L'intervento di Maurizio Turco nella riunione con i responsabili delle associazioni di Radicali Italiani
Io vorrei riprendere un accenno che aveva fatto Sergio Stanzani all’inizio, perchè secondo me ci aiuta molto per capire poi il senso di quello che dovrebbe essere una associazione radicale sul territorio. Il richiamo al “caso Italia” che faceva Sergio ha alcune conseguenze.
Se siamo convinti di quella analisi, da cui poi deriva il fatto che ancora oggi - sentivo l’altro giorno Pannella che parlava di “palermitani e corleonesi” - siamo in campo e stiamo giocando una partita, sapendo che anche i nostri alleati fanno parte di un sistema - per non chiamarlo regime - al quale noi siamo direi costituzionalmente estranei, e rispetto al quale abbiamo deciso di farne parte, per consentire che innanzitutto quelli che fino all’anno scorso avevano governato con una maggioranza di quel tipo non tornassero al governo, perchè non solo non erano riusciti a fare le riforme ma quello che avevano messo in campo era del tutto inadeguato alle necessità del paese, con la conseguenza che se fossero tornati al governo del paese non avrebbero potuto fare altre che peggiorare le cose.
Quello che era un potenziale liberale, Berlusconi, si è tramutato nel corso del tempo attraverso dei fatti concreti, dal mio punto di vista, in un qualcosa di controriformatore se non addirittura reazionario. Non che i compagni di strada che abbiamo scelto siano migliori, ma sicuramente molto meno attrezzati e adeguati per fare in quello che era negli intenti, in un processo inarrestabile, Berlusconi.
Io volevo segnalare che Berlusconi è anomalo rispetto al mondo politico nonostante sono da 15 anni che fa politica. Però c’è un dato che ancora lo contraddistingue, dei fatti magari minimi, che però danno il senso di quello che voglio dire: per esempio il fatto che lui ancora insista con i brogli elettorali, e con le elezioni che non state chiare, dice di un qualcuno che magari semplicemente per furbizia, ha preso atto del fatto che dal 1945 ad oggi non c’è stato mai un risultato elettorale che sia stato accertato nei fatti, quando i risultati elettorali in questo paese sono sempre stati accettati dalle parti in competizione.
Però c’è qualcosa d’altro, secondo me grave, che è passato in secondo piano, come per esempio tutta quella sua campagna sui poteri forti quando, per 15 anni, dai poteri forti è riuscito a rimanerne fuori, anche se con poche capacità di iniziativa e di azione. Ma, mi sembra un mese fa, Gianni Letta è entrato nella Goldman Sachs, e questo la dice lunga su quali sono le prospettive di un ritorno a Berlusconi.
Avevo iniziato questo discorso sul sistema perchè io penso che certe volte, se non spesso, soprattutto quando non si ha la consuetudine e la quotidianità di quello che ci succede, spesso si rischia di essere simmetrici agli altri: si immaginano e si vivano le associazioni radicali al pari di una sezione di partito quando, proprio in ragione del sistema, noi l’unica possibilità che abbiamo in termini di organizzazione e di azione sul territorio è di tipo completamente asimettrico rispetto a quello che è il sistema e al modulo organizzativo degli altri partiti. Ad esempio sull’iniziativa di ferragosto: diceva prima Muroni che l’iniziativa di Pannella per il Pd è in coerenza con la storia di Marco, ma io penso che sia soprattutto in coerenza con la storia del Partito radicale e può diventare una iniziativa che ha delle prospettive politiche molto importanti, a prescindere da quello che può significare l’azione giudiziaria, che io più che azione giudiziaria vedo anche quella come azione politica. Noi dobbiamo avere la capacità di vedere in questa iniziativa quelli che possono essere gli sviluppi futuri. Questo è un tentativo di dialogo e di interlocuzione anzitutto con milioni di cittadini che hanno attenzione, non tanto nei confronti del matrimonio tra la Margherita e i Ds, quanto nei confronti della formazione di un partito nuovo, con regole nuove, un modo di far politica diverso, che riesca a coinvolgere i cittadini su quelli che sono gli interessi diretti e presenti. Il Pd come l’avevamo immaginato era un qualcosa che stravolgeva completamente quella che era la struttura dello stato in questo paese.
Uno si sarebbere dovuto aspettare che quel partito che si organizza in collegi, e se quei collegi non fossero lo strumento per garantire alle oligarchie il controllo e un partito solo apparentemente diverso, avrebbero dovuto proporre l’uninominale come logica conseguenza. Invece no, probabilmente ben che vada, arriveranno al tedesco col 5%.
Io credo che ancora una volta - sentivo prima il compagno di Bologna sugli interessi centrali dei cittadini - che bisogna stare attenti a quelli che sono gli interessi indotti nei cittadini come interessi loro centrali, rispetto a qualcosa che secondo me la gente capisce benissimo. Noi potremmo prendere iniziative su singoli punti e su ciascuno di questi punti avere l’interesse di una parte più o meno grande della popolazione o potrebbe anche avere l’interesse di una parte di popolazione che per quanto non interessata capisce che è un problema di interese generale. Ma io credo che noi dovremmo invece fare una campagna in coerenza con quanto sta facendo Marco in questo momento: mettere in discussione l’intero sistema in cui le singole iniziative sono degli aspetti non secondari, ma comunque che hanno a che fare con l’impostazione generale. Il tornare ad esempio su la legge elettorale, il riuscire a spiegare che questo sistema del bipolarismo, contrapposto a quello del bipartitismo non fa che perpretare che i problemi di questo paese. Io credo che sia una cosa intellegibile il fatto che l’iniziativa di Marco abbia avuto cosi risalto non tanto in termini di scandalo o provocazione ma quanto di riflessione, come ho sentito in questi giorni a radio radicale nei vari convegni, incontri, molto interessanti, che fanno comprendere che se questo tentantivo di Pd continua ad essere perseguito nei modi che hanno deciso di perseguire, sicuramente si apre uno spazio politico non solo per coloro che si troveranno fuori dal Pd, ma per tanta gente che su questo nuovo partito che gli era stato prospettato non trova riscontro nei fatti. Io credo ci sia la necessità, la possibilità, di offrire loro una alternativa, alternativa che noi l’abbiamo già disegnata e ce l’abbiamo già pronta che è quella della Rosa nel Pugno.
Io immagino i problemi che voi abbiate sul territorio nei confronti, lo dico genericamente, dei socialisti, perchè poi anche all’interno dei socialisti c’è ancora gente che è consapevole dell’importanza del progetto della Rosa nel Pugno. Io guardo con interesse alla Costituente socialista come la possibilità di costruire una delle gambe della Rosa nel Pugno. Evidentemente gli stessi compagni dello Sdi si sono resi conto che cosi come erano organizzati, non solo il loro apporto alla Rosa nel Pugno era inadeguato, ma anche ciò che poteva rappresentare una Rosa nel Pugno di quel tipo, rischiava di essere un processo fallimentare. Io credo che molti di loro si sono resi conto che quel processo non è finito ed ha delle prospettive in un futuro che non vedrei lontano. L’interlocuzione che Rita ha avuto con molti dirigenti dello Sdi, che poi si sono anche iscritti a Radicali Italiani, va rafforzara e riutilizzata: cioè coinvolgere questi compagni in iniziative comuni su quelli che sono i nostri temi.
Questi incontri sono molto importanti perchè ognuno con le proprie esperienze riesce a fornire agli altri anche delle idee e degli spunti.
Nei miei ricordi - Sergio ancora di più - non vedo un passato diverso dal presente, nel senso che noi dovremmo vedere anche quello che sono state le associazioni radicali nel tempo. Noi fino a quando non riusciremo a raggiungere una dimensione che Marco ha cifrato in 200.000, una dimensione completamente diversa da quella attuale, dovremmo fare i conti con quelle che per alcuni potrebbero essere delle debolezze e che a me invece appaiono come una forza. Il fatto di non essere caduti nel fare una politica conformista a livello locale è un fatto di consapevolezza, diffuso nel partito; per parlarci chiaro sono pochi coloro che vedono nelle elezioni locali lo sbocco della nostra iniziativa, perchè seppure siamo riusciti ad incidere alcune volte a questo livello (Trieste, Catania, Napoli) noi non è che abbiamo fatto quelle campagne elettorali sulla base di presenze territoriali adeguate: alle comunali di Catania eravamo io Antonio e forse altre due persone a fare campagna elettorale e, mentre Marco andava in giro per le televisioni, noi stavamo con un tavolino, per un mese, a raccogliere le firme per gli Stati Uniti d’Europa. Questa asimmetria, tra quello che ci si aspetta da un partito politico, da una iniziativa politica normale noi l’abbiamo sempre saltata, con una organizzazione diversa e con un modo di fare iniziativa sul territorio completamente diverso da quello degli altri partiti. Se noi partiamo da questa consapevolezza forse possiamo avere anche un modello organizzativo diverso.
Qual’è il senso dell’associazione radicale? E’ pensabile che una associazione solo perchè siamo radicali e quindi libertari si può concedere il lusso di avere un segretario e un tesoriere non iscritto al partito? A prescindere dallo Statuto è un controsenso: è possibile avere una associazione con 30 iscritti e con solo uno di loro iscritto a Radicali Italiani?
Non v’è dubbio che è importante la presenza sul territorio per fare iniziativa politica, ma se poi non abbiamo nemmeno il riscontro di coloro, che iscrivendosi alla associazione radicale perlomeno condividano il fatto che quel denaro serva per portare avanti quelle iniziative politiche, direi che è un fallimento di tutti quanti noi e c’è un lavoro di tipo pedagogico che dovrebbe essere fatto: io di questo non ne sono capace ma credo che proprio l’opportunità di incontri come questo ci può aiutare a tutti per superare certe apparenti difficoltà, che a me pagliono innanzitutto di comprensione politica.


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