OMAGGIO A Aimé Césaire “Negro sono, Negro resto”

Pubblicato il 16 Maggio 2008

Altre pagine di questo documento:

  1. OMAGGIO A Aimé Césaire “Negro sono, Negro resto”
  2. Tutti Neri questi poeti!
  3. Senghor e i poeti della negritudine
  4. Testimonianza d'Eccezione : Il Professore Kapet De Bana
Aimé CésaireAimé Césaire

Oh! Césaire !

“Donnez à Césaire ce qui appartient à Césaire”

Un baobab è caduto

Un forte dolore ha colpito il mondo intero, quando è stata annunciata la morte di Césaire, padre e cantore della negritudine, il giovedì 17 aprile 2008 all’ospedale “CHU” (Centro ospedaliero Universitario di Fort –de France) nella Martinica. Era ricoverato dal 9 aprile scorso e le sue condizioni erano peggiorate. Aimé Césaire aveva 94 anni.

Il popolo della Martinica è sotto shock e piange suo “padre” Césaire .

Aimé, aimé deux fois! Addio Cesare!

Aimé CésaireAimé Césaire

Il Poeta, uomo politico e drammaturgo martinicano Aimé Césaire é nato a Basse Pointe il 25 giugno 1913. Figlio di un ispettore delle imposte e di una sarta, ha avuto un incoraggiamento agli studi da parte dei suoi professori al liceo Schoelcher di Fort-de-France, prima di approdare in Francia.

Aimé Césaire con L.Sedar SenghorAimé Césaire con L.Sedar Senghor

Due cuori e un destino:

Senghor e Césaire, due umanisti dell’Universel

Appena sbarcato a Parigi all’età di 18 anni al liceo Louis- le-Grand, a Parigi , incontra il futuro presidente *Léopold Senghor (del Senegal indipendente), attraverso il quale scoprirà l’Africa ( prima di visitarla ) e i musicisti neri-americani. Con Senghor conobbe gli scritti del filosofo tedesco Hegel e la frase che affermava “non dalla negazione del singolo che si va all’universale, ma dall’approfondimento del singolo”. E Césaire conclude dicendo: “vedi, più saremo Negri, più saremo degli uomini”. Ecco le basi delle fondamenta della negritudine di Césaire.

Frequentando la Scuola Normale Superiore, lanciò nel 1932 la rivista “ L’Etudiant noir ” , dove per la prima volta gli scrittori neri respingono i modelli letterari tradizionali. La parola negritudine nasce da questa rivista.Sull’incontro con Senghor dichiarò “La presenza di Senghor ha risvegliato in me il negro fondamentale”. Ha letto con grande interesse Rimbaud, Lautréamont, Eluard, Gide e Proust.

Aimé CésaireAimé Césaire

La negritudine

È ben vero che c’era la presenza di un pugno di studenti e di intellettuali neri ripiegati a Parigi e nutriti delle opere degli scrittori negro-americani, ma il movimento della negritudine sovviene in un momento quando l’Europa attraversava una crisi senza precedenti, e il suo destino va a

trovarsi nello stesso tempo profondamente modificato. Césaire ha sempre ritenuto che “la geografia è prima di tutto umana”. E lo stesso a ricordare sempre che “l’odio non serve a niente; ci si diventa prigioniero”. “il razzismo imperialista non si sconfigge con un razzismo di segno opposto”

“Cuore mio, preservami completamente dall’odio, non fare di me un uomo d’odio, per il quale provo soltanto odio”. “Ciò che voglio è contro la fame universale contro la sete universale”.

La negritudine è dunque un concetto che aveva promosso Aimé Césaire con i suoi ferventi amici di strada a Parigi: il senegalese Léopold Sédar Senghor e il Guyanese Léon Gontran Damas.

Ecco d’altronde quello che ci dice Césaire:

“Mia negritudine non è una pietra, la sua sordità corsa contro il clamore del giorno mia negritudine non è una federa di acqua morta sull’occhio morto della terra Mia negritudine non è una torre né una cattedrale si tuffa nella carne rosa del suolo si tuffa nella carne ardente del cielo essa buca la prostrazione opaca della sua dritta pazienza”.

*Solidale del mondo nero e della sua rivolta contro il colonialismo, si considerava fondamentalmente poeta, ma un poeta impegnato” e “negro, negro, dal profondo cielo immortale”.

(…)

Credetemi signori, non è la ricerca della libertà che spinge i popoli colonizzati alla secessione, ma la negazione della libertà, il razzismo, il sopruso, l’umiliazione sistematica; è la fine del “non concedere” che si oppone alle rivendicazioni più legittime: tutte cose che si ritrovano nel sistema coloniale, e la storia sta lì per provarlo.

