Governo Prodi: La annunciata astensione di Daniele Capezzone

Pubblicato il 26 Febbraio 2007 da Michele Lembo
Daniele CapezzoneDaniele Capezzone

Il presidente della Commissione per le Attività Produttive della Camera, Daniele Capezzone, ha annunciato la sua astensione nel voto di fiducia che Romano Prodi chiederà in Parlamento. Alla presa di posizione dell'esponente della Rosa nel Pugno ha replicato dai microfoni di Radio Radicale il ministro Emma Bonino.

Il comunicato di Daniele Capezzone del 25 febbraio 2007

Dichiarazione di Daniele Capezzone, Presidente della Commissione attività produttive della Camera (giunto al 32mo giorno di sciopero della fame sulla vicenda degli otto seggi senatoriali):

“Sono leale, ma essere leali non può significare divenire sordi, ciechi e muti. Soluzione rabberciata e inadeguata. Perciò la mia astensione.

Nei giorni scorsi, è stato Emanuele Macaluso -magistralmente- ad esprimere tutto il suo scetticismo su una situazione Prodi-centrica. Oggi, con pari lucidità, è Luca Ricolfi ad evidenziare le ambiguità, la fragilità e l’inadeguatezza della scelta del centrosinistra.

E’ assolutamente comprensibile il comportamento, a mio avviso ineccepibile del Capo dello Stato. E’ invece molto negativo quello di una Unione che sceglie una soluzione rabberciata e di retroguardia, molto probabilmente inadeguata non solo rispetto alle esigenze del paese, ma anche rispetto agli ostacoli di cui il percorso politico-parlamentare delle prossime settimane è già disseminato.

Lo ripeto: il Capo dello Stato ha fatto quello che poteva, con misura e saggezza. Non altrettanto può dirsi per il grosso dell’Unione, che sembra esclusivamente protesa al galleggiamento.

Per questo, confermo quanto ho dichiarato al Giornale stamattina. Lo stato della mia riflessione mi porta ad un voto di astensione, alla Camera. Sarei felice se il discorso programmatico del Premier dovesse “stupirmi” in positivo, ma mi pare difficile che ciò accada. Sono stato e sono leale, ma essere leali non può significare divenire sordi, ciechi e muti.

E perciò, alla Camera (dove la cosa non ha ne’ può avere alcuna valenza negativa, di “ricatto”, di “pistola sul tavolo”), ritengo opportuno dare un segnale politico limpido, sereno e forte di astensione. Non è questo il modo di procedere. Il galleggiamento porterà danni a tutti, e soprattutto al paese”.

L’agenzia sull’intervento di Emma Bonino

“Questo modo di muoversi mi sembra abbastanza disdicevole”. Lo dice a Radio radicale il ministro Emma Bonino commentando l’annuncio del voto di astensione sulla fiducia da parte di Daniele Capezzone, deputato della Rosa nel Pugno e presidente della commissione attività produttive della Camera.

“Questa posizione di Daniele mi ha molto sorpreso intanto come metodo – dice Bonino - quando qualcuno fa parte di un corpo politico , rappresenta in una posizione istituzionale la Rosa nel Pugno, è parte di un corpo politico del quale è stato anche segretario, cioè i Radicali italiani, in termini non dico di buona educazione perché sarebbe già molto, ma trovo sorprendente che si arrivi ad annunciare delle posizioni in un moto irrefrenabile di coscienza senza avere neanche la decenza di affrontare un dibattito con i compagni , nel partito. Sorprendente come metodo, cultura radicale non è questa, non abbiamo i probi viri, ma il lievitare puntualmente delle iniziative a titolo personale non è un bene. Si tratta di un atto contestualmente di arroganza , io credo molto nel dibattito anche aspro, che fa bene anche ad arricchire le proprie motivazioni o a cambiare opinione. Ma trovo che questo modo di sottrarsi spinti da una irrefrenabile esigenza di coscienza non depone sicuramente a favore di assunzioni di responsabilità, perché oltre che alla propria coscienza uno ha anche il dovere di condividere per lo meno le motivazioni. La vicenda del leader solitario la trovo inaccettabile quando uno rappresenta in una posizione istituzionale scelte politiche fatte non certo vent’anni fa. Leggo anche che Daniele si limiterebbe ad una astensione senza andare più in là per la grande stima che ha nei miei confronti. Questa è proprio una motivazione che pregherei Daniele di non usare perché francamente non vedo cosa c’entri, non è di questo che parliamo ma di linee politiche probabilmente diverse. Io sono per continuare a lavorare testardamente per il rafforzamento della politica liberale e riformatrice all’interno di questa coalizione. Daniele se capisco bene, anche se poi su ciò interpellato non ha altre prospettive realistiche da mettere sul piatto, mi pare che si avvii ad una situazione post-prodiana. Ma quello che da questi microfoni vorrei chiedere a Daniele è di non usare queste motivazioni della pretesa stima nei miei confronti perché non motivano letteralmente niente. Io vedo un po’ altro, non lo so se lo fa per stima, per ammirazione, per tornaconto, penso però che quando uno esprime una linea politica differente, ammesso che la esprima, e che sia una politica perseguibile in qualche modo responsabilità vuole che accetti un confronto con il gruppo che rappresenta. Ma questo modo di muoversi uti singuli come se fosse il King Kong della situazione mi sembra un procedimento abbastanza disdicevole. Tanto più se si è presidenti di commissione, incarico che non ricopre a titolo personale, un luogo di responsabilità ottenuto dall’azione politica della Rosa nel pugno . La questione che mi fa soffrire ancora di più è l’idea del gesto, perché Daniele sa perfettamente di essere ininfluente con questa sua decisione, mi viene il dubbio che lo faccia per smarcarsi alla ricerca vorticosa di un aumento di popolarità . Mi imbarazza ancora di più l’idea che uno l’annunci anche perché lui è lui solo ha su questa crisi uno spazio di comunicazione niente meno che a Domenica In, dove solo per caso io sono stata invitata per una questione tecnico specifica. Insomma c’è tutta una serie di dettagli che mi portano a vedere e a vivere questa posizione di Daniele poco limpida con grande imbarazzo e disagio, perché è un modo di muoversi poco limpido e poco rispettoso del luogo della decisione del dibattito che è Radicali italiani o il gruppo Rnp che l’ha designato alla presidenza della commissione. Ho fatto anche lo sforzo di leggere due interviste sue ma alla domanda ‘e quindi?” non c’è risposta salvo quello di marcare un gesto che per il momento gli procura grandi allori e grandi onori, oneri nessuno, non è questa la cultura radicale”.

D: Temi che qualcuno possa chiedergli di dimettersi dalla presidenza della commissione attività produttive della camera?

“Francamente non mi interessa, dico che le scelte politiche molto spesso si pagano, ma non voglio aggiungere altro. Il metodo mi fa anche più specie perché penso che un passaggio in una casa e in una scuola di cultura Radicale avrebbe dovuto produrre frutti diversi a meno che uno sia preso da un vortice di ambizioni personali”.