra in Iraq.
Marco Pannella con Massimo Bordin19 gennaio 2003
Marco Pannella. Io da alcune agenzie leggo che da alcuni giorni si fa strada, sul piano delle ipotesi, del dibattito, una posizione che può anche essere - d’altra parte lecitamente - soprattutto propagandistica o strumentale, ma che, al di là delle intenzioni, mi pare essere importante. Non solo da non far cadere, ma in sintonia con l’articolo oggi di Sofri - ripresa anche dal nostro segretario Capezzone oggi nella sua replica - e che credo mi consenta di cogliere l’occasione di questo nostro dialogo per fare una proposta formale, politica. Mi assumo la responsabilità di farla come Presidente del Senato del Partito radicale transnazionale, in attesa di poter raggiungere Emma e gli altri per vedere se questa proposta sarà immediatamente fatta propria e diverrà esecutiva per il partito.
Diversi titoli di agenzie dicono questo: anche da parte americana si afferma che se Saddam va in esilio non ci sarà guerra e non ci sarà più nessun problema. Semplicistica o no è una tesi che rimbalza anche in Egitto. Ci sono state da parte di personalità delle dichiarazioni del genere; più come constatazione, riflessione che come obiettivo che viene assunto da qualcuno. Ecco il Partito radicale transanazionale credo che lo possa assumere. D’urgenza. Vediamo allora che cosa, perchè, e qual’è la proposta che dobbiamo fare; spero che tutti i radicali e tutti gli ascoltatori che fossero d’accordo trovino ciascuno il modo di armarsi un pò di questa proposta per affermare le proprie idee attorno a se stessi e servendo eventualmente il dibattito. […]
Se c’è un dittatore feroce, nazicomunista, assassino e via dicendo noi diciamo che il problema è delle donne e degli uomini irachene, perfino di quei bambini che ci vengono cattolicamente diffusi da per tutto, vittime del sabotaggio che è dell’Onu e non è americano. Vittime del fatto che l’80% del bilancio dell’Iraq se ne va tra rapina della famiglia Saddam, tra corruzione e soprattutto il 60% che va per le spese militari. Quindi tutti coloro che parlano dando supremazia al problema “pace o guerra” tutti sono interni ad una logica nei quali i popoli sono ignorati. In base alla vita con la “v” maiuscola - sembrano dei padri Raztinger - diventano indifferenti le vite concrete delle donne e degli uomini di un popolo, di una terra. Quindi il problema esiste, c’è un problema per me, per noi, il problema è della vita, della dignità, dei diritti, divenuti storicamente naturali e imprescrittibili, delle donne e degli uomini iracheni di godere di democrazia e di diritti umani fondamentali e politici. […]
Bene, occorre allora usare un arma - ma in buona fede, con convinzione - di attrazione di massa anche contro Saddam, e allora contro anche chi vuole la guerra per altri motivi da quelli che lo stesso Bush dichiara, proclama, e non è detto affatto che non siano i motivi reali che lo muovano. Noi diciamo che a questo punto - perfino in Italia noi avevamo il governo militare alleato che in alcuni momenti gestiva la realtà italiana che a mano a mano veniva liberata dai tedeschi - l’Onu deve assicurare la transizione, fra Saddam che va in esilio e l’instaurazione di un regime fondato sulle leggi, sulla carta dell’Onu, cioè sui diritti politici e umani. Questo comporta un’opera anche di governo, di amministrazione.
Io propongo a questo punto che si annunci agli iracheni e anche alla classe dirigente, a tutti quanti, che l’Onu può assumere questa missione - se va in esilio Saddam - di governo, di commissariamento della Repubblica irachena per due anni, avendo come commissari grandi stastiti - io penso all’ex presidente finlandese o Rockard - con equipe adeguate, ma poi sarà solo un problema tecnico individuare chi sia necessario.
26 gennaio 2003
Marco Pannella. Nessuno tocchi Saddam non perchè sia garantito soggettivamente a lui - anche - ma che sia garantito a tutti quanti noi che questo possa essere eventualmente processato, che possa rispondere nel processo, piuttosto che come sempre accade che si ammazza perchè poi - come con Mussolini - non si vuole che si raccontino molte cose. Il tirannicidio, una volta che ci sono guerre è cosa che è utile ad altri che possono candidarsi loro stessi ad essere tiranni pur non avendone l’origine, perchè hanno compiuto errori e non vogliono che si sappiano. Quindi questa storia dell’esilio governato non vuol dire che gli si assicuri l’esilio a vita industurbato, significa garantire e assicurare - anche a noi stessi - che Saddam possa andare dove lo scelgono, dove lo vogliono, senza che il suo aereo sia abbattuto o acchiappato per essere ammazzato.