Aimé Césaire- 18 settembre 1946.

(…)

Aimé Césaire

Volto ad affermare i valori della cultura e della civiltà negro-africana da sempre negate dalla ideologia colonialista. La sua prima grande opera poetica “Diario di un ritorno al paese natale” definisce i principi di questo movimento e imposta le basi per una reale liberazione dallo sfruttamento all’oppressione coloniale. Fondatore della rivista “Tropiques”, deputato comunista (partito dal quale si dissocerà in seguito), primo firmatario e promotore nel 1946 della legge sulla “départementalisation” della Martinica, Guadalupe, Guyana e La Réunion.

Usava dire che la “Creolità ( modo di essere creolo) è un dipartimento della negritudine”.

Il cantore Aimé Césaire, è conosciuto per la ricchezza delle sue opere poetiche

Oltre ad essere una figura leggendaria della lotta contro il colonialismo ( Discours sur le colonialisme –1950 ) è un noto poeta, scrittore : il suo famoso libro “Diario di un ritorno al paese natale” (poesia) e della pièce teatrale *“La Tragédie du roi Christophe” (1963) , sulla decolonizzazione) o *Une saison au Congo” (teatro) (1966), su (Patrice Lumumba), l’hanno reso celebre nel mondo. Ha ricevuto diversi premi : Laureato Grand prix nazionale della poesia (1982) e del premio dei poeti della SACEM (1995). Alcune delle sue poesie: “Les armes miraculeuses” (1946-sotto forma di poesia), “Cadastre” (poesia) (1961), “Soleil cou coupé” (1948), “Corps perdu” (1949) o “Moi, laminaire”(1962) (poesia), Ferrements (1960). La Poésie (1994). La sua opera in generale è stata tradotta in diverse lingue parlate nel mondo: l’inglese, l’italiano, lo spagnolo, il tedesco e altre . * La Tragédie du roi Christophe; Une saison au Congo; Une Tempe^te: sono drammi che sono stati negli anni sessanta rappresentati al Festival Internazionale di Prosa della Biennale di Venezia (Teatro -La Fenice).

“Cahier d’un retour au pays natal” (capolavoro indiscutibile, poiché il testo nota la sopravvivenza dell’autore), è là che Césaire colpisce nel 1939, utilizzando il termine di negritudine. Ha detto “la coscienza di essere nero, semplice riconoscenza di un fatto che implica accettazione, presa in carico del proprio destino di nero, della sua storia e della sua cultura”. Il suo amico Senghor affermava che era Césaire a forgiare quella parola , ma questo ultimo preferiva parlare di “creazione collettiva”…

  • “Se il “Diario di un ritorno al paese natale” è il testo fondatore della negritudine “Pigments” di Léon Gontran Damas (1937) è considerato come l’opera del movimento della negritudine. Il “Cahier d’un retour au pays natale” negli anni sessanta è diventato il simbolo dell’indipendenza africana.

[…]

“…Il mio paese è “la lancia della notte” dei miei antenati bamabara…” (originari del Mali) sparsi nell’Africa occidentale…

Césaire era uno dei più grandi poeti del XX° secolo, oltre ad essere l’ultimo vivente dei fondatori della negritudine. È colui che André Breton definiva “il negro fondamentale”.

Al suo ritorno in Martinica, ha insegnato al liceo di Fort –de-France e fra i suoi alunni figurava Frantz Fanon.

Deputato della Martinica dal 1946 al 1993 e Sindaco di Fort-de –France da 56 anni ( dal 1945, quando aveva 32 anni) fino nel 2001. Presidente del Consiglio regionale di Martinica , ha lasciato nel 2005 la presidenza del Partito progressista della Martinica (PPM) che ha fondato nel 1957, un anno dopo le sue dimissioni dal PCF( a seguito dell’invasione di Budapest (Ungheria) dei carri armati rossi) , in cui aveva aderito dopo la guerra. Ha sempre lottato contro il razzismo e ha operato tutta la vita a favore dell’umanità. Era uno che tutti rispettavano nelle Antille e nei Caraibi.

Un funerale solenne è stato celebrato in suo onore.

L’umanista che volevano onorare al “Pantheon” di Parigi, segnerà a lungo la memoria dell’umanità.

Il 17 aprile sarà considerata d’ora in poi una giornata di memoria in Martinica.

