Conversazione settimanale con Marco Pannella
Gli esiti e lo sviluppo del dibattito che si è espresso nel corso dell'ultimo Comitato nazionale di Radicali Italiani, il ruolo dei media, il contesto politico attuale e le prospettive per una risoluzione Onu sulla moratoria della pena di morte, tra gli argomenti discussi nella consueta intervista con Marco Pannella a radio Radicale. In studio il direttore Massimo Bordin.
Sintesi della conversazione a cura del blogger TentarNonNuoce
O li scegli o li sciogli: “5.000 iscritti al Partito Radicale Nonviolento per far scattare l’obbligo della convocazione del congresso del partito. Una volta acquisito questo, dobbiamo puntare su 200.000 iscritti sul piano italiano”. Cresciute le esigenze per la vita del diritto e il diritto alla vita e alla democrazia.
Intervenendo ai microfoni di Radio Radicale nel corso della consueta conversazione settimanale con Massimo Bordin, il leader radicale Marco Pannella ha iniziato dalla campagna straordinaria di iscrizioni del Partito Radicale Nonviolento: una campagna che consapevolmente si concentra sul soggetto che è “centro della galassia formatasi in modo così straordinario con il passare dei lustri, tanto da rappresentare – credo - una novità anche per gli scienziati e gli osservatori della politica”. La campagna “o li scegli o li sciogli” parte dalla convinzione che siano cresciute “le esigenze per la vita del diritto e il diritto alla vita e alla democrazia”, esigenze che richiedono “un’alternativa al regime oligarchico, partitocratrico che riscontriamo nella realtà italiana”. “5.000 iscritti come elemento minimo che ci impegna alla convocazione del congresso del Partito Radicale nonviolento – ha precisato Pannella - ma questo non esaurisce le esigenze coerenti all’analisi che ci è propria”.
Il leader radicali torna a parlare di almeno 200.000 italiani che è necessario comprendano di “dover essere anche radicali, o altrimenti è illusorio attendersi che l’alternativa si affermi in Italia e da qui possa dilagare”. Un obiettivo difficile ma non per questo impossibile da raggiungere, specialmente se si pensa alle grandi maggioranze referendarie, alle “grandi emozioni dell’intelletto popolare e dell’opinione pubblica” ricorrenti ormai per varie generazioni. “Entro marzo depositiamo i libri contabili in tribunale per affidare alla giustizia italiana l’analisi di quei libri dai quali si desume una serie di cose”. Tra le quali il fatto che i radicali distribuitono almeno 700-800 milioni di vecchie lire per “palesare il costo della non-democrazia”. “La nostra è battaglia di moralizzazione contro quella che 150 anni fa si chiamava corruzione di classe interiore, corruzione della carne”; una battaglia da fare senza temere di essere considerati dei moralisti, perché i moralisti “naturalmente non hanno moralità”.
Comitato radicali italiani: “Un comitato straordinario, di estrema ricchezza politica, che deve subito essere messo a disposizione di tutti”, dal quale emerge che “due linee politiche non c’erano, non ci sono, nonostante la pretesa che invece ci siano”.
Commentando il Comitato di Radicali Italiani appena conclusosi, Marco Pannella parla di un “comitato straordinario, che deve essere messo subito a disposizione, di estrema ricchezza politica, anche per i luoghi più sofisticati del dibattito politico”. Poi, rispondendo in qualche modo alla questione posta da Marco Beltrandi ed altri, spiega: “Due linee politiche non ci sono, con la pretesa che invece ci siano. Per ora sono solo operazioni tattiche e movimenti di congiuntura, oggi riconducibili alla centralità di Daniele”. “Con Benedetto (Della Vedova, n.d.R.) c’era divergenza politica determinata dal voler suggerire timidamente nel sottofondo, da parte di questi, che si dovesse fare un’alleanza con il centrodestra, ma questo mai non fu proposto in maniera chiara”, come linea di politica alternativa, se non in un ultimo momento.
Sulle opinioni dei radicali riguardo la Rosa Nel Pugno, il leader radicale afferma che da parte dello SDI “non vi è non solo entusiasmo, ma nessuna convinzione, oggi, che abbia qualcosa a che fare con la convinzione costitutiva ed il grande successo di speranza ed aspettative” di quel momento. Nonostante la situazione difficile, il partito Rosa Nel Pugno è quanto mai necessario: “Mi pare difficile che il Partito Democratico e l’attuale fase dei DS abbiano la consapevolezza della necessità e del valore di un superamento di Livorno, di una fase in cui i riformismi non potevano essere riformatori”.
Capezzone, non c’è scontro sui volenterosi, in cui sono presenti “echi indubbi delle posizioni di Salvemini, Einaudi e Rossi”, come anche “echi patenti ed oggettivi di decine di referendum radicali”. Unico “scontro limpido, importantissimo, ma limitato: io osservavo che al massimo di esposizione comunicativa, aveva corrisposto il minimo di rafforzamento del soggetto politico”.
Dalla Rosa Nel Pugno ai volenterosi, che almeno in parte vorrebbero supplire al vuoto lasciato temporaneamente dal soggetto liberale, laico, socialista e radicale. Ma “i contenuti sono quelli individuati” da tempo: “Giavazzi da una parte e la componente dell’intellettualità politica del mondo di estrazione PCI e di evoluzione socialista della storia PCI dall’altra”, uniti dalla “peculiarità radicale”, cioè “il metodo costitutivo della galassia radicale: non ci interessa da dove vengano adesioni ma chi converge” su certi obiettivi. A Bordin che gli chiede se i volenterosi possano divenire un’associazione della galassia, Pannella replica: “I volenterosi possono assorbire intera galassia radicale”. Poi attacca chi accusa Capezzone di voler prendere un’iniziativa esclusivamente “economicista”. “Io ho detto una cosa totalmente diversa: che di per sé questa dei ‘7 giorni per un’impresa’ è un’impresa seriamente riformistica, non necessariamente riformatrice”, con “non solo echi ma discendenze indubbie delle posizioni di Salvemini, Einaudi ed Ernesto Rossi, un prestigioso sapore di antico. Io – ha detto Pannella - andrò ad applaudire una tal eco degli amici del Mondo”. Echi patenti ed oggettivi anche delle decine di referendum radicali.
A questo punto Pannella richiama il solo “scontro limpido, importantissimo ma limitato” con la segreteria di Daniele Capezzone: “io osservavo che al massimo di esposizione comunicativa, aveva corrisposto il minimo di rafforzamento del soggetto politico. Questa l’osservazione, come dimostrano i 36 documenti inseriti e corrispondenti alle direzioni degli ultimi anni”. Il soggetto politico ora si rafforza, e questo è dimostrato dalla “straordinaria qualità ed affluenza al comitato. Trattandosi di questo partito che dovrebbe essere quello della soppressione, delle identità e delle manovre denunciate allora dal Corriere della Sera”, ironizza Pannella. “Questo non sarà il problema – specifica poi richiamandosi all’attacco del Corriere della Sera nei giorni del congresso di Padova - ma se si continua a falsificare, sarà bene dire “no, non siamo d’accordo a falsificare””.
Forma partito: “Partito transnazionale come origine ed in parte fine del formarsi della galassia radicale, fatta di tanti altri mondi che consentono alla galassia di esistere, la connotano”. “I dipartimenti invece appartengono al partito di stampo burocratico-amministrativo”.
Nel corso della conversazione Pannella si è soffermato pure sull’intervento “molto bello, ricco e faticoso, nel senso che fornisce tessere preziose per il puzzle”, di Michele De Lucia. Un intervento il cui finale però “è parso vecchio” al leader radicale, con quella “reductio ad unum” invocata dal dirigente radicale, che sembra ricordare l’uso che in politica si fa del termine “rivoluzione”, “l’opposto di quello che il termine in astrofisica per secoli ha significato, cioè il moto di un oggetto su se stesso, attorno ad un altro punto fisso, e quindi sinonimo di armonia”.