Il biografo francese - quasi ufficiale - di Saddam, che lo conosce molto bene, dopo che noi domenica avevamo parlato di questa proposta, martedì è intervenuto dicendo che Saddam, se questa cosa gli si garantisce davvero, è probabile che l’accetti, dicendo che lui è un uomo molto realista, ed è indubbio che altrimenti le scelte che oggi avrebbe, sono del bunker di Hitler, o di dire mi ammazzate insieme a mezzo milione del mio popolo come martire ed eroe eterno, o di scomparire come Bin Laden, ma che è molto complicato perchè ha molti amici ma anche nemici attorno. Quindi è molto interessante che c’è il biografo a dire che il primo a pensare ad una strategia di sopravvivenza è proprio Saddam.
2 febbraio 2003
Massimo Bordin. Cominciamo subito dalle adesioni di 77 paesi al tuo appello per l’esilio di Saddam e l’amministrazione controllata dell’Onu per dare la democrazia agli iracheni: è l’unico punto di incontro - dici tu - con chi vuole evitare la guerra, senza che resti una posizione sterile il “no” alla guerra, corriva ancora con il regime iracheno. Sono 5.595 i cittadini che da 77 paesi hanno aderito a questo appello e la notizia della Associazione Enzo Tortora di Milano che ci annunciava la raccolta di 600 altre adesioni, che in tempo breve possono essere aggiunte all’elenco; ci dicono poi al partito che ci sono da raccogliere quelle della altre associazioni. Quindi il successo dell’iniziativa pare incontestabile. La possibilità invece che l’iniziativa passi nei mezzi di informazione di massa è tutt’altro, e te in queste settimane lo hai sottolineato più volte.
Marco Pannella. Possiamo constatare che coloro che ne sono venuti a conoscenza in genere hanno risposto molto, ma molto bene. Se noi vediamo le centinaia e centinaia di messaggi che accompagnano l’adesione viediamo che è una atmosfera straordinariamente positiva ed intelligente rispetto all’iniziativa. Il problema è che, come ieri sera ho sottolineato, stanno sfuggendo non più le settimane, ma i giorni. E’ una corsa contro il cronometro. Ogni giorno, dalla prima domenica della proposta, le ipotesi che raccoglievo e rafforzavo, divenivano tesi. All’inizio si diceva cosa vuol dire questa cosa di Saddam e l’esilio, è una trovata di Pannella, una chiacchiera di corridoio. Invece rapidissimamente è acclarato ormai che a questa ipotesi di “dimissioni” di Saddam, ci lavorano diversi stati mediorientali, in particolare egiziani e sauditi, una parte dell’amministrazione americana e immagino della diplomazia internazionale. E’ un lavoro in corso. […] Con i nostri mezzi, ed in particolare con radicalparty.org, con il quale abbiamo raccolto e pubblicizzato questa iniziativa, abbiamo dei dati che sono interessanti: per esempio in Italia dove abbiamo avuto solo un paglio di interviste su La Stampa e sul Corriere - interessante per far comprendere lo stato d’animo che dettava l’iniziativa, gli obiettivi molto sintetici e poco approfonditi - ci sono in questo momento 80 parlamentari, 53 deputati e 27 senatori, in totale 40 di centro-destra e 40 di centro-sinistra; come se lo avessimo fatto apposta, ma non lo abbiamo fatto, questi li abbiamo tutti registrati. […]
Per quanto riguarda il governo bisogna riscontrare una situazione che non è nuova. Anche se Franco Frattini è Ministro degli Esteri da poche settimane, cosa accade? Frattini nella sua conferenza stampa, alla domanda di David Carretta che gli poneva dell’esilio di Saddam, rispondeva che la riteneva molto poco praticabile. Auspicabile ma non realista. Quarantotto ore dopo Berlusconi ha invece detto che questa è la prospettiva sulla quale lavorava e che nella situazione attuale la responsabilità è tutta di Saddam.
Il problema è che oggi nessun editorialista affronta la questione e l’obiettivo che noi abbiamo posto. Questo è un’obiettivo che può essere adottato e forse imposto a condizione che vi siano prese di posizione ufficiali a favore o contro; abbiamo avuto l’importante dichiarazione di Giulio Andreotti, 80 parlamentari, ma i partiti, i ministri, tacciono tutti. Fischiettano. Gli va bene dire semplicemente “no” alla guerra, “si” alla pace. Cosa che mi pare non funzioni troppo. […]
Oggi abbiamo avuto le importantissime elezioni in Germania. Nel Land dove Schroder è stato fino a tre anni fa il Presidente c’è il crollo dei socialdemocratici e un salto corrispondente dei democristiani, corrispondenti agli attacchi di Koll e dei grandi leader democristiani tedeschi che hanno accusato in questi ultimi giorni Schroder di aver isolato la Germania.
