Massimo D'Alema a Radio Radicale sull'intervista di Marco Pannella pubblicata dal settimanale l’Espresso il 27 febbraio 1989
Audio dell’intervista a D’Alema
Radio Radicale, 28 febbraio 1989
Giancarlo Loquenzi: «Abbiamo al telefono Massimo D’Alema direttore dell’Unità. Stiamo conducendo una trasmissione per comporre un panorama di opinioni, di pareri, a partire dai temi evocati da Marco Pannella nell’intervista all’Espresso di ieri. Io vorrei con te partire da una risposta di Pannella - in questa intervista - che ti rigurda direttamente, quando cita il Partito comunista italiano in cui tutto è cambiato, fino al lessico stesso con cui l’Unità affronta certi problemi, in particolar modo il giudizio sull’est europeo. In questo giudizio sul Pci in cui tutto è cambiato ti ci riconosci?»
Massimo D’Alema: «Il Partito Comunista indubbiamente sta cambiando, questo mi sembra un dato della realtà: non a caso parliamo di nuovo corso del Pci. Io direi a Pannella che - ad esempio - per quanto riguarda l’est europeo, questo cambiamento è cominciato da anni, non è cosa di queste settimane. Indubbiamente noi stiamo cercando di imprimere un rinnovamente del Pci, un ritmo e una determinazione che sono nuovi».
Giancarlo Loquenzi: «Si delinea in questa intervista questo passaggio di rapporti tra radicali e comunisti, da marcato da profonde inimicizie verso una situazione addirittura di possibile alleanza: viene rievocata l’eventualità di Marco Pannella candidato nelle liste comuniste, si dice al posto di Spinelli. Te come vedresti un’ipotesi del genere anche se finora non è che venga confermato da altri?»
Massimo D’Alema: «Io ho visto che Pannella sta lavorando per un’altra soluzione, almeno da quello che si legge sui giornali: mi pare che voglia farsi promotore di un’aggregazione di un polo laico, un’operazione che io ritengo interessante perchè un polo laico, non anticomunista, che si colloca in una prospettiva di rinnovamento del sistema politico italiano, possa essere utile e prezioso in prospettiva di una alternativa alla Dc».
Giancarlo Loquenzi: «Pannella parla di più di una semplice alleanza elettorale, parla di una possibile Federazione di partiti, una sorta di struttura sovrana, al cui interno dovrebbero persistere, in un gradino minore, le sovranità dei partiti che lo compongono. Secondo te è matura la situazione per un partito di questo genere, che potrebbe essere il modello italiano del Partito Democratico americano o inglese?».
Massimo D’Alema: «Penso che sia difficile pensare ad una prospettiva di questo tipo nell’immediato. Tuttavia ritengo che il grande problema, il problema centrale, è quello dell’alternativa: cioè la costruzione di una maggioranza progressista che sia in grado di governare il paese senza la Dc, e questo richiede la convergenza tra forze diverse, ma il punto da cui io ritengo si debba partire - più che ipotizzare Federazioni, Confederazioni o case comuni - è il programma. Oggi questi partiti sono divisi per collocazione partitica: noi non possiamo dimenticare che una parte delle forze di cui parliamo sono al governo con la Dc e non ci sono per situazione congiunturale, ma perchè alleati storici della Dc, e un’altra parte di questi partiti sono all’opposizione. Quindi il problema è quello di una convergenza programmatica e politica in direzione dell’alternativa: dopo verranno le questioni della ristrutturazione partitica e la formazione di un grande Partito Democratico di sinistra».
Giancarlo Loquenzi: «Pannella quando delinea questa sua configurazione dell’assetto politico italiano credo che faccia perno su un radicale mutamento del sistema politico a partire dal sistema elettorale uninominale all’inglese in cui si scontrino una forza di governo e una forza di opposizione costantemente in alternativa davanti alla scelta dell’elettorato. Questo è un tipo di evoluzione che tu condividi?».
Massimo D’Alema: «Io penso che si dovrà arrivare ad una riforma del sistema elettorale e pensa che la riforma debba favorire un confronto tra gli schieramenti e debba dare agli elettori il potere di decidere da chi vogliono essere governati. Tuttavia credo che questo possa avvenire anche senza un sistema all’inglese, perchè il sistema all’inglese impoverisce molto la rappresentanza, che consente con un 40% di voti di avere un’enorme maggioranza come ha la signora Tatcher: è un sistema per cui un partito che raggiunge il 26% di voti rischia di non essere rappresentato in Parlamento. Ritengo che sia possibile ricercare una soluzione che salvi l’ampiezza della rappresentanza e tuttavia favorisca una concentrazione di forze e quindi un meccanismo di alternanza: ad esempio mi sembra che la proposta avanzata in questo senso da Fassino o quelle che proponiamo noi per le elezioni comunali possano dare questo vantaggio, cioè salvaguardare la concentrazione dei partiti per l’alternativa».
Giancarlo Loquenzi: «Volevo tornare al Partito comunista e al giudizio che in questa intervista Pannella ne da. Viene fuori un Pci diciamo indifeso, un pù all’angolo, di fronte al continuo alternarsi delle posizioni socialiste che un giorno dicono che il Pci va bene e l’altro che va male: un continuo tira e molla che fa leva sul cambiamento del Pci, che cerca di sfruttare questo cambiamento in termini di vantaggi nei passaggi elettorali. E’ una visione realistica?».
Massimo D’Alema: «Io penso che Pannella abbia un suo problema: questa sua intervista e tutte le recenti posizioni sono segnate da un disamore per Craxi: disamore tanto più aspro quanto più prima c’è stato amore. Noi siamo vaccinati, nel senso che non abbiamo mai condiviso questi amori e quindi oggi soffriamo meno questo disamore. Io ritengo che noi dobbiamo andare avanti in un opera di rinnovamento del nostro partito, senza essere condizionati dal comportamento del Partito socialista che per tanti versi è scopertamente strumentale, e penso che dobbiamo incalzare il Psi per sollecitarlo a venire sul terreno dell’alternativa, a rompere il suo patto consociativo con la Dc, poi come si muoveranno le cose questo dipenderà dalla forza dello schieramento dell’alternativa, dagli elettori. Ritengo che nei confronti di Craxi noi non dobbiamo avere ne paure ne complessi: non credo che Craxi sia l’orco cattivo, tuttavia vedo anche bene i limiti, la strumentalità, il cinismo della sua politica, ma alla fine quelli che decideranno i rapporti di forza saranno i cittadini, il movimento profondo delle cose».
Giancarlo Loquenzi: «In questa intervista c’è un eco di un dibattito molto interessante che si è aperto nelle settimane e mesi scorsi sull’uso della parola “laico”: da una parte si dice c’è una grande laicizzazione della società e dei partiti, dall’altro c’è una politica, dei partiti laici che stentano ad affermarsi; in fondo anche il Pci vive un processo di laicizzazione. Da questo punto di vista sull’uso della parola “laico”, che alcuni temono che diventi sinonimo di “cinico” o di “agnostico” o comunque privo di valori, che posizione hai?».
Massimo D’Alema: «Io penso che la laicità della politica sia un valore, naturalmente intendendo questa laicità della politica come libertà, come possibilità di scelta, come rifiuto delle filosofie della storia; tuttavia una politica laica deve essere nutrita di valori, di idee, di ideali, altrimenti diventa puramente cinismo, lotta per il potere: questo confine tra laicità della politica e invece cinismo della politica - riduzione della politica in tecnica - è esattamente il confine che deve essere ristabilito con grande forza».
Giancarlo Loquenzi: «Un ultima domanda a te come operatore dell’informazione: anche se questo tema non è centrale nell’intervista di Pannella, ma in qualche modo viene evocato, i Radicali dicono che l’informazione in Italia è una sorta di primo potere, del tutto incontrollato e con gravi tendenze antidemocratiche, che mette in discussione il principio fondamentale del “conoscere per deliberare” e che tante volte fa da schermo tra politica e cittadino. Questo problema dell’informazione, di un diverso modo di contrallare i meccanismi dell’informazione in Italia come può essere posto dal Pci?».
Massimo D’Alema: «Il problema esiste, ma bisogna guardare a monte: il primo potere non è l’informazione, il primo potere è formato da quei gruppi economici, da quelle grandi concentrazioni finanziarie e industriali, che hanno nelle loro mani quasi tutti i mezzi di informazione in questo paese. Torna in mente una polemica nei confronti dela grande monopolio, della grande concentrazione di potere finanziario e industriale che è stata nostra ma anche radicale: penso all’esperienza di Ernesto Rossi e de “Il Mondo” di Pannunzio. Quindi il problema è di come si introducono regole che stabiliscano la possibilità di tutti di accedere al mercato e che difendano la libertà dell’informazione. Il punto di partenza è per me colpire la grande concentrazione di potere nel campo dell’informazione: quindi una normativa antitrust che noi proponiamo sia per la carta stampata che per la televisione che è il potere prevalente in questo paese. Noi siamo indubbiamente impegnati su questo terreno, anzi direi che questo è uno dei punti che la battaglia nostra si distingue di più dalla posizione socialista, condizionata da interessi, da legami di poteri che il Psi ha in questo campo. Quindi se io penso alla questione della normativa antitrust, alla questione della pervasività della pubblicità, questo è il terreno di una battaglia di civiltà e di libertà: l’avversario non sono tanto i giornalisti, perchè continuo a pensare che nel mondo dell’informazione, nel mondo giornalistico ci sono risorse e bisogni di libertà che oggi vengono compressi. Il problema è quello di regolare tutto il campo dell’informazione in modo da consentire l’espressione libera di chi fa informazione e anche garantire i diritti dell’utente, perchè il cittadino-utente ha il diritto di essere informato: penso che questa sia il punto basilare dal quale ogni regola nuova deve partire.







