L'intervento di Sergio Stanzani nella riunione con i responsabili delle associazioni di Radicali Italiani

Di Sergio Stanzani - 23 agosto 2007

C’è bisogno di mettere un minimo di ordine nella terminologia, nelle parole, nel linguaggio, nel nostro modo di essere e di continuare a voler vivere ed affrontare la questione partendo dal “caso Italia” che personalmente, segna, marca, la mia esistenza di radicale, ed io collego al “caso Italia” un’altro aspetto importante che ultimamente si è posto in evidenza, quello della differenza che noi siamo riusciti a dare al termine “alternativa per l’alternanza”. “Caso Italia” più “alternativa per l’alternanza” pone delle domande che sono un pò più significative se si riescono a dare delle risposte che non quelle che ognuno di questi termini può dare sepratamente.

L’ho detto anche nell’ultimo comitato di RI. Il problema per noi è di ritrovare, riproporre, risentire, riavvertire la necessità della nostra unità radicale, che è la storia che noi abbiamo, che siamo stati capaci di mettere insieme e che ci ha permesso di essere vivi ancora oggi. Questa storia, nostra, che ci ha visto individualmente, collettivamente, congiuntamente impegnati ora quà ora là.

C’è stato negli ultimi comitati il problema della realtà organizzativa. Posto il problema dell’unità che io ho identificato in quei termini, identifico il momento associativo secondo l’aspetto della specificità tematica, che tende a interpretare l’unità radicale, della storia radicale, attraverso un fatto specifico, che è quello tematico e quindi non collocabile nello spazio.

In mezzo a tutto questo magma, che non è un magma se si cerca di interpretarlo, perchè ha una sua razionalità, qual’è la priorità? Qual’è l’obiettivo specifico? E’ un obiettivo specifico sulla strada dell’alternanza o su quello dell’alternativa? Io sono convinto di non dire una balla e che questo problema si pone soprattutto con questa situazione che Marco ha messo in piedi con la questione del Pd. Perchè in fondo stiamo vivendo un furto, uno scippo, che ci hanno perpretato; oggi i radicali sono i comunisti e i comunisti sono i liberali. Ed è casuale tutto questo? C’è una intelligenza dietro? Io non lo so, non so dare una risposta, forse è Maurizio l’unico che può averci pensato un attimo, sempre che la cosa lo abbia colpito.

E quindi il problema dell’autonomia di iniziativa nell’ambito del mondo radicale. Noi siamo quello che siamo perchè siamo riusciti, nonostante tutto, a correre dietro a tutto. A me sembra che il problema ci sia e arrivo a dire un’eresia: in questa situazione la poliedricità, la dimensione di Marco, non basta. L’assurdo è questo. A quello che siamo riusciti a produrre o gli diamo un giudizio negativo e allora chiudiamo, sennò dobbiamo prendere atto che quello che noi siamo riusciti storicamente a produrre e a dare a questo paese è una cosa straordinaria, talmente eccezionale che anche noi stessi non riusciamo ad acchiapparla.

Rita tu sai che ha fatto parte della nostra vita il giorno di ferragosto, ma se io oggi dovessi pensare a qualcosa su come impegnare il giorno di ferragosto con una validità che ha avuto negli anni passati penso all’iniziativa su Milosevic e il Tribunale penale Internazionale, con una iniziativa importante che siamo capaci di fare, altrimenti è meglio andare a Ischia e non fare niente.