«Ordine dei giornalisti: quale futuro?»

Pubblicato il 26 Settembre 2006 da Federico Punzi
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Al dibattito ha partecipato anche Daniele Capezzone, presidente della Commissione Attività produttive della Camera, che ha da poco presentato una proposta di legge per l'abolizione dell'Ordine

Nel 1945, Luigi Einaudi scriveva a proposito dell’Ordine dei giornalisti: «L’albo obbligatorio è immorale, perché tende a porre un limite a quel che limiti non ha e non deve avere, alla libera espressione del pensiero. Ammettere il principio dell’albo obbligatorio sarebbe un risuscitare i peggiori istituti delle caste e delle corporazioni chiuse, prone ai voleri dei tiranni e nemiche acerrime dei giovani, dei ribelli, dei non-conformisti».

Con le parole di Einaudi Daniele Capezzone, presidente della Commissione Attività produttive della Camera, introduceva, lo scorso 11 agosto, un appello a sostegno di una proposta di legge per l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti. Del futuro dell’Ordine si è discusso in questo dibattito, al quale, oltre al segretario di Radicali italiani, hanno preso parte, tra gli altri, Franco Abruzzo, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, e Lorenzo Del Boca, presidente dell’Ordine nazionale.

Le reazioni alla proposta di legge presentata da Capezzone l’11 agosto erano state di netta chiusura. «L’Ordine deve essere tutelato, rafforzato e non distrutto. Quella dei Radicali è una proposta che destabilizza le condizioni di una intera categoria» (Lorenzo Del Boca); «Quella di Capezzone è un’iniziativa “turistica”, che non ha alcun valore» (Franco Abruzzo); «La questione prioritaria per l’Ordine dei giornalisti non è l’abolizione, che resta soltanto un sogno dei radicali, ma la rivisitazione della legge istitutiva del 1963… Abolire l’Ordine sarebbe un grave errore…» (Bruno Tucci, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio).