Marco Pannella: «Mai più interviste, con questo clima, al Corriere della sera»
Marco Pannella, all'indomani della chiusura dei lavori del Comitato nazionale di Radicali Italiani e dopo la lettura dei quotidiani, interviene a Radio Radicale per prendere «una misura di correzione dell'aggressione straordinaria che vede come oggetto, nel tentativo di farne una vittima, la realtà, la storia e la possibilità di vita del Partito Radicale». La trascrizione
La trascrizione
Buongiorno. Sono sicuro che queste richieste, a mo’ di incursioni che io faccio, saranno molto rare in futuro.
Oggi, francamente, avendo ascoltato la lettura dei quotidiani, mi pare che sia importante prendere questa misura di correzione di un’aggressione straordinaria di una politica precisa che vede come oggetto e come tentativo di farne una vittima la realtà del Partito Radicale, la sua storia, la sua stessa possibilità di vita.
Aveva visto giustissimo politicamente, con un riflesso coerente, conseguente, Emma Bonino, con una sua sottolineatura, una sua affermazione politica polemica che ha costituito l’apertura del suo intervento al Comitato Nazionale dei Radicali Italiani. Aveva visto giusto. Aveva detto subito: «Occorre reagire».
Occorre, infatti, denunciare il trattamento ostracistico, censorio che televisioni e stampa, con un’unanimità assolutamente straordinaria, stanno adottando rispetto ai lavori – oltretutto, gli splendidi lavori – di uno straordinario Comitato Nazionale dei Radicali Italiani, denso, ricco di dibattito, di dialogo, di forza politica. Emma, appunto, aveva detto: «Occorre reagire». Non ricordo che abbia mai fatto questo in passato, direi sorprendendo la distrazione, o la rassegnazione, o la passività sin da quel momento di tutti noi. E credo che questo vada sottolineato. Per il suo senso politico, in quel momento della sua leadership, mi pare si sia verificato un episodio che non va sottolineato. Come si dice, come è stato detto anche da Daniele Capezzone, è urgente che si faccia squadra attorno ad Emma Bonino, il ministro, la leader Emma Bonino.
Cosa, oggi, mi induce a intervenire in questo modo? Come sentirete nella replica, credo alle ore 11,00, della conversazione tradizionale con il direttore, Massimo Bordin, vi è una notizia che, almeno, avrebbe potuto essere segnalata da qualcuno, o tanti altri interventi. Il Partito Radicale, direi con quasi certezza, non è una delibera del Comitato Nazionale, ma di questo si è discusso, lo si è sottolineato, l’ho personalmente confermato, responsabilità che assumo nei confronti del Partito Radicale stesso, con quasi assoluta certezza decide di portare i libri in tribunale, perché in tal modo si apre una iniziativa non violenta, radicalmente non violenta e significativa contro le distorsioni oligarchiche, antidemocratiche, contro la messa a sacco sempre maggiore da parte di partiti, sindacati, enti vari, con una specie di maxiemendamento, presentato da Marco Boato, in una Commissione parlamentare, nel quale era già iscritto un pregevole punto all’ordine del giorno: quello di riaprire i termini scaduti per uno di loro – i trenta giorni – per chiedere quella rapina chiamata rimborso delle spese elettorali.
Ebbene, partendo da questa notizia pregevole, nascosta e ignorata da tutti, sintomatica, così come si è fatto per la legge Fini-Giovanardi, che ha inserito una norma importantissima per quel che riguarda le iniziative proibizionistiche sul tema della droga, relative alle Olimpiadi di Torino – che si è inserito nel procedimento legislativo –, allo stesso modo, ad un certo punto, è venuta fuori nel dibattito, per merito di quello che sta diventando il miglior quotidiano del paese, la Repubblica.
È, infatti, la Repubblica che ha fatto questo scoop, è la Repubblica che ha sottolineato ed informato questo tentativo, volto ad aggravare quel costo dell’antidemocrazia italiana. Ovviamente, mi riferisco al titolo del bellissimo volume di Villone e Salvi, «Il costo della democrazia», che come è stato giustamente detto nel nostro convegno in realtà è il titolo, visto il contenuto del libro, del costo dell’antidemocrazia.
Ebbene, oggi accade che per la seconda volta, con un intervento di straordinaria violenza e una qualità giornalisticamente degna – secondo la deontologia giornalistica – del peggio di questa Repubblica e del suo giornalismo, il Corriere della Sera torna ad occuparsi dei radicali, forse sollecitato in qualche misura dall’intervento del Comitato, in coerenza con l’invito – quasi la sommatoria – di Emma Bonino, aveva inviato a tutti i giornali e telegiornali.
Cosa accade? Da quel che ho sentito – non ho il giornale – dai direttori di quotidiani, a questo punto titola non so sulla lite fra Capezzone e Pannella, con un sommario – o occhiello – nel quale viene dato rilievo al fatto che la lite è fatta di questa grandezza, di scontro e di ragioni espressive: «Pannella dice a Capezzone non so se “poverino” o qualcosa del genere e Capezzone mi risponde “mi hai deluso”».
Il secondo intervento, lo ripeto, durante il Congresso radicale, i radicali sono stati onorati da un editoriale di prima pagina del condirettore Battista, che diceva sostanzialmente: «Ma che Partito Radicale è mai questo, nel quale non si trova un solo radicale che denunci e si opponga all’estromissione, alla liquidazione avvenuta del giovane leader radicale Capezzone?».
Ripeto, un editoriale in prima pagina di offesa, credo patente, se fondata su un minimo rispetto della realtà. Questo invito ad un radicale, semmai si fosse trovato, diceva Battista, notoriamente terzista moderato, ragionevole, che si sentiva finalmente sdegnato, si chiedeva a che punto siamo ridotti se si accetta nel silenzio generale di tutti il linciaggio operato da Pannella nei confronti di Capezzone.
Adesso, dal nostro Consiglio, dal nostro Comitato viene fuori di nuovo l’invito a riunire il Comitato e… [audio incomprensibile] di consegnarsi ad una lite per povertà di altro con quei criteri e con quei toni.
Ebbene, in questo modo credo che iniziamo la campagna per i cinquemila iscritti necessari in modo che, entro febbraio, si consenta il rilancio della realtà radicale dopo cinquantuno anni nel nostro paese, per poi coinvolgere questo paese nell’alternativa radicale, nell’alternativa democratica, nell’alternativa laica, nell’alternativa di regime contro un’oligarchia, che è vero che usa due gambe, ma si trova tutta concorde negli interventi, affinché la truffa del cosiddetto «rimborso elettorale» venga usata come occasione per l’invenzione di soluzioni all’italiana per consentire il latrocinio di un regime che, oltre ad essere, come ogni regime, ladro di verità, è anche letteralmente ladro di danaro, di mezzi, di dignità e di libertà nei confronti dei suoi cittadini.
Allora, forse questa era la notizia: il Partito Radicale dopo cinquantuno anni annuncia, con l’approvazione poi del Comitato dei Radicali Italiani, degli altri interventi dell’Associazione «Luca Coscioni», degli altri soggetti della galassia radicale, con assoluta certezza per quel che mi riguarda, consegnerà nella sua situazione debitoria, che per noi è grave.
Si tratta di quattro o cinque milioni di euro di debiti, con degli introiti dovuti al rimborso delle spese effettivamente sostenute e documentate, mentre i grandi partiti hanno avuto il rimborso elettorale per delle spese che non hanno fatto, o hanno fatto al 20, 25 o 30 per cento.
Allora in queste condizioni cosa significa consegnare i libri al tribunale? Significa, molto probabilmente, il commissariamento dell’associazione, ancorché di fatto il commissariamento ad opera della magistratura della realtà radicale, o quantomeno del Partito Radicale.
È un’iniziativa non violenta, coerente con la nostra storia. Stiamo denunciando e distribuendo come pazzi, nella gravità di pazzi ragionevoli che cercano di difendere un paese dalla sua corruzione della carne e dello spirito e delle sue Istituzioni, biglietti da diecimila e da cinquantamila come rimborso effettivo, anche se emblematico. Stiamo distribuendo nelle strade del danaro speso, rubato dal regime a loro, anche quindi con questo sistema, con questo mezzo.
Qual è il nostro problema? Dei quattro o cinque milioni di euro dei quali siamo esposti nei confronti di creditori, noi dobbiamo riscuotere – la cifra precisa ancora non l’ho presente – un milione, un milione e mezzo nei prossimi tre anni dallo Stato come quota annuale di rimborso delle spese effettivamente sostenute.
In realtà, questo rimborso non l’avremo se non in una parte debolmente decurtata, perché noi dobbiamo, ovviamente, comperare il danaro dalle banche al prezzo che c’è perché, appunto, anche quel danaro che circoscrive, ma non […] a nulla, la gravità della nostra posizione debitoria, ci verrà dato fra due o tre anni.
È, dunque, un’iniziativa non violenta, ed è sintomatico il dare corpo ad una battaglia, e la risposta mi dispiace, ma comunque all’operazione accettata, sia pure con riserva, da Marco Boato di inserire – senza di lui non sarebbe stato possibile – nel dibattito sul rimborso […], che aveva dimenticato di fare entro i trenta i giorni la richiesta di rimborso. Quindi, si riapre, è legge, e così ci si rimette questa cosa che è merito di la Repubblica che ha trattato quasi come uno scoop per due giorni questa notizia che non mi pare sia stata particolarmente vista, data dal «Corrierone».
