Otpor. La prima rivoluzione a pugno chiuso nonviolenta

Pubblicato il 2 Gennaio 2005 da Diego Galli

Il simbolo di OtporIl simbolo di Otpor
Quando nel settembre del 2000 Milosevic fu costretto alle dimissioni pochi attribuirono il risultato all'iniziativa di un movimento che era riuscito ad attraversare anni di dure repressioni e il periodo dei bombardamenti della Nato, dal quale Milosevic era uscito rafforzato, almeno in termini di consenso interno.

Otpor, traduzione serba della parola “Resistenza” nasce nel 1998 come movimento giovanile di opposizione agli atti di repressione messi in atto dal governo all’Università di Belgrado.

Fin dall’inizio si ispira nella sua strategia al conflitto nonviolento come teorizzata da Gene Sharp e applicata sul campo grazie ai seminari tenuti a Budapest da Robert Helvey, ex colonnello dell’esercito statunitense, convertitosi alla strategia nonviolenta e divenuto uno stretto collaboratore di Sharp all’Albert Einstein Institution. La strategia nonviolenta include, come si legge nello studio su Otpor condotto dall’United States Institute of Peace, un think thank finanziato dal Congresso americano, «tattiche per reclutare sostegno da un ampio spettro di cittadini serbi, anche dall’interno dei ranghi dello stesso governo; i metodi per superare l’effetto psicologico della paura; metodi psicologici per incrementare il consenso nell’opinione pubblica per Orpor e i suoi metodi; la gestione delle crisi e l’importanza della leadership nei momenti di crisi; e come evitare rischi non necessari che potrebbero mettere in pericolo il movimento o, peggio, le vita dei suoi attivisti».

Questa strategia si concretizza anche a livello di comunicazione. Otpor utilizza un simbolo appartenente all’immaginario comunista, il pugno chiuso, per rivoltarne il significato. In occasione delle giornate dedicate alla celebrazione dell’esercito, Otpor invia fiori ai militari come segnale di non ostilità, nel tentativo di incitare le forze dell’ordine a disobbedire agli ordini del regime. Non si propone come un’associazione politica isolata, ma tenta di costruire una vasta coalizione per la democratizzazione del paese insieme a centinaia di altre ong e interlocuendo direttamente con i partiti di opposizione.

Otpor si organizza sul territorio serbo attraverso una struttura decentralizzata, per impedire al regime di sopprimere il movimento arrestando i suoi leader. Alla fine riuscirà a mobilitare oltre 70 mila persone in tutto il Paese.

L’occasione per deporre il dittatore, Milosevic, arriva con le elezioni del 2000. Otpor, insieme alle altre organizzazioni della società civile serba, contribuisce essenzialmente in tre modi. Convincendo i leader dei partiti di opposizione ad unirsi in un unico blocco elettorale, l’Opposizione democratica serba, mobilitando migliaia di attivisti in una campagna nazionale per convincere gli elettori, in particolare i giovani, a votare, e infine organizzando il monitoraggio delle elezioni.

Le elezioni vedono il trionfo dei partiti dell’opposizione e quando Milosevic dichiara di non riconoscerne il risultato, centinaia di migliaia di cittadini scendono in piazza costringendo il dittatore alle dimissioni. Molti hanno attribuito il successo dell’operazione alla massiccia campagna di aiuti per la democratizzazione del paese assicurata dagli Stati Uniti e da altre organizzazioni internazionali (tra cui Freedom House e la Soros Foundation). Grazie a questi aiuti, infatti, i partiti dell’opposizione e i gruppi della società civile serbi ottennero più di 40 milioni di dollari, e programmi di formazione per oltre 15 mila attivisti ed esponenti politici. Tuttavia, come ha scritto Thomas Carothers in un saggio scritto per il Carnegie Endowment for International Peace, «la campagna di aiuti ha facilitato il cambiamento, ma non ne è stata il motore».

Dopo il suo scioglimento, Otpor è divenuta un punto di riferimento per i movimenti di opposizione ai governi autoritari in altri paese dell’Europea orientale. Numerosi membri di Pora, una delle organizzazioni ucraine più attive nel corso della rivoluzione arancione, così come molti membri del movimento georgiano Kmara, promotore della rivoluzione delle rose che ha destituito Shevardnadze dal potere, hanno partecipato a seminari organizzati da Otpor. Esponenti del movimento serbo, inoltre, si sono recati in Ucraina diverse volte. Il 13 ottobre Aleksander Maric, uno dei leader di Otpor, è stato fermato all’aeroporto di Kiev e costretto a lasciare il paese dalle autorità ucraine.