Massimo Bordin. Un altra cosa significativa è che Bush, dopo l’incontro che ha avuto con Berlusconi, ha parlato e ha fatto intendere - citando il fatto che in realtà oltre all’esilio di Saddam si può parlare di un’accompagnamento di quelli che ha definito i suoi sicari - che una qualche trattativa cominciava ad essere intrecciata con qualche intermediario. Per la verità quì a Radio Radicale abbiamo sentito un caposervizio dell’agenzia Ap. Biscom che prima ancora dell’agenzia Bush-Berlusconi aveva fatto un lancio - ignorato dalla stampa - in cui si parlava di un principe saudita che dava dichiarazioni in questo senso, e diceva che era stato sollecitato a fare un poco da intermediario - poi la trattativa era evidentemente avvolta dal riserbo - però in sostanza aggiungeva questa conferma. Anche di questo fatto, che come retroscena sarebbe assai interessante, non abbiamo trovato niente sui giornali. Quindi anche questo è indicativo.
Marco Pannella. Il problema è quello di prendere sulla parola e ufficializzare parole lasciate cadere lì da Bush, dal Segretario di Stato e da altri importanti esponenti dell’amministrazione americana. In realtà Bush è andato oltre e mi ha spaventato dicendo “basta che l’Iraq disarmi non c’è più nemmeno il problema Saddam”. Ora potrebbe anche darsi che Bush da per scontato che senza il prepotere militare dell’esercito in Iraq è chiaro poi che Saddam non resiste un giorno. Ma c’era anche questo. Occorre prendere seriamente sulla parola le affermazioni fatte - in sedi molto importanti - da Bush e da Powell che vanno nella direzione nostra, dove si è anche detto “per la democrazia”. Ma se passano due o tre settimane poi scoppia la guerra. […]
9 febbraio 2003
Massimo Bordin. La proposta di Pannella di “Iraq libero” sta acquisendo sempre più centralità politica, ma sicuramente non sta acquisendo centralità informativa, eppure sono al momento 10.962 i sottoscrittori di questa proposta, quasi mille solo oggi.
Marco Pannella. […] Oggi grazie al’Ap. Biscom che ha fatto un lavoro giornalistico interessante, alle 15.58 si chiarische che non c’è un piano segreto franco-tedesco, e nella smentita c’è una posizione chiara, che afferma la posizione francese è quella espressa dal Ministro degli Esteri all’Onu, ovvero quella che del rafforzamento numerico degli ispettori con una loro conseguente maggiore sicurezza. Quindi non si tratta ne di piano, ne di segreto; ma soprattutto si tratta di posizione francese e non franco-tedesco. Quindi subito tutti i giornali a parlare di questo fino a stasera alle nove, quando abbiamo visto che le smentite ci sono state nel pomeriggio. Così oggi tutta la politica italiana è stata fondata, con Rutelli e gli altri, sulle affermazioni “noi siamo con il patto franco-tedesco” e non con gli altri. Con tutti i telegiornali delle 20.00 che hanno aperto su questo, sulla subordinazione all’America di Berlusconi. Che giornalismo è mai questo. Ma la cosa che è interessante è che Fassino, non solo Rutelli, questa nostra proposta che hanno sottoscritto - ed abbiamo la prova della sua popolarità, del suo grado di ragionevolezza che si impone - non la menzionano, perchè Rutelli e gli altri hanno avuto un riflesso naturale: se noi diciamo la proposta radicale, Pannella, Bonino, e via dicendo, questo non gli piace alle televisioni, e quindi non la diciamo; se dico il patto franco-tedesco va bene. […] Nel Parlamento italiano ci sono 136 parlamentari sottoscrittori della nostra proposta, 65 del centro-destra, di cui 48 di Forza Italia, 9 di An, 6 dell’Udc, 1 della Lega Nord; del centro-sinistra 66, di cui 34 della Margherita con Rutelli, Marini, Castagnetti e tutti i suoi leader, 19 dei Ds, 3 dell’Udeur, lo Sdi che dopo le dichiarazioni di Boselli adotta come partito questa proposta.