È questa, forse, la realtà, anche dell’intervento di Emma Bonino. La realtà è quella di un dibattito straordinario, per cui ho proposto che, oltre il deposito in internet di tutto il Comitato nazionale, di tutto il suo svolgimento, come facciamo sempre, è stato dato tutto per intero in diretta, ne venga fatto immediatamente un dvd perché la ricchezza degli interventi, la profondità, la fotografia che ci manda, quindi anche a Paolo Mieli, anche al Corriere della Sera, che invece insiste in una cosa, devo dire, straordinaria.
Noi apriamo così la campagna delle doppie, triple, quadruple tessere che possono e devono dare corpo come già accade per «Nessuno tocchi Caino», come già accade per l’Associazione «Luca Coscioni», come già accade per lo stesso Partito Radicale, diventi lo schieramento di personalità, di persone, di individui, di cittadini, spesso di poveracci, che chiedano l’iscrizione anche al Partito Radicale, ai radicali e all’insieme della galassia radicale, dicendo «sono radicale anche io».
Un’altra osservazione: oggi, alle ore 13 – mi pare che diventi quasi uno scoop – il Ministro degli affari esteri, Massimo D’Alema a Bruxelles tratterà con gli altre ventisei Ministri degli esteri il problema dell’iniziativa del Governo italiano per la moratoria sulla pena di morte. La situazione è difficile, sono testimone, anche personalmente, che non solo la Farnesina è mobilitata, quindi, anche personalmente, nel segno delle scelte politiche, il Ministro degli affari esteri, Massimo D’Alema, ma io posso testimoniare anche del diretto impegno nel mondo del sostegno del Presidente Prodi.
Poi, ci sono alcuni begli articoli di Venturini, insieme ad altre cose, ma oggi questa scadenza è sintomatica e viene quasi ignorata. Il Corriere della Sera, poi, mi pare che sul problema delle fondazioni degli […] di la Repubblica e devo dire, anche per quel che ne so, sulle reazioni all’intervento del cardinale Martini, che la questione è andata su Il Sole 24 Ore, e non sul Corriere della Sera. Questa è una cosa importantissima, ma non mi pare neppure che vengano citati i miei durissimi, numerosi interventi nel comitato nazionale.
Si tratta di una operazione a tutto campo, che non dico di «killeraggio», perché in questo caso, la prima cosa alla quale devo pensare è che Paolo Mieli si è tramutato, sdoppiandosi, come il dottor Jekyll e Mister Hyde, in killer di se stesso. Di certo, però, il fatto che a Caserta, sicurissimamente l’ultimo articolo sia stato pubblicato a firma di Fabrizio Ronconi – «mai più interventiste, in questo clima, al Corriere della Sera» – per me non rispondono alle capacità, all’inchiesta e alle informazioni che aveva raccolto. Se ne è fatto il solito uso che si rimproverava un tempo a la Repubblica, e nel quale adesso vediamo eccellere il Corriere della Sera.
Io chiedo quindi ufficialmente ai comitati di redazione – uno dei quali per fortuna era abituato ad intervenire per condizionare il Corriere della Sera –, ai giornalisti del Corriere della Sera e agli ex direttori di intervenire, per quanto riguarda la loro personale nozione di giornalismo, anche per quanto riguarda anche il trattamento riservato, lo ripeto, con una lunga linea che inizia con quell’intervento degno di una polemica di salvataggio della democrazia con qualcosa di grave che sta accadendo in un grande partito di potere e che arriva persino al sarcasmo misero e miserabile di oggi.
Oggi, colgo l’occasione, ed è per questo che mi sono permesso di sollecitare dalla radio questa appendice all’intervento del direttore, per dire che sono anche radicale nel momento in cui, appunto, come iniziativa non violenta non ne avremmo alcun bisogno, nessuna necessità. È una necessità etico-politica, una necessità creativa.
Bene, noi ci rimettiamo nelle mani della magistratura romana, o di chi per lei, per giudicarci come l’equivalente di falliti, con tutte le gravi responsabilità dei cosiddetti fallimenti. Voglio dire che tutte è questo, tranne la rassegnazione ad essere falliti e ad un fallimento che possa comportare, forse secondo la normalità, il commissariamento del Partito Radicale.
Ai tanti che già fanno parte del Partito Radicale internazionale non violento e transpartito, ai tanti che fanno già parte del movimento «Nessuno tocchi Caino», ai tanti che fanno già parte dell’Associazione «Luca Coscioni», ai tanti altri soggetti della galassia radicale, ai tanti socialisti, comunisti, liberali, di estrema destra, ai tanti che di già sono stati in questi anni e che sono oggi membri del Partito Radicale transnazionale, chiediamo di dire, in questo momento particolarmente importante, se lo ritengono, «sono radicale anch’io».
In particolare, mi rivolgo ai giornalisti di un grande giornale, il Corriere della Sera, per sapere se ritengono che questo non chiami in causa il loro modo di essere de Il Corriere della Sera, di essere giornalisti, di essere liberali, di essere democratici, di essere corretti.
Alcune di queste cose le sentirete di già trattate ed annunciate nella replica solita, oggi alle 11, che Radio Radicale trasmetterà della conversazione con il direttore.
Con tanta fiducia, con tanto amore, con tanta convinzione che la alternativa che è necessaria e urgente ha bisogno di duecentomila persone, su svariati milioni di cittadini e iscritti ai partiti, ai sindacati e alle altre organizzazioni, come nel 1993, in un momento certo non più grave di questo, in 43 mila fecero.
Davvero dico: amica Italia, compagna Italia altra da quella del regime oligarchico, corrotto e corruttore nel quale siamo impegnati in una delle due componenti come prezzo e costo da pagare per dare l’apporto, attraverso questa scelta a lotte necessarie ed urgenti, per quella alternativa che è necessaria, se se vogliamo che l’alternanza non degradi a mera apparenza di una realtà di monopartitismo imperfetto, capace di tutto distruggere, credo che i volenterosi che siamo, i volenterosi che sono quelli delle riforme senza spese, i volenterosi che sono quelli che potrebbero benissimo, oggi, evocare i convegni degli amici del mondo nel taglio che hanno e che stanno dimostrando, ebbene a tutto questo mi pare occorra fare riferimento, lo ripeto, armati di non violenza, armati di onestà, armati di speranza, alla quale vogliamo dare corpo, noi ci rivolgiamo a voi, agli imprenditori, ai lavoratori, perché siano doppie, triple, o uniche tessere in questo momento, dimodoché diventi, poi, semmai impossibile depositare, fra qualche settimana, ecco l’urgenza, i libri contabili in tribunale.
La sintesi
«Mai più interviste, con questo clima, al Corriere della Sera». In un collegamento in diretta con Radio Radicale, Marco Pannella attacca il quotidiano diretto da Paolo Mieli, ripercorrendo le cronache degli ultimi mesi sulle vicende interne all’area radicale. «Anche durante il vertice di Caserta abbiamo assistito al solito uso che una volta si rimproverava a La Repubblica, e in cui adesso vediamo eccellere il Corriere della Sera», osserva l’europarlamentare. E, con riferimento all’appuntamento politico che si è appena concluso, aggiunge: «In questi giorni poi non mi pare che il Corriere della Sera abbia citato gli interventi durissimi - numerosi - nel Comitato nazionale. C’è stato un dibattito straordinario, in questi tre giorni. E oltre a tutto lo svolgimento del Comitato, ho proposto di farne un dvd per la ricchezza degli interventi». «I lavori di questo Comitato - spiega ancora Pannella -, caratterizzati anche da interventi durissimi, sono una fotografia che vogliamo mandare anche a Paolo Mieli e al Corriere della Sera, e invece quel che viene raccontato da questo quotidiano è altro». La «lunga linea» dell’«aggressione straordinaria che vede come oggetto, nel tentativo di farne una vittima, la realtà, la storia e la possibilità di vita del Partito Radicale», inizia con un editoriale «degno di una polemica sul salvataggio della democrazia contro qualcosa di grave che sta accadendo in un grande partito di potere» e firmato da Pierluigi Battista nel novembre scorso, durante l’ultimo Congresso di Radicali Italiani. Di questa mattina, invece, il «sarcasmo misero e miserabile» del titolo e dell’occhiello dell’articolo di cronaca firmato da Marco Nese: «Pannella-Capezzone nuova lite», «Precisino», «Mi hai deluso». «Tutto qui», è il commento di Pannella. «Bella cronaca». Nel corso del suo intervento l’esponente radicale sottolinea anche la scarsa considerazione da parte dei vertici del quotidiano di Via Solferino, nonostante «qualche bell’articolo» scritto nei giorni scorsi da Franco Venturini, dell’appuntamento previsto per oggi a Bruxelles dove, alle 13, il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, tratterà la posizione europea sulla pena di morte. Concludendo il leader radicale rivolge ai giornalisti una richiesta: «Io chiedo ufficialmente, non ai comitati di redazione in quanto tali, per carità, ma a tutti i giornalisti del Corriere della Sera, e agli ex direttori: è possibile intervenire, per quel che riguarda la loro nozione di giornalismo e per quel che riguarda anche il trattamento a noi riservato? La richiesta è questa, a tutte e a tutti. La campagna che noi apriamo per le doppie e triple tessere parte dunque da questo, perché diventi lo schieramento di personalità e persone, individui, cittadini, poveracci, che dicano “sono radicale anch’io”».
(In collaborazione con Paolo Martini)