Un vibrante omaggio a Aimé Césaire, drammaturgo e poeta emerito

Artisti, musicisti, letterati, poeti, uomini di teatro, scrittori e intellettuali del mondo, della diaspora nera, hanno reso un vibrante omaggio, alla figura dello scrittore Aimé Césaire. Molti ritengono che l’eredità culturale di questo uomo, che ha lottato sempre per la liberazione dell’uomo nero, deve essere salvaguardata e che le sue idee devono rimanere vive. Césaire ha lasciato dietro di sé un tesoro considerevole. “Ciascuno ha un pezzo da fare, per contribuire, rinforzare l’opera dei padri della negritudine, che si sono impegnati a favore della riabilitazione dei neri e della loro cultura in un epoca dove il negro era appena tollerato”, lo ha affermato un noto scultore senegalese che tutti si ricordano, per la sua esposizione sul famoso ponte di Parigi con giganti opere, statue che hanno impressionato tutto il mondo.

Aimé Césaire non è uno scrittore africano. Ma prese parte attiva al movimento della negritudine e, in numerose circostanze, ha affermato il suo profondo attaccamento all’Africa.

Terra degli uomini

Domani

Je suppose que le monde soit une forêt. Bon!

Il y’a des baobabs, du chêne vif, des sapins noirs,

du noyer blanc;

je veux qu’ils poussent tous, bien fermes e drus, différents

de bois, de port, de couleur,

mais pareillement pleins de sève et sans que l’un empiète

sur l’autre, différents à leur bas

mais oh !

que leur tête se rejoigne oui trés haut dans l’éther

égal à ne former pour tous

qu’un seul toit

je dis l’unique toit tutélaire…

                                             Aimé Césaire.

                                       Et  les chiens  se  taisaient.

                                       Présence  Africaine  éditeur

Aimé Césaire non smette di credere nelle sue idee e nelle sue battaglie, scrisse nel suo poema più noto, “Diario di un ritorno al paese natale” nel 1939 : “Sarò un uomo-ebreo, un uomo- cafro, un uomo- indù-di Calcutta, un uomo di -Harlem- che non vota, l’uomo della-carestia, l’uomo-insulto, l’uoma-tortura, si poteva in ogni momento picchiare, uccidere – ucciderlo - senza avere conti da rendere con nessuno senza avere delle scuse da presentare a nessuno…” . Ha sempre lottato contro il colonialismo e il razzismo respingendo il concetto errato dei coloni: che consideravano apertamente in Africa e nelle Antille francesi “i negri come sotto-uomini, limitati e irresponsabili.”

Nel 2005, convinto ancora delle sue idee avanguardiste, insorge contro la legge (il famoso emendamento) della destra francese sugli aspetti positivi della colonizzazione, e rifiuta di ricevere l’allora ministro degli interni, Nicolas Sarkozy, che approvò l’articolo sui vantaggi della colonizzazione.

Léopold Sédar Senghor foto inedita - photo by m.baLéopold Sédar Senghor foto inedita - photo by m.ba

*Nato nel 1906 a Joal (Senegal) Léopold Sédar Senghor ci ha lasciato il 20 dicembre 2001. Poeta e Scrittore- Membro dell’Accademia Francese. Primo presidente della Repubblica, nel 1960, ( indipendenza del Senegal fino nel 1980), amico di Georges Pompidou (il suo condiscepolo dell’Ecole Normale Superieure), aggregato di grammatica e accademico é con Aimé Césaire, uno dei principali iniziatori del movimento della Negritudine, lanciato per l’affermazione dell’identità nera in Francia prima delle indipendenze. “La Negritudine è il semplice riconoscimento del fatto di essere Nero e l’accettazione di questo fatto, del nostro destino di Nero, della nostra storia e della nostra cultura” , così scrisse nel 1934 nella rivista “L’Etudiant noir”. Ha dedicato tutta la sua vita alle più alte attività poetiche. Senghor è conosciuto in tutto il mondo per i suoi poemi e suoi scritti in francese.

Césaire altrettanto ha consacrato parallelamente la sua vita tra la poesia e la politica. Nel 2004 ha ricevuto il Premio Toussaint- Louverture (eroe della prima repubblica nera indipendente-(Haiti 1803 ), dall’Unesco, per le sue battaglie civili. Le sue opere sono universalmente conosciute.

Senghor e Césaire sono due figure brillanti dell’umanesimo, due delle personalità più prestigiose della cultura mondiale, che hanno contribuito alla esistenza della Francofonia della diversità, rispettoso del genio proprio dei popoli. Erano fra i fondatori delle edizioni Présence africaine con Alioune Diop, la cui vocazione era di dare un mezzo di espressione agli autori africani, dei Caraibi e dell’Oceano indiano. Oggi si piange gli ultimi pilastri della letteratura negro-africana.

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