Oggi il Partito Radicale Nonviolento è più simile ad una “galassia”, con il Partito “come origine ed in parte fine del formarsi della galassia”, fatta di “tanti altri mondi che consentono alla galassia di esistere, la connotano. I dipartimenti invece appartengono al partito di stampo burocratico-amministrativo”.
Ambiente, “su questi temi ci potrebbe e dovrebbe essere un grande confronto. Lo auspico”. “Non trovo concorrenza ai compagni di Rientrodolce” per quanto concerne la comprensione dei “rischi che corre il pianeta”, con una realtà che può arrivare a 15-18 miliardi di abitanti.
Sui temi dell’ambiente “potrebbe e dovrebbe esserci un grande confronto. Lo auspico”, dice Pannella. “Sono particolarmente attento ma non trovo concorrenza ai compagni di Rientrodolce per quanto concerne la comprensione dei rischi che corre il pianeta, una realtà potenzialmente da 15 o 18 miliardi di persone, dai 6 o 7 miliardi che siamo oggi”. Dopo le campagne fasciste e comuniste degli anni ’30, oggi è il Vaticano che sul fronte natalista “dà il massimo contributo”. Pannella si dice ovviamente contrario ad una campagna autoritaria di compressione autoritaria delle nascite, ma a favore di una campagna “di informazione, semplicemente, essenziale per fornire strumenti culturali per i quali, appena ci si accultura un po’ ed aumenta la qualità della vita, si vuole concepire i propri figli e non procreare come bestie. Grande fiducia nel “rientro dolce”, se ci si affida alla libertà della singola persona”.
Una risposta indiretta anche a “quell’altro grande progressista di Beppe Grillo, uno che dice ‘io ho fatto 15 figli e se dipendesse da me saremmo 15 miliardi di persone, se dipendesse da Pannella saremmo zero in tutto il mondo’…“Grillo della società Grillo-Di Pietro, direi”.
Da una parte una “sinistra che ha vergogna di sé, per questo si fa chiamare ‘radicale’” che si rafforza, dall’altra un Partito Democratico che non andrebbe oltre il 22-23%, che serba il “riflesso antiliberale ed antiradicale di Togliatti”.
Da una parte una “sinistra che ha vergogna di sé, perché si fa chiamare radicale, che può arrivare al 12-13%”, dall’altra “il Partito Democratico supererebbe non sicuramente il 22-23%, mentre tutti dicono che serva in Italia una sinistra al 35%”. Al direttore di Radio Radicale che gli fa notare come per Fassino le ambizioni siano proprio quelle di un risultato oltre il 33%, Pannella ribatte. “Diceva Brassens: ‘L’arte, senza gli strumenti, è un vizio’, anche se lo diceva a proposito di altro, delle passeggiatrici intorno a Palais Royale, nobile eredi di un’antica professione”. Da qui un salto nell’attualità, ed in particolare alle dichiarazioni dell’onorevole Zani – della corrente di Angius e Pasquino - che, dopo aver detto auspicato che “nome e collocazione del Partito Democratico si scelgano con il referendum”, ad un certo punto aggiunge: “Il nuovo soggetto deve essere aperto anche ad altre forze come lo SDI di Borselli…un altro partner potrebbe essere Antonio Di Pietro”.
Per questo Pannella pensa ad una “lettera aperta ai dirigenti sinistra italiana”, come fu scritta dallo stesso leader radicale a Togliatti nel 1959. Costruire il Partito Democratico “serbando il riflesso antiliberale ed antiradicale di Togliatti” sarebbe quantomeno inadeguato. “Mentre in Togliatti c’era l’arroganza di colui che si riteneva storicamente un vincitore, queste arroganze sono da piccoli epigoni che non hanno fiducia né in sé, né nelle propri idee”. Da qui l’idea, da valutare secondo Pannella, di “annunciare una lettera aperta e solenne, amichevole”, in primo luogo ai DS, “partito che sulla carta” è caratterizzato dalle “nostre proposte alternative fatte allora a Togliatti”.
