L'intervento scritto di Maria Serena De Santis, tesoriere dell'Associazione Radicali Bergamo
5 agosto 2007
iscrizioni
Iscrizioni: partiti a confronto • C’è da deprimersi confrontando il numero di iscritti a Radicali Italiani con i dati degli altri partiti. La mostruosa sproporzione resta anche facendo tara dei molti (dei “tutti o quasi”, nel caso di alcune formazioni, e in alcune aree del Paese più che in altre) che comprano una tessera di partito da clientes. Siamo così repulsivi?
Molti dicono: “sono molto d’accordo su questo e questo, ma su quest’altra cosa proprio no”; si chiede ai radicali ciò che non ci si sognerebbe di chiedere agli altri: la perfetta, totale aderenza alle proprie opinioni.
Ancora, e soprattutto, si applica il giudizio all’oggetto sbagliato – alle posizioni, invece che alle azioni. Così “tutti i partiti sono contro la pena di morte”, “anche noi del PRC siamo antiproibizionisti e a favore dell’eutanasia”, “anche noi di Forza Italia siamo per la separazione della carriere dei magistrati”, “anche Veltroni è per la modernizzazione”, … Quindi: “Perché dovrei aderire ai Radicali, che per di più si occupano solo dei massimi sistemi e non del piano urbanistico o degli aili nido del mio Comune?”
La strategia comunicativa dei “grandi” leader si preoccupa di non dimenticare niente e nessuno: sviluppo, giustizia sociale, pace, sicurezza, partecipazione, … – anziani e giovani, donne e gay, insegnanti e ricercatori, imprenditori e precari, …
Ogni “grande” discorso è una summa dei problemi del Paese e dell’universo mondo, ciascuno può riconoscere sé stesso, i propri guai, le proprie aspirazioni in almeno una voce dell’enciclopedia. Oppure, come succede sempre più spesso, può considerare: “Sono bravi solo a parlare, sono tutti uguali”. Proprio tutti?
Tortora ha potuto incarnare le sofferenze e la volontà di lotta di tutte le vittime di una giustizia ingiusta non certo grazie al PLI, di cui era stato dirigente; e Negri non era stato accolto in lista dai suoi “prossimi” della sinistra ex-extraparlamentare. Luca Coscioni, per la libertà di ricerca di scientifica, e Piero Welby, per la libertà di ciascuno di decidere della propria vita e della propria morte, non hanno bussato alla porta del grande partito “di lotta e di governo” né a quella del partito “di governo e di antagonismo sociale”; sapevano che queste porte si sarebbero, a malapena, socchiuse: una pacca sulla spalla, e tanti saluti.
Una campagna informativa per il 2008 • Per ottenere attenzione, consenso e iscrizioni contrapponiamo una “pubblicità comparativa” alla “pubblicità ingannevole” degli altri partiti, evidenziamo la nostra diversità con una campagna informativa:
– quattro settimane di mobilitazione, con tavoli nei week-end e un evento nazionale a settimana, magari dopo il congresso, a cavallo tra novembre e dicembre, cercando con qualche trovatella di farne “un caso” già prima che cominci;
– quattro volantini stampati fronte-retro = otto scarne schede (eventualmente traducibili anche in manifesti e in spot radiofonici e televisivi), quasi tabelle dal linguaggio semplice e immediato:
TEMA > OBIETTIVO/I > INIZIATIVA/E
Citiamo fatti e episodi precisi, databili del “fare radicale” e del “non fare”, o del “fare contraddittorio con le posizioni dichiarate” degli altri (es.: DS e PRC che in commissione votano contro la proposta “Coscioni” dell’indagine conoscitiva sull’eutanasia; FI che condanna i referendum perché c’è Silvio “faso tuto mi”, che poi non fa o fa poco e male; con sparute eccezioni, il resto del Parlamento schierato contro la proposta radicale-RnP di non concedere esenzioni privilegiate al Vaticano in materia ICI, ecc.).
Obiezione scontata: le campagne pubblicitarie costano.
Contro-obiezione: si potrebbero utilizzare i soldi abitualmente destinati a inserzioni (credo almeno una dozzina di pagine all’anno, suppongo costosissime) su “Il Foglio” e “Il Riformista”; due quotidiani che, insieme, totalizzano molti meno lettori di diversi quotidiani locali (sicuramente de “L’Eco di Bergamo”).
Per quanto riguarda la stampa di volantini e manifesti, segnalo i prezzi stracciati di un’azienda che opera solo su commesse on-line in vari Paesi europei:
http://www.printcarrier.com/
Esempio: 100mila volantini A4, 170g, carta patinata opaca, in quadricromia, stampa fronte-retro, costano € 2.880,00 + IVA (€ 3.456,00), con consegna gratuita in tutta Italia. Un numero dei due quotidiani citati viene letto, ad andar bene, da 5mila persone, in massima parte – ci giurerei – dediti anche all’ascolto di Radio Radicale e/o alla frequentazione dei siti radicali, per cui informati comunque.
I prezzi scendono con il crescere del numero dei pezzi ordinati. Confidando su noi militonti ignoti come distributori, se ne potrebbero far stampare un milione a settimana, e farli recapitare dalla Print Carrier a diversi indirizzi (ovunque esista una sede radicale) per risparmiare sulle spese di spedizione da Roma alle singole associazioni. Noi dell’ARB potremmo andare a prendere la nostra quota a Milano, ecc.
Gli spot costano tantissimo, ma forse il circuito Odeon o altri minori hanno prezzi più accessibili, si tratta di verificare gli ascolti. Due ascoltatrici sicure ci sono ; )) – a un tavolo “petizione eutanasia” hanno firmato madre e figlia, non con l’aria di lettrici di giornali ma convintissime e informate perché avevano assistito a un programma di Gianfranco Funari.
Iscrizione e militanza • Non ho alcuna competenza per giudicare se la flat tax capezzoniana sia una buona idea, so che il prezzo vincolativamente uguale per tutti della tessera mi sembra cosa da rivedere, anche perché ogni anno ci sono gli indecisi: fare la tessera di R.I. o del transnazionale?
L’insieme degli iscritti non coincide con l’insieme dei militanti, c’è un’intersezione di “radicali iscritti e militanti” ma sono di più quelli che solo s’iscrivono o solo militano.
Ho la sensazione (mi piacerebbe fosse smentita) che a Roma ci si preoccupi molto che i solo militanti s’iscrivano, molto poco che i solo iscritti militino. Eppure iscrizione e militanza sono due forme d’adesione, polmoni e cuore, ambedue indispensabili alla vita del partito: sarebbe giusto sollecitare l’una e l’altra.
Inoltre il tempo è davvero denaro, chi lo spende con costanza in un’attività non retribuita (e, spesso, dà del suo per volantini, autenticatori, sale di riunione, ecc.) “versa” molto più del tesserato che limita la sua adesione ai 200 euro.
Ipotesi: tenere ferma la quota attuale come standard; introdurre una quota di 50 euro esclusivamente per i militanti delle associazioni locali che, in permanenza o in una data fase, autocertificano di non poter fare di più; invitare i “solo iscritti” a integrare il loro versamento con ulteriori contributi, oltre che a considerare la possibilità di contattare l’associazione locale più vicina e di darle una mano, anche saltuariamente.
Sono convinta che ridurre il prezzo standard della tessera R.I. accrescerebbe ben poco il numero degli iscritti; chi si convince delle buone ragioni di questa scelta capisce anche perché la tessera radicale costa più di quelle degli altri partiti.
La questione mi sembra diversa per le associazioni tematiche, in particolare Coscioni e Caino (che hanno un bacino potenziale di adesioni molto più vasto), e per lo stesso partito transnazionale. Credo che se l’Associazione Coscioni non avesse raddoppiato la quota di 50 euro avrebbe molto più del doppio dei suoi iscritti.
Gli italiani non sono avari e sono facili (almeno al nord) alle tessere non di partito; gli iscritti all’AVIS sono oltre un un milione (generosi di sangue), quelli di Amnesty International ne dichiarano 90mila (con queste opzioni: € 75 all’anno, Socio Sostenitore Speciale; € 50 all’anno, Socio Sostenitore; € 35 all’anno, Socio Ordinario; € 15 all’anno, Socio Junior – 14-18 anni; e c’è pure una “quota libera”, anche un euro va bene).
All’inizio della campagna Welby tentavamo, ai tavoli, di fare iscritti alla Coscioni, e diverse persone accennavano a mettere mano al portafoglio; ma poi restavano sbigottite dalla quota cento euro, e imbarazzate si limitavano a lasciare un contributo.
Con una quota più bassa un iscritto “fidelizzato”, anche grazie all’ottima iniziativa del’Agenda Coscioni, spesso deciderebbe nel corso dell’anno di inviare ulteriori contributi, soprattutto se invitato a finanziare una campagna o un’iniziativa precisa.
Nota psicologica: meglio predisporre blocchetti con ricevute d’iscrizione distinte per ogni stella o pianeta della galassia, molti hanno un blocco di fronte al sospetto di aderire indirettamente – facendo la tessera della Coscioni o di Nessuno Tocchi Caino – anche ai radicali, moltssimi altri non tollerano l’idea di associarsi a qualcosa che abbia a che fare con un partito tout court. Siamo quelli delle doppie tessere e della nobiltà della politica, ma le mentalità diffuse sono altre, un approccio morbido e graduale sarebbe più fruttuoso.
finanziamento
Chiedere e dare • In effetti, almeno a Bergamo, i contributi vengono chiesti ai tavoli con insufficiente sistematicità. C’è da dire che aiuta moltissimo chiedere soldi avendo qualcosa da dare in cambio. Al rom con piattino non do nulla se sta seduto a pietire, lascio monete se suona il violino.
Particolarmente utile è avere a disposizione materiale che diffonde informazione (ancora, ottima l’Agenda Coscioni). Ora, di materiali da diffondere ce ne sarebbero tanti: da opuscoli come “Fiat, quanto ci costi?” e “8 per mille” a libri come “A sinistra del PCI” e “Lasciatemi morire”, a produzioni di singole associazioni (per esempio, Torino sulla RU486, o Firenze sulla storia del Partito Radicale, come ho appreso ascoltando la riunione di domenica), ma manca una organizzazione e promozione stabile e complessiva, la creazione di una sorta di catalogo in cui le associazioni locali possano scegliere titoli e numero di copie.
Solo le realtà che hanno più di 25 iscritti, bazzicando in Torre Argentina, hanno occasione di recuperare questo o quello evitando le spese di spedizione.
Importante ottenere i materiali in conto vendita, con una percentuale di profitto sulle vendite dai due possibili utilizzi: lo sconto agli acquirenti (opportuno per i libri più costosi), la cassa locale. Chi non ha rappresentanza nel Comitato nazionale dovrebbe poter recuperare ciò che ha ordinato dall’associazione maggiore più vicina.
Creare una “libreria di strada” • È bello che sboccino mille fiori di varietà diverse, pubblcazioni dell’area radicale edite ora da Kaos, ora da Marsilio o Stampa Alternativa o Rizzoli, ma sarebbe bellissimo avere anche in proprio una casa editrice, con più collane di libretti supereconomici.
Oggi esistono sistemi di stampa digitale non colossali nell’ingombro e nel costo (anche in leasing) che permettono di chiudere “in casa” il ciclo produttivo, grazie a moduli aggiuntivi per la creazione, con pinzatura o rilegatura, di opuscoli.
Un esempio della Xerox, per stampa in B/N ma con un modulo che permette di inserire la copertina e pagine interne stampate altrove a colori:
http://www.support.xerox.com/docu/Xerox120cd/Nuvera70ugta/italian/tourps_00.htm
Il nome della casa editrice potrebbe essere Cordel. In Brasile c’è una lunga tradizione di literatura de cordel: smilzi opuscoli di letteratura popolare venduti in strada, esposti su una corda come panni stesi. Un’idea anche scenografica, per i tavoli.
Mi fermo qui, per non perdermi in fantasticherie.
Made in RR • CD e DVD da materiali selezionati dell’archivio di Radio Radicale, con l’aggiunta di testi esplicativi e fotografie. Per esempio su Ernesto Rossi, sulla pedofilia clericale USA (film, convegno a Roma). Base di partenza per molti titoli gli approfondimenti sul sito RR (ricordo “Caso Sofri” e “divorzio”) che oggi, mi sembra, purtroppo non sono più elencati tutti insieme su una pagina del sito.
Gadget • In anni lontani ai tavoli radicali non mancavano mai spillette e adesivi; in testa alle vendite quelli antiproibizionisti, col sole che ride (ahi noi) e antinucleari, con scritte nelle lingue più strambe, c’erano pure i collezionisti.
Selezionando gli apporti, i suggerimenti ideativi e grafici provenienti da ogni dove, Roma potrebbe applicarli a spillette e adesivi ma anche a mouse-pad, portachiavi, ecc.
Da non dimenticare la tematica anticlericale. Le uscite di Ratzy & C. e lo spettacolo desolante di un Parlamento suddito di Stato straniero hanno avuto l’effetto di raddoppiare le iscrizioni alla UAAR; avremmo tutti i titoli – facendoli conoscere, e evidenziando che altri non li hanno – per sfruttare anche noi la sana reazione con Anticlericale.net.
Serena
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