Domani dovranno essere presentate le risoluzioni al Parlamento e Cossiga ha detto che lui è pronto ad essere firmatario di un documento parlamentare che indichi al governo di impegnarsi nella Unione Europea, fino al Consiglio di Sicurezza, su questa proposta. […] Abbiamo Berlusconi che sta distribuendo pillole radicali, perchè oggi ha detto Israele e Turchia nella Unione Europea, poi ha detto che occorre convincere Saddam ad andarsene in esilio perchè così non c’è bisogno dell’intervento militare. Abbiamo incontrato pochi giorni fa il Presidente della Camera Casini, gli abbiamo presentato la proposta e lui ha risposto che vista la serietà dell’iniziativa si sarebbe impegnato a far sì che il Parlamento la prendesse in considerazione. Il presidente del Senato Pera è a Lucca fuori per impegni, e al Presidente della Repubblica Ciampi, Emma Bonino ha detto che saremmo onorati anche a lui di presentargli la nostra proposta.
16 febbraio 2003
Marco Pannella. La nostra proposta, ogni giorno che passa, si arricchisce delle esigenze che la attualità porta alla luce. La nostra proposta avrebbe indubbiamente annullato – poi ne avrebbero trovate delle altre – le ragioni ufficiali della spaccatura europea […].
Allora cosa possiamo fare? Io dico semplicemente che mi sento – e credo che dobbiamo tutti sentirci – profondamente riconoscenti (è un’attività la riconoscenza) nei confronti dei presidenti di regione Abruzzo, Friuli, Lazio, Liguria, Molise, Piemonte, Puglia, Sicilia e Veneto, che sono di centro-destra e che hanno pienamente aderito - poi ci sono anche quelli di centro-sinistra e ci arriveremo - e soprattutto dinanzi agli 86 parlamentari di Forza Italia, la riconoscenza rispetto a questi eletti credo che deve essere per noi la strada maestra da percorrere. Anche poi i 21 di Alleanza Nazionale, ai 12 di UDC e, al senatore Forello della Lega Nord, unico e solo; l’eccezione che conferma la regola.
Oltre ad essere – e abbiamo interesse ad essere – profondamente riconoscenti - perchè al loro vertice, come al vertice formale degli altri non sono giunte indicazioni o segnali diversi - dei 120 parlamentari di centro-sinistra, 85 deputati e 34 senatori: i 55 parlamentari della Margherita - segnaliamolo perchè è d’obbligo davvero, d’obbligo e ne sono felice - i Ds sono 37, ma erano 12 avantieri: vuol dire quindi che sta crescendo una consapevolezza, come d’altra parte l’Unità mi pare ha dimostrato, che questo è un patrimonio che mi parrebbe molto sbagliato non fare proprio e non condividerlo; poi devo sottolineare che per quel che riguarda l’Udeur sono solo 3 i parlamentari. […]
Credo che noi possiamo tentare di rappresentare una posizione di aiuto al Governo e al Parlamento, perchè sicuramente pagano lo scotto dell’Italia che governano e che hanno ereditato. Ma dobbiamo andare oltre. Abbiamo perso un’occasione determinante. E’ possibile che il conflitto scoppi anche perchè si è dissipata l’occasione domani di avere la grande sorpresa del Consiglio europeo. Io posso dire che so che all’Eliseo si è attenti a questa nostra proposta. Per quanto riguarda l’amministrazione americana Enrico Jacchia, con le sue professioni, con le sue conoscenze, è andato lì ed ha tenuto a dire a Radio Radicale che nell’amministrazione di Washington ha trovato molta simpatia e conoscenza della nostra proposta. E posso dire senz’altro che al congresso laburista in corso vi è chi conosce la nostra posizione, ma certo tutti erano convinti che domani il governo italiano ci cavasse dall’impaccio di non avere una posizione molto forte.
E allora vorrei dire a tutti i firmatari di non rassegnarsi, creeremo un’altra occasione: vedremo cosa potremo fare per mercoledi, per una mozione parlamentare, una risoluzione che recuperi questo. Dobbiamo aiutare l’America oggi a fare un altro gesto molto positivo.
Le cose vanno così veloci, ma forse nessuno si ricorda il 20 gennaio qual era lo stadio della riflessione e della conoscenza. Io dissi che la caratteristica probabilmente più importante di questo nostro progetto era di essere opposto nella costruzione e nella previsione del dopo-Saddam: perchè se in un paese qualsiasi del Medio Oriente riuscisse il colpo di una conversione democratica della società e dello stato, che è quello che noi diciamo essere compito del Consiglio di Sicurezza, con tutte le ricchezze immense, il petrolio, avremmo soprattutto 300 milioni di persone promosse ad essere ricche secondo l’analisi che chi è libero può oggi essere ricco, chi non lo è non ce la fa ad esserlo.
Massimo Bordin. Tu però sulla proposta tua e dei radicali dici “può riunificare la posizione europea”.