Eutanasia, “Cardinale Martini è stato battuto dalla lunga preparazione tedesco-militare, ma con grandi complici romani, del Papa Ratzinger”. “Convinto che il cardinale Pompedda, come il monsignore Dupuis, siano morti di crepacuore”, come molti altri religiosi e credenti.
Sollecitato dal direttore di Radio Radicale, Pannella commenta il testo apparso su Il Sole 24 Ore a firma del cardinale Martini in materia di scelte di fine vita e vicenda Welby: “Questo cardinale è stato battuto dalla lunga preparazione tedesco-militare, ma con grandi complici romani, del Papa Ratzinger, che preannunciò una sorta di scomunica a tutti coloro che avessero posizioni diverse dalle sue. Tanto che pensammo fosse convinto di perdere e per questo avesse fatto tale discorso così duro prima del conclave”. Pannella si dice “convinto che il cardinale Pompedda, come il monsignore Dupuis, siano morti di crepacuore, e probabilmente sono tanti i seminaristi che lo fanno, i preti”. Un sentire che rimane clandestino perchè non esiste un’analisi di questo fenomeno, “non c’è più Burgalassi, una sociologia della chiesa, per dirci quanti sono i suicidi e quali e quante sono le malattie professionali”. Certo è che la “lettura di martini è molto più vicina a quella di Giovanni XXIII, a quella dei grandi credenti della nostra epoca, che sono i grandi laici nel mondo delle religioni. Maggioranze perdenti, per ora, anche nel mondo musulmano”.
A proposito di laicità e religiosità, Pannella loda l’iniziativa di Mario Staderini, che riunirà la Chiesa valdese, la chiesa battista, i Testimoni di Geova, ed i musulmani, che “si riuniscono per contestare allo stato italiano e alla Rai il tradimento sostanziale anche degli accordi specifici bilaterali fatti con le varie religioni oltre che dei principi costituzionali”. “Importante che questo accada proprio a Roma, su iniziativa dell’unico eletto radicale a livello municipale”. Ennesima testimonianza di come, “da Trieste a Catania, da Trento a Bolzano, quando noi ci occupiamo di territori accadono fatti storici”, come ad esempio il fatto che la DC abbia perso la maggioranza assoluta.
Gli inviti alla serenità rivolti a Pannella, “L’ansia del tempo che finisce non appartiene alla nostra cultura”, ma “se tu vivi controcorrente…sai che ogni momento che sosti per riposarti, ti ritrovi quasi al punto di partenza”. Urgenza come fattore che fa parte della forma della nostra durata.
La conversazione termina con una precisazione da parte di Marco Pannella. “Ho avuto degli inviti alla serenità, alla tenacia, alla fiducia, al valore della mia grandezza, perché la mia azione risentirebbe dell’ansia di…Forse è il caso che chiarisca che se c’è qualcosa che nella mia esistenza mi è amica è la compagnia che ho sempre vissuto, compagnia non incombente ma cara, per la quale mi sono detto tante volte che vorrei che in qualsiasi minuto apra la porta della camera dove sto, io sia felice che mi colga proprio in quel momento. Parlo del mio rapporto con la signora morte. E l’ansia del tempo che finisce non appartiene alla nostra cultura e al mio vissuto; semmai, da laici, a noi importa – e Welby lo ha splendidamente dimostrato – che se tu vivi controcorrente, non perché tu abbia scelto di fare questo, ma perché la corrente del tuo tempo è tumultuosa e va in direzione opposta a quella dove tu vuoi arrivare, tu sai che ogni momento che sosti per riposarti, ti ritrovi quasi al punto di partenza. Quindi ho sempre vissuto l’urgenza, senza fretta, ma come cosa che fa parte della forma della nostra durata. Non ho ansie, ho semmai – appunto - la consapevolezza che il brigante, il partigiano, il corsaro e l’irregolare, lottano contro un potere ed usano nascondersi negli anfratti e all’improvviso. Chi ci invita ad avere una costruzione complessa e lenta come immagine lo vedi poi - con ritmi chaplineschi, da “Tempi Moderni” - utilizzare il cellulare e le altre cose”.







