Le accuse del pm Luigi De Magistris: ascolta l'intervista

Pubblicato il 21 Settembre 2007
Striscione in una manifestazione a CatanzaroStriscione in una manifestazione a Catanzaro

Intervista al magistrato Luigi De Magistris

Intervento nell'ambito del 1° Meeting dei Giovani Antimafia, 11 Agosto 2007

(Adnkronos) - Il pm di Catanzaro Luigi De Magistris ha gestito il suo ufficio "in modo macroscopicamente inadeguato" e da lui sono arrivati "inammissibili sfoghi" alla stampa e in tv riguardo l'inchiesta sulle toghe lucane, riguardante un presunto comitato d'affari che agiva in vari settori in Basilicata. Quest'ultima inchiesta e' stata poi connotata da "gravi anomalie che hanno portato a conseguenze disastrose sull'amministrazione della giustizia penale del distretto giudiziario della Basilicata". Sono alcuni dei motivi che hanno portato gli ispettori del ministro della Giustizia Clemente Mastella a chiedere di avviare un provvedimento disciplinare nei confronti del procuratore capo di Catanzaro Mariano Lombardi e del sostituto procuratore Luigi De Magistris. Nella relazione gli ispettori di via Arenula puntano il dito anche sul decreto di perquisizione disposto da De Magistris nei confronti del procuratore generale di Potenza Vincenzo Tufano e di altri indagati dell'inchiesta sulle toghe lucane. Un decreto definito "abnorme", perche' connotato da " anomalie sotto il profilo formale, strutturale e funzionale".

Infine nella relazione viene messo in evidenza l'operato del procuratore Lombardi che avrebbe omesso di "interessarsi al procedimento penale denominato toghe lucane, che nonostante fosse codelegato a lui insieme al sostituto De Magistris era di fatto gestito esclusivamente da quest'ultimo". Per gli 007 di via Arenula Lombardi e' responsabile di una "grave e inescusabile negligenza", pernon essere intervenuto nei confronti di De Magistris al fine di evitare che "commettesse sistematiche violazioni".

Per Lombardi in sintesi l'accusa e' quella di non avere vigilato nella sua duplice veste di capo della Procura e coassegnatario del procedimento sulle toghe lucane.

“Pax Mastelliana”

Il “Caso De Magistris” emblematico della “Pax Mastelliana”

Marco Cappato, Deputato europeo radicale; Maurizio Turco, Deputato Radicale RNP; Di Maurizio Bolognetti, Segretario Associazione Radicali Lucani;

Tra Governo e magistratura associata regna la pace, anzi la “pax Mastelliana”, che è una forma di pace che ha contagiato tutte le componenti togate. Già, perché il Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, è riuscito a rendere sorprendentemente docile la magistratura organizzata. La formula di successo, che lo mette (finora) al riparo dalle conseguenze politiche dello stato comatoso della giustizia italiana, è molto semplice: aprire le porte del Ministero a magistrati di tutte le correnti. Un sistema di lottizzazione degli incarichi che - magari perché i giudici sono ancora al riparo dai venti dell’antipolitica - pare funzionare in modo più efficace, e meno rissoso, della ormai sgangherata lottizzazione tra i partiti. Un circuito di potere che si alimenta da sé, e che mette d’accordo, alla fine, tutti i Capi-corrente, i quali, proprio mentre si lanciano in dispute verbali sui massimi sistemi, convivono insieme nelle stanze dei bottoni e condividono senza traumi la gestione del potere. Anche i nominati nell’era dell’odiato Berlusconi sono stati coinvolti, con sano pragmatismo e senza troppi problemi.

A questo punto è doveroso fare qualche esempio. Il dr. Claudio Castelli, ex componente del CSM, nonché ex segretario di Magistratura Democratica (sinistra giudiziaria), è divenuto capodipartimento dell’organizzazione giudiziaria, ed i suoi vice sono il Dr. Sergio Gallo, della corrente di Magistratura Indipendente (destra giudiziaria), e Massimo Russo, della corrente progressista del Movimento per la Giustizia. Il Dr. Ettore Ferrara, ex componente del CSM, nonché ex Presidente di Unità per la Costituzione (il centro giudiziario), è divenuto capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, affiancato al DAP da Magistrati scelti anch’essi in base ad una logica correntizia. Il Dr. Arcibaldo Miller, esponente di spicco della corrente di Magistratura Indipendente, è Capo dell’ispettorato, voluto dal Governo di centrodestra e confermato da quello di centrosinistra, in perfetta logica bipartisan: Ispettorato che si contraddistingue per dare la “caccia” a quei pochi magistrati che ancora non si allineano alla normalizzazione; stessa musica di equilibri interni all’Ufficio di Gabinetto, mentre all’ufficio legislativo troviamo ai vertici il dr. Manzo, della corrente del Movimento per la Giustizia, il dr. Diotallevi, già al CSM, esponente di magistratura democratica e Giuseppe Creazzo di Unità per la Costituzione, il quale per il posto al Ministero ha lasciato le indagini sul delitto Fortugno, proprio mentre le stesse si trovavano in un momento topico. Il Dr. Enirico Ferri, l’ex Ministro, esponente di Magistratura Indipendente, è ai vertici dell’ufficio di coordinamento delle attività internazionali. Un altro esponente della cosiddetta destra giudiziaria, il Dr Laudati, si trova ai vertici della Direzione della giustizia penale. La dr.ssa. Iannini è stata voluta a capo del Dipartimento affari di Giustizia sia dall’ex Ministro Castelli, che dal Ministro Mastella (vicecapo la campana dr.ssa Assunta Cardone). Il dr. Alfonso Papa, napoletano, esponente di Unità per la Costituzione, è stato chiamato ai vertici della Direzione generale della giustizia civile dal Governo di centrodestra e confermato dal Ministro Mastella.

Si potrebbe benevolmente considerare che il Ministro è interessato ad avere tra i suoi collaboratori dei magistrati che siano espressione di tutte le aree culturali. Ma se si ascolta il disappunto della base dei magistrati si comprende che è stato pagato un prezzo: quello di una magistratura organizzata sempre più omologata alle logiche di Palazzo, sempre meno preparata ad affrontare l’impressionante livello di corruzione che si “fa sistema” nel Paese, meno capace di esercitare un adeguato controllo di legalità sull’incrocio tra finanziamenti pubblici, partitocrazia e criminalità organizzata.

Come Radicali abbiamo da sempre denunciato la partecipazione della magistratura organizzata alla sistematica violazione dello Stato di diritto da parte del regime italiano. D’altra parte non abbiamo alcuna nostalgia per il protagonismo politico della corporazione giudiziaria e la strumentalizzazione delle inchieste. Il rischio è che ormai siano cancellate del tutto le contraddizioni interne e i residui spazi di contraddittorio, rendendo la vita ancor più difficile a chi, come il sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris, vorrebbe fare il proprio lavoro, al di là delle dinamiche corporative e degli equilibri tra correnti. Già negli anni ’80 e ’90 avevamo proposto a più riprese, anche per via referendaria, l’abolizione degli incarichi extra-giudiziari per i magistrati. La soluzione è oggi ancora più necessaria, per togliere il coperchio della calma apparente, prima che scoppi la pentola di una società che non ha più accesso alla giustizia e di professionisti seri che vedono il proprio lavoro speso sul tavolo della lottizzazione togata. Una lottizzazione gestita da magistrati che non fanno più i magistrati, nel contesto di un circuito carrieristico, di potere (e denaro, se consideriamo gli emolumenti dei Direttori generali e Capi-dipartimento), dove magistrati che hanno ricoperto il ruolo di componenti presso il CSM, che hanno rivestito cariche apicali all’interno dell’Associazione nazionale Magistrati, si trovano ai vertici del Ministero della Giustizia. Il dr. Rossi, Segretario nazionale dell’Associazione magistrati, si preoccupa, non senza ragioni, del pericolo per l’autonomia della Magistratura in Francia nei confronti del potere politico. Dovrebbe però occuparsi immediatamente di ciò che di molto più grave accade a casa sua e nostra. Arrivati al punto in cui l’Associazione nazionale magistrati integra strutturalmente il potere politico e la correntocrazia giudiziaria si impadronisce indirettamente delle responsabilità chiave nel governo della giustizia, l’ “autonomia” diviene un obiettivo strutturalmente impossibile.

C’è soltanto da augurarsi che ci siano ancora magistrati indisponibili a mettersi il cuore in pace, o in “pax mastelliana”. Certo, anche alla luce della richiesta di trasferimento cautelare avanzata nei confronti del sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris, titolare di scottanti inchieste, che vedono tra gli indagati anche magistrati in servizio a Matera e Potenza, sembra proprio che l’indisponibilità a conformare il proprio operato alla “pax” instaurata dal Ministro Mastella possa costare molto, molto caro.