Mecacci: «Berlusconi sdogana i dittatori»

Di DI SONIA ORANGES - 31 agosto 2010

MATTEO MECACCI. Il deputato radicale contrario al patto: «Il rais ormai il nostro primo patner. Poi Putin e perfino Lukashenko: barattiamo relazioni commerciali con la legittimazione democratica». Ma a guadagnarci sono solamente i grandi gruppi.

«Berlusconi sdogana i dittatori. Non ci resta che il Vaticano”

E «Speriamo che il Vaticano faccia quello che lo Stato italiano non fa: pressione su Gheddafi per il rispetto dei diritti umani»: Matteo Mecacci, radicale eletto deputato nelle liste del Pd (uno dei pochi a opporsi in Parlamento allaccordo con la Libia) usa un paradosso per commentare lormai prossimo incontro tra monsignor Mogavero e il rais di Tripoli.

Come valuta l`invito di Gheddafi a Mogavero?

E’ una scelta logica. Visto che l`establishement politico ed economico fa la fila per entrare nella tenda di Gheddafi, perché il Rais non dovrebbe voler avere rapporti anche con il Vaticano?

Si può sperare che così si allentino le posizioni libiche nei confronti di chi non è musulmano, sulla sharia, sui diritti delle donne. Mi auguro che Mogavero gli ponga la questione dei diritti umani, anche alla luce della netta critica espressa da monsignor Marchetto sul tema dell`immigrazione e sui respingimenti in particolare. Quello che non ha fatto il Governo, insomma.

Ma qual è l`interesse di Tripoli verso la Santa Sede?

Gheddafi parla con tutti. Vuole inserirsi ovunque, e lo fa, mantenendo invariate le sue politiche. Anzi, semmai cerca di far cedere lOccidente sulle questioni fondanti dei diritti umani. Basti pensare che grazie allaccordo italiano, ora l’Unione europea sta negoziando analoghe misure da una posizione di svantaggio.

Perché Gheddati l`accordo italiano lo usa, lo fa pesare, è un precedente. Come la questione dei risarcimenti rappresenta un precedente per altri Paesi ex coloniali, come lo Zimbabwe, che hanno regimi autoritari e accampano pretese.

Più in generale, che ne pensa della visita del Rais?

Al di là del folclore, dalla tenda alle amazzoni, che pure qualifica quale sia il livello di questi incontri, il dato che oramai emerge con evidenza è che questa è la quarta visita del leader libico in Italia nel giro di un anno. Ovvero: è il leader straniero con cui il Presidente del Consiglio ha avuto più incontri bilaterali dallinizio della legislatura. Dopo di lui, volendo stilare una classifica, cè Putin. Un dato che meriterebbe di essere dibattuto.

In che senso?

La Libia è uno Stato che, fino al 2003, era sanzionato dalle Nazioni Unite per tutta una serie di motivi che andavano dal terrorismo al nucleare. Ora Gheddafi, da leader di un Paese che si muoveva al di fuori della legalità internazionale, è diventato il primo partner di un Paese, lItalia, che è tra i fondatori dellUe e che ha presieduto il G8 assai di recente. Un cambiamento di rotta, che segna un mutamento profondo nella nostra politica estera che, è vero, ha sempre giocato su più piani, tra la Nato e i paesi arabi, ma che con Silvio Berlusconi è stata messa unicamente al servizio degli affari. E le opposizioni, evidentemente, sono andate dietro a questa linea. E il caso libico è solamente la punta delliceberg. Basti pensare a quel che ha detto Berlusconi rientrando dallultima trasferta a Panama: ha annunciato di aver chiuso contratti per un valore pari all1 % del Pil. Che andrebbe benissimo, va da sé, in un mondo globalizzato, se non fosse per lenfasi con cui si sottolinea la scelta dei partner: Russia, Libia, Kazakistan, Bielorussia. Tutti Paesi con cui, finora, non avevamo avuto rapporti privilegiati perché le cose che ci accomunavano erano troppo poche. Loperazione messa in campo da Berlusconi, è sin troppo chiara: barattiamo lucrosi rapporti commerciali con la legittimazione politica e, soprattutto, democratica. Il Presidente del Consiglio è diventato il grande sdoganatore di questi Paesi. Pensiamo a Lukashenko: Berlusconi è andato in Bielorussia e si è complimentato con il presidente bielorusso, che non incontrava alcun leader occidentale da un decennio, perché è molto amato dal suo popolo che lha premiato con il 90% dei voti. Peccato che lOsce avesse bollato quelle elezioni perché caratterizzate da brogli. Così lItalia mette anche in discussione il ruolo delle istituzioni internazionali.

Le relazioni commerciali però sono importanti per il Paese.

Certo. Ma la ricchezza dell`Italia e’ principalmente nelle piccole e medie imprese. E questo tipo di accordi sono soprattutto a vantaggio delle grandi imprese. I 4 miliardi di euro di denaro pubblico investiti in Libia, andranno ai grandi gruppi.

Quasi degli aiuti di Stato. Daltra parte, è nella tradizione italiana aiutare questo livello di imprese, anche se sono sullorlo del fallimento come nel caso di Alitalia, invece che ridurre le tasse alle PMI, per esempio.

Insomma, favoriamo Paesi poco democratici e non ne guadagniamo nemmeno in termini di interesse diffuso.

E’ il degrado della democrazia. I valori della libertà si stanno deteriorando. Se Berlusconi dice che il primo speaker della sua università della libertà sarà Putin, significa che la parola democrazia non ha più valore. E’ il segno che la nostra fede nel nostro sistema di Governo che lEuropa voleva estendere allEst, vincolando le relazione relazioni economiche alle riforme democratiche di quei Paesi, è stata soppiantata da unaltra filosofia. Ormai, con lemergere delle economie di successo di Paesi autoritari, l`idea che lo sviluppo prescinda dalla democrazia, si è fatta strada.

E il centrosinistra come si attrezza rispetto a questa deriva?

Il grosso del Pd ha votato a favore dellaccordo con la Libia. E, più in generale, le opposizioni sembrano essere vittime di un malinteso a proposito della politica estera che, in teoria, dovrebbe essere bipartisan perché nellinteresse del Paese. E, dunque, esclusa dalle materie di scontro politico. Ma come facciamo a dire che siamo in piena emergenza democratica, che bisogna salvare la Costituzione, è tacere vedendo Berlusconi a braccetto con i peggiori dittatori? Che ci siano pezzi del gotha delleconomia che condizionano lopposizione?

Di certo, finora, non abbiamo fatto nulla per arginare questa concezione mercantilistica della politica estera.

SONIA ORANGES