Noi di Radio Radicale siamo stati più bravi di voi. E ora solidarietà

6 agosto 2008

Il direttore Massimo Bordin: non so spiegarmi perché il governo ci ha garantiti. Ma il manifesto meriterebbe lo stesso

Le battaglie si fanno per avere tutti e tutto, non perché uno abbia di meno». Con una frase lapidaria del genere di quelle che lascia cadere la mattina nella sua rassegna stampa Massimo Bordin ci dice che non dovremmo essere noi del manifesto a protestare perché Radio Radicale, unico organo di stampa, è uscita indenne dai tagli alle sovvenzioni per leditoria che colpiscono invece tutti gli altri quotidiani politici e che condannano il nostro giornale. Eppure è andata così: nel maxi emendamento del governo al decreto economico convertito ieri definitivamente è comparsa a sorpresa una eccezione che garantisce alle «imprese radiofoniche private che abbiano svolto attività di interesse generale ai sensi della legge 7 agosto 1990 numero 250» il diritto a conservare per intero il contributo pubblico. Al netto di un riferimento sbagliato (doveva essere alla legge 230) che preoccupa un po i radicali, l`identikit è quello della loro radio che così continuerà a ricevere quattro milioni e passa di euro dallo stato (gli altri dieci arrivano invece da un contratto con il parlamento per la trasmissione delle sedute di camera

e senato). Per gli altri, per tutti gli altri, si cancella il diritto soggettivo al finanziamento: dovremmo dividerci quello che lo stato deciderà di stanziare di anno in anno, tolta la quota fissa e garantita a Radio Radicale.

Bordin che di Radio Radicale è direttore non è entusiasta della soluzione. Domenica scorsa, in diretta con Marco Pannella alla radio, gli ha detto - scatenando una discussione che ieri sul FoglioAdriano Soffi ha definito «prolissa, reticente e allusiva» - «a me non va tanto di dire che solo Radio Radicale ha diritto a questo e gli altri no». Al telefono ci assicura di «non riuscire a non essere solidale con il manifesto, dei quale ho diffuso la prima copia nel 1971. Non cè bisogno di farsi la guerra, discutiamo del problema in maniera meno impettita possibile». Facile per voi che siete salvi, a proposito come avete fatto? «Mi chiedi una cosa che non so - risponde Bordin - non so in che sede si sia discusso di quel maxi emendamento, sapevo che si stava lavorando a una correzione». Cè un mistero, però. Un emendamento del genere non era stato presentato in commissione, ha fatto tutto il governo all`ultimo minuto. Tanto che

proprio Bordin ha detto a Pannella, nella diretta di domenica scorsa, che «non mi convince una battaglia fatta per linee interne, il fatto che il piano aziendale di Radio Radicale possa essere giocato sulla base delle telefonate di questo o quellaltro potente di governo». E chiaro che il lavoro di lobby dei radicali ha funzionato. Bordin, a questo punto, al di là dei distinguo con «leditore» Pannella, non può che rivendicarlo: «ll finanziamento pubblico ai partiti andrebbe abolito - ragiona - si libererebbero risorse per sostenere meglio i giornali che non fanno truffe, e tra questi certamente ci sono il manifesto, Liberazione e anche il Secolo dItalia. Ma per come funziona adesso il sistema all`interno degli organi di stampa si sono create delle professionalità in materia di difesa del proprio finanziamento. Che ti devo dire?

Sarà che ci siamo difesi meglio di voi. Ma escludo che qualcuno di noi abbia mai detto togliete i soldi al manifesto. Anche perché sarebbe stato perdente». .

E a vincere loro ci sono riusciti. Adesso Bordin assicura che dalla radio sosterrà anche le nostre ragioni. Adesso che però il danno è fatto e che la sua radio è stata considerata più uguale delle altre imprese editoriali.

«Non più uguale, io mi sento migliore», sfida con orgoglio da direttore. Di certo sono più tranquilli. Auguri..