Pannella: sul metodo e le priorità bene Fini, solo la riforma anglosassone (e ormai “francese”) può costituire un’alternativa al declino e al degrado...

Di Marco Pannella - 27 novembre 2007

…che con neoperonismi e veterocomunismo convergenti e oggettivamente alleati occorre oggi sconfiggere.

Finalmente contro lo sfascismo degli sfasciacarrozze - “ elezioni a noi! Elezioni subito”- si afferma la consapevolezza che la “ riforma elettorale” è valutabile e realizzabile nel contesto di una Riforma istituzionale, come solo il Partito e il movimento Radicale da decenni vanno sottolineando. La posizione oggi ribadita con forza e chiarezza da Gianfranco Fini mi trova quindi pienamente d’accordo e va fatta valere con rigore ed urgenza anche nel campo del centrosinistra, come tentiamo con chiarezza di fare.

Mi auguro che il riflesso e la tentazione peronista di Silvio Berlusconi vengano realisticamente abbandonati anche se questo comporta per lui il deludere le impazienti e gli impazienti Evite ed Eviti che con maggiore convinzione ed urgenza a questo lo sospingono. Quel che matura nel paese, profondamente, sono riforme alternative al disordine costituito. Riforma, anglosassone, liberale, federalista, laica, insomma modernamente classica.

Anche una Riforma di stampo francese, quale risulta dalla evoluzione della V Repubblica, potrebbe costituire una alternativa e non semplicemente l’ennesima gattopardesca controriforma atta e volta a rafforzare il potere oligarchico e partitocratrico italiano, mentre il suo crollo appare evidente e ormai in atto.

Un’ultima notazione: che ne è delle riforme sociali a forte valenza etica che l’Europa ha ormai acquisito sulle quali il silenzio sembra nevroticamente assoluto sulle due sponde della palude “bipolare” italiana? Per quanto mi e ci riguarda abbiamo da ormai un quadrimestre assicurato che per noi la priorità politica assoluta deve essere quella delle riforme economico-sociali che possano costituire l’evento dell’ “abolire la miseria”: miseria che coinvolge ormai parte importante dei ceti medi del nostro paese, grazie anche al comunismo, rifondante o ossificato che appaia tutto volto – come il peggio storico dell’organizzazione imprenditoriale – a rabbiosamente difendere i “garantiti”, le loro isole e loro corporazioni.