Legalizzare la giustizia. Documento finale
Il Congresso Nazionale di Radicali Italiani:
denuncia il mancato funzionamento dell’ Amministrazione della Giustizia in Italia ed individua quale nodo problematico essenziale quello rappresentato dalla invasiva presenza di un numero sempre maggiore di magistrati fuori ruolo chiamati a ricoprire delicati incarichi di diretta collaborazione politica del ministro della Giustizia e, pertanto, in grado di condizionarne le scelte politico – legislative;
rileva che la dimensione della “questione sociale” rappresentata dall’inefficienza del “sistema giustizia” non ha trovato alcuna risposta né nella recente controriforma dell’Ordinamento Giudiziario, volta a soddisfare esclusivamente i desiderata della magistratura associata, né nel c.d. “pacchetto sicurezza”, le cui misure, ispirate ad una logica emergenziale, autoritaria e disorganica, rappresentano l’ennesimo tentativo di attacco al sistema di garanzie del giusto processo;
evidenzia come il dibattito politico e la attenzione informativa sulla giustizia siano concentrati sui conflitti istituzionali che vedono contrapposti la magistratura e gli altri poteri, mentre il silenzio più assoluto circonda i temi di maggiore impatto sui cittadini;
Il Congresso di Radicali Italiani, in questo contesto:
saluta la nascita del Comitato “Piero Calamandrei”, impegnato nella elaborazione di proposte di riforma ed iniziative di lotta politica sui temi della Giustizia;
annuncia la preparazione di un Convegno teso ad illustrare i costi della malagiustizia per lo Stato e le imprese, e ad individuare – anche in una prospettiva comparatistica – gli strumenti utili ad una drastica riduzione dei tempi dei processi. Le priorità sono rappresentate: sul versante penale, dalla messa in discussione del principio costituzionale dell’obbligatorietà dell’azione penale e dalla introduzione di un’effettiva responsabilità professionale e civile dei magistrati; sul versante civile dalla diminuzione del numero dei “riti speciali” e dalla perentorietà dei termini processuali anche per i Giudici;
ribadisce l’ impegno legislativo volto a rendere effettivo il principio di separazione del potere giudiziario dal legislativo, a partire dal disegno di legge relativo al “collocamento fuori ruolo dei magistrati applicati al Ministero della Giustizia”, da depositare in Parlamento in tempi brevi e previa ricerca del più ampio consenso possibile tra le diverse forze politiche e parlamentari;
riafferma l’assoluta urgenza di un provvedimento di amnistia che, sostituendosi alla amnistia mascherata e di classe rappresentata dalla prescrizione, possa sfoltire l’enorme carico dei processi pendenti così da consentire, unitamente all’introduzione delle necessarie riforme, tempi rapidi per lo svolgimento dei processi penali.