Marco Pannella. Domani al Consiglio europeo l’avremmo potuta riunificare con la nostra proposta, perchè, torno a dire, la posizione francese che dice “quintuplichiamo o quadruplichaimo il numero degli ispettori e facciamoli accompagnare da una forza armata dell’Onu come scorte e non come esercito di occupazione, e diamo il tempo a questo piccolo esercito di ispettori di fare il loro lavoro” a me va benissimo, ma bisogna vedere 1) se Saddam accettava 2) se l’accettava la politica cogliona americana (ci sono degli aspetti coglioni nella politica americana) che ha avuto fretta, paura, ha spostato 250 mila uomini (e al contribuente americano costa questa roba); quello lì – che non è liberista – Bush, ha portato il bilancio dello stato a delle vette che non si erano mai avute attraverso il nutrimento di quel complesso militare industriale…
[…] Quindi mantenere ferma la nostra posizione: no all’intervento militare, ancora. Il nostro governo, pur essendo governo, pur sapendo tante cose, non sa di non sapere e va disarmato dell’arma maggiore: vediamo se riusciamo ad avere una rivoluzione alla Camera dei Deputati e al Senato, che recuperi, se c’è ancora tempo, questa posizione “Iraq Libero”, l’ONU che insedia quello che in altre condizoni storiche la grande america ha insediato in 4 anni nel grande Giappone, dopo la guerra.
23 febbraio 2003
Massimo Bordin. Il dibattito alla Camera dove c’è stata tutta la vicenda della mozione dell’Udc. Vicenda ricca di implicazioni. Diciamo subito che quella mozione partiva dalla proposta di Pannella, dei radicali, a proposito proprio dell’Iraq. Intanto diciamo che al momento siamo a 18102 cittadini, da 134 paesi hanno firmato la proposta Pannella, tra cui parlamentari, sindaci, presidenti di regione, senatori a vita, presidenti emeriti. Ma veniamo al dibattito parlamentare, alla seduta alla Camera.
Marco Pannella. Tutto il Parlamento tranne Forza Italia ne ha parlato: si fanno i conti e il 95% dell’aula è d’accordo. Sembra incredibile, ma quando si arriva al dunque, Frattini dice: “il Governo si rimette all’assemblea”. Poi riprende la parola e dice: “mi è stato spiegato, contrariamente a quello che credevo, che è possibile che se l’UDC lo ritira, qualcun’altro lo faccia proprio”. In base a questo mio errore chiedo una mozione nuova. Allora uno pensa “se non è dell’udc, non mi rimetto alla Camera, ma…” no, dice: “se è così, il governo si rimette anche alla camera”. Frattini aveva detto “Tarek Aziz mi ha assicurato che Saddam non si dimetterà mai”. A questo punto vista la situazione interviene Berlusconi e dice: “noi ci stiamo provando in tutti i modi”, come se stesse parlando di una società concorrente in cui si tenta di convincere il presidente a cedere qualche azione.
A questo punto l’Udc l’ha ritirata. Andatevelo a guardare perchè c’è la fotografia della politica italiana e del parlamento italiano: l’Udc lo ritira ma poi la riprende, poi la ritira, Bianco e gli altri, tutti l’hanno fatta propria, si va al voto e prima di votare - a mio avviso contro il regolamento - parla La Russa e propone che una sola frase, quella sull’esilio, riscritta, venga messa ai voti inizialmente e pregiudizialmente. Su quella tutti naturalmente votano a favore e tutto il resto viene bocciato da tutto il resto della Camera. Il nostro progetto è il resto. Abbiamo assistito ad una delle cose più squallide ed anche incredibili degli ultimi 50 anni. […]
Massimo Bordin. Le due proposte in campo oltre questa di cui si legge sulla stampa - soprattutto estera e poco italiana - vede da un lato gli americani che parlano di un protettorato di due anni, l’obiezione è quella che fai tu, poi ci sono altre obiezioni che dicono “tutto il guaio è iniziato quando avete piazzato le basi in Arabia Saudita e figuratevi se adesso mettete il protettorato in Iraq cosa succede”; l’altra opzione, proprio per rispondere a questo tipo di obiezione, è un piano che sarebbe sponsorizzato dal principe Abdullah dell’Arabia Saudita e dall’Egitto che dicono “ci pensiamo noi, senza mettere di mezzo gli ameriani”.
Marco Pannella. E anche giordani ma non su questa posizione. Non dimentichiamo che la casa regnante in Iraq, è la casa regnante in Giordania, e quindi abbiamo lo zio dell’attuale Re di Giordania, fratello di Hussein, che doveva divenire re di Giordania, ed è esistito anche in questi mesi, in sottofondo, questa cosa un po’ spagnola, di farlo regnare in Iraq: un regno che unisca Iraq e Giordania nella democratizzazione e nella maggiore forza. Cosa che evidentemente l’Arabia Saudita piuttosto si allea con Bin Laden. […] Berlusconi vuole che sia Gheddafi a creare la pace. Io dico a Parigi e a Roma di stare molto molto attenti.
Massimo Bordin. Per la verità una cosa a Berlusconi va riconosciuta: a parte Walid e i suoi rapporti che sono più di affari che politici, sta tentando di spostare la politica estera italiana…
Marco Pannella. Sono solo parole. Se Berlusconi ci avesse ricevuto, invece di sentire da qualche consigliere, qualche telefonata del caro Vladimir, del caro coso… lui si sta drogando proprio di queste cose: caro Vladimir, caro Blair, caro Tony e per chi lo conosce questo è un problema. Non ha tempo di riflettere, come su molte altre cose, di politica estera e anche di politica interna.
2 marzo 2003
Massimo Bordin. Oramai i paesi che hanno aderito alla proposta di Iraq Libero sono divenuti 135 e i cittadini sottoscritto sono 18.790, fra l’altro in un contesto nel quale avvengono una serie di accadimenti che non fanno altro che confermare la validità dell’ipotesi di Pannella. La notizia di oggi è la chiusura della Lega Araba e la notizia che Saddam consegna anche del nervino e dell’antrace che finora aveva avuto da parte e negato di avere, ma con l’incalzare degli ispettori…
Marco Pannella. Ne avevamo parlato già domenica scorsa, quando dicevo che le grandi armi può darsi che non le abbia, ma quello che temono Blair e Bush è che ci siano anche solo 5, 10 valigette […] Ogni giorno che passa – e ne sono passati cinquantaquattro dal 20 gennaio - porta delle conferme puntuali, e in definitiva gravi e serie agli obiettivi che avevamo prescelto. […]
Oggi io sono convinto e continuo ad esserlo, come abbiamo fatto in tutte queste settimane, che questo obiettivo è anche l’obiettivo di un confronto durissimo, di un dissenso duro, durissimo, che in Italia nessuno registra fra Blair e una parte dell’amministrazione che in questo momento sembra prevalere su Bush, presso Bush, ossia la parte opposta al segretario di Stato Powell, quella di Rumsfeld quindi, il ministro della Difesa. Questo dobbiamo tenerlo molto presente. Il problema è però uno solo, è strutturale. Dunque, ripetiamolo: non sarà l’ultima volta, ma forse la penultima, prima dell’eventuale guerra. L’esilio da noi evocato era un obiettivo da conquistare e si conquistava rendendo conveniente a Saddam ed ai suoi, la fine dei Perón, dei Pinochet e via dicendo, piuttosto che la fine di Ceausescu. Quindi Saddam deve scegliere, e i suoi e i figli, devono scegliere fra questa fine, l’esilio, e l’altra che molti vogliono dargli, finire come Ceausescu, come Hitler. […] Abbiamo gli Emirati Arabi Uniti che non hanno tradizioni di esplicitazione di autonomia rispetto all’Arabia Saudita, ed è sintomatico che la proposta è stata fatta ufficialmente, freddamente esplodere proprio in occasione della riunione della Lega Araba: è dal 20 gennaio che noi sappiamo che è in corso il perseguimento di quest’obiettivo in tutti i modi possibili. E quindi occorreva allearsi, scegliere fra i tanti che potevano avere questo interesse, per evitare che ci fosse appunto quello che alcuni sostenevano, un saddamismo senza Saddam. Oggi con buona pace di Giuliano Ferrara e di tutti quanti, questo è un obiettivo che non solo nella riunione ufficiale della Lega araba è stato annunciato, ma Emma ci ha informato che il sottotitolo dell’editoriale principale della rivista ufficiosa del regime egiziano, più vicina al presidente, è “Saddam deve andare via”. È bello perchè l’Ansa e altre agenzie hanno scritto molte cose su questa rivista, hanno scritto dell’articolo, nel quale naturalmente si attaccava Israele, ma il sottotitolo non è stato segnalato. Emma ce l’ha segnalato anticipandolo la sera, poi confermandocelo.
In più io posso aggiungere un’altra cosa: tra i contrari alla liquidazione di Saddam vi è solo la Siria, mentre nello Yemen c’è una situazione pre-elettorale e sicchè a meno di drammi interni – ma non sembra che nessuno voglia giocarli – lo Yemen non sarà l’ultrà né di un campo né dell’altro.
[…] Il governo non ha voluto cogliere l’occasione di non avere accettato il nostro suggerimento di andare al Consiglio Europeo su una proposta che avrebbe creato lì, di sorpresa apparente, in grande, quello che è accaduto al Parlamento italiano. Perchè poteva inglobare immediatamente anche la posizione francese […] La Francia aveva una posizione che poteva andare benissimo proprio nella prospettiva che noi indicavamo: quanto più ormai sono chiari i successi e gli insuccessi della decisione dell’esibizione della mobilitazione militare anglo-americana. E’ indubbio con tutto quello che accade ogni ora: adesso hanno ritrovato il gas nervino, prima avevano ritrovato l’antrace, o subito dopo i missili; c’è un dittatore che deve stare molto attento alla sua immagine, e che da venti giorni sta mollando qualcosa. […] Ma un dittatore non può diarmare perchè il suo nemico è il suo popolo e se si disarma ha chiuso.
9 marzo 2003
Massimo Bordin. Alla proposta di Marco Pannella e dei Radicali di “Iraq Libero” oggi è stata dedicata una conferenza stampa con Emma Bonino e lo stesso Marco Pannella. “96 ore con la politica estera in mano ai Radicali e molte cose cambierebbero” ha detto Pannella, in un quadro che non è affatto di emarginazione per la proposta dell’esilio di Saddam e dell’amministrazione controllata dell’Onu; tutt’altro ha spiegato Emma Bonino con un ampia rassegna delle posizioni politiche e culturali del mondo arabo. Partiamo proprio da quì: la proposta al governo italiano.
Marco Pannella. Ho visto l’Ansa nel pomeriggio e naturalmente tutto c’era tranne l’invito, la richiesta, la sfida delle 96 ore assegnate alla nostra iniziativa […] Noi siamo in condizione di acquisire il sostegno pieno del Presidente del semestre UE, del semestre greco, e ho annunciato, ribadito, sottolineato, che è evidente che qualcosa sostenuto dall’Unione Europea che vede anche il sostegno di Tony Blair, significa superare quelle partizioni, quel grado basso di polemiche, di contrasti, che non consente l’emergere della alternativa piena e valida alla fase bellica. Oggi c’era solo l’Ansa e l’Unità - domani leggeremo - ma al governo non lo sanno, a meno che in macchina, durante i loro spostamenti, non siano capitati su Radio Radicale. Ma non lo sanno. Non sanno la responsabilità che ci siamo assunti e le affermazioni che vengono da noi perchè sono assolutamente certo che se lo sapessero verrebbero ascoltare con rispetto, rispetto alla serietà dell’impegno che ci si propone. Ogni giorno che è passato dal 20 gennaio è stato giorno di ostracismo e di silenzio per il popolo italiano, perchè una cosa è sapere che c’è la proposta “Iraq Libero” altro è conoscere il progetto, valutarne i pro e i contro e sentire anche i pareri contrari. Pareri contrari che abbiamo avuto quì da Fausto Bertinotti perchè diceva che oggi tutta l’attenzione deve essere contro l’impero americano mentre la nostra iniziativa lo sposta sull’Iraq e su Saddam.
Emma oggi ha potuto rispondere alla ignoranza arrogante di coloro che continuano spesso a parlare delle posizioni del mondo arabo come posizioni necessariamente tutte antiamericane e antioccidentali, in qualche misura conniventi con la realtà iraqena e con Saddam, quando questo ormai è patentemente falso, soprattutto da articoli, saggi, prese di posizione che vengono da organi di governo come in Egitto, non solo degli Emirati Arabi, del Sudan ecc, ma di tutti gli ambienti mediorientali di maggiore potere e di maggiore significato: tutti che pongono il problema del ritiro del potere a Saddam in Iraq come una necessità, un’interesse mediorientale.
16 marzo 2003
Massimo Bordin. Stiamo vivendo ore davvero importanti, per molti versi drammatiche, quando sono più di 20.000 i cittadini che hanno firmato la proposta di Pannella e dei Radicali di “Iraq libero”, da 138 paesi. Oggi si è chiuso il vertice delle Azzorre che ha una serie di esiti che riportano all’attenzione - se fosse necessario - dell’opinione pubblica, che però si vede privata della possibilità di discussione su di essa, di una proposta che si muove nel mondo internazionale come unica proposta credibile, e che trova in Pannella e nei Radicali un vettore di cui però sentite parlare solo a Radio Radicale. Che cosa è successo nelle Azzorre? Sostanzialmente è successo che il Presidente Bush appena uscito dal vertice ha dichiarato “con l’esilio o con il disarmo di Saddam si può evitare la guerra”. Dunque niente di tutto quello che i giornali ci avevano fatto prevedere oggi, e cioè che questo vertice avrebbe di fatto determinato l’attacco. L’ultimatum, che scadeva domani, si sposta in avanti; i francesi propongono 30 giorni; lo stesso Tony Blair dice che occorre arrivare ad un ultimatum più credibile. Quindi è praticamente archiviato quello che scadeva domani. C’è un comunicato congiunto firmato da Bush, dal premier britannico e spagnolo…
Marco Pannella. Anche di quello italiano?
Massimo Bordin. No, non l’hanno proprio invitato…
Marco Pannella. Ah, il “caro George” non l’ha invitato…
Massimo Bordin. Ed è anche colpa tua, perchè due settimane fa avevi cominciato a dire che in realtà gli preferiscono Aznar e alla fine è andata così… Comunque nel comunicato si parla della “costruzione del nuovo Iraq, in pace con se stesso e con i paesi vicini… il popolo iracheno merita di essere liberato dall’insicurezza e dalla tirannia e posto in condizione di decidere da solo del futuro del proprio paese… auspichiamo un Iraq unito” e questa è una curiosità del comunicato perchè per quattro volte insistono sull’ “Iraq unito” evidentemente riferendosi ai turchi…
Marco Pannella. Sono i curdi stessi che si sono riuniti dicendo “noi non vogliamo uno stato curdo”.
Massimo Bordin. Continua il comunicato: “sosterremo le aspirazioni irachene per un governo rappresentativo, che difenda i diritti umani e lo stato di diritto in quanto pietre angolari della democrazia… tutti gli iracheni dovrebbero godere della ricchezza generata dalla propria economia nazionale… pensiamo di collaborare con tutte le istituzioni internazionali, comprese le Nazioni Unite, se si dovesse verificare un conflitto… pensiamo di chiedere con urgenza l’adozione di nuove risoluzioni del Consiglio di Sicurezza che affermino l’integrità territoriale dell’Iraq, assicurino l’assistenza umanitaria e appoggino una amministrazione appropriata per il dopo guerra in Iraq… proporremo altres’ che al Segretario Generale sia concessa ad interim l’autorità di assicurare che l’assistenza umanitaria alla popolazione irachena possa essere fornita attraverso il programma “petrolio contro cibo”… ogni presenza militare se fosse necessaria sarebbe temporanea, diretta a garantire la sicurezza e l’eliminazione delle armi di distruzione di massa… chiediamo alla comunità internazionale di unirsi a noi per aiutare a far diventare realtà un futuro migliore per il popolo iracheno”.
Marco Pannella. […] E’ evidente che il governo italiano ha le sue responsabilità. Questa notte sto mandando, innanzitutto ai 20.000 che hanno aderito al nostro progetto e agli iscritti radicali, una informazione - mentre mi pare che non c’è ora che non costituisca una conferma allo scenario che avevo descritto il 20 gennaio - […] che spero tutti capiranno: riconoscendo di non avere avuto tutti noi abbastanza forza per aiutare - come altri direbbero - il nostro paese, ma credo per aiutare la democrazia - come è accaduto già altre volte a livello non solo nazionale e non solo europeo - nell’evolversi delle cose, a questo punto sia giusto non incapronirsi a fare una presenza di testimonianza. Di certo ascolterò molto quello che avranno da dire i compagni, ho già ricevuto delle email dopo l’intervento di questa mattina con reazioni varie, ma soprattutto mi chiedo se c’è un deputato, un senatore a Roma o se ce ne sono di più, perchè forse nello loro mani in 48 ore c’è la possibilità che ci siano quei piccoli - apparentemente - eventi, che aiuterebbero il governo e l’opposizione a fare della situazione italiana il veicolo che può lanciare dei punti di caduta densi di riflessione, di consapevolezza, di dibattito, a Blair e gli altri, e che può unire una generazione politica unendo generazioni anagrafiche totalmente diverse. Se c’è uno che ha la consapevolezza che l’impopolarità è un dovere e una convenienza massima per la coscienza e la lotta, rispetto all’impopolarità questo è Blair.
Altre pagine di questo documento:
- Esilio di Saddam: era possibile ma si scelse la guerra. La rivelazione di "El Pais"
- Documenti governativi desecretati: esisteva un'alternativa alla guerra in Iraq. Il video
- "Moratoria della pena di morte anche per Tareq Aziz". L'iniziativa nonviolenta di Marco Pannella
- Marco Pannella: «Porteremo la verità sull'esilio di Saddam al Congresso USA»
- Le conversazioni Pannella-Bordin dal 19 gennaio al 16 marzo 2003 sulla proposta radicale di “Iraq Libero”







