Paolo Mieli intervista Piero Fassino in un incontro organizzato dalla federazione Ds di Bologna, in cui il segretario della Quercia affronta la questione del Partito democratico e anche del possibile apporto della Rosa nel pugno

Di Radio Radicale - 7 settembre 2007

Bologna, 18 gennaio 2006

Mieli. C’è una formazione politica che desta un certo interesse sulla stampa - non adeguata, non quello che meriterebbe - che è quella tra socialisti e radicali: il partito della Rosa nel Pugno. Lasciamo perdere il suo connotato sui temi Chiesa, laicità, importantissimo, fondamentale per quel partito, ma c’è dell’altro - i socialisti dello SDI erano vostri compagni in questa avventura della lista ulivista fino a pochi mesi fa e che oggi sono ai margini, fuori da questo ragionare - e io ti volevo chiedere se vi è chiaro che dopo il 10 aprile quando si rimetterà in moto questo processo in modo nuovo, una personalità, vi faccio un nome su tutti, Emma Bonino, che viene da quella tradizione che fa parte dell’anticomunismo democratico, che in questo partito io vedo come una possibile dirigente di primo piano. Allora la mia domanda è questa: al di là delle liste e delle discussione pre-elettorali, forse un’allargamento di orizzonte, un coinvolgimento, che non ha implicazione in vista del voto del 9 aprile, ma vi fosse già sin d’ora, almeno un seme, una parola del segretario del partito dei Ds su questa cosa secondo me avrebbe una importanza e sarebbe un segnale.

Fassino. Dunque io sono d’accordo, adesso dirò parole chiare e inequivoche. Noi non abbiamo mai concepito in questi dieci anni che abbiamo costruito l’Ulivo, e quindi non lo pensiamo neppure per il periodo che deve proseguire verso il Partito Democratico, che il problema si esaurisse in una alleanza tra Ds e Margherita. La dico così: non è esistito l’Ulivo e non esisterà un Partito Democratico senza Ds e Margerita, ma l’intesa tra Ds e Margherita da sola non esaurisce il progetto politico che vogliamo realizzare. Detta in altri termini: il rapporto tra noi e la Margherita è una condizione necessaria ma non è una condizione sufficiente, necessaria perchè se non ci sono queste due principali forze il progetto non ha la consistenza che dovrà avere, non sufficiente perchè noi abbiamo bisogno di avere un progetto che abbia una ampiezza più larga.

L’ho già detto prima. Se dobbiamo unire i riformismi in Italia c’è una tradizione di riformismo liberal-democratico, a cui io tengo al di là del numero di voti che può avere momentaneamente oggi nelle formazioni politiche che lo rappresentano - io so bene che il movimento dei Repubblicani Europei che stà nel centro-sinistra ha dovuto fare i conti con la diaspora repubblicana e quindi la sua consistenza elettorale è contenuta - ma mi interessa che questa cultura non si disperde, perchè è una cultura che appartiene al riformismo italiano.

Ieri sera io ho incontrato Valerio Zanone, ex segretario del Partito Liberale, che ha guidato in questi anni una associazione, Democrazia Liberale, che non è andata con la destra, si è rifiutata di andare con Berlusconi ma si è collocata con la coalizione di centro-sinistra: è una tradizione molto distante dalla nostra, di noi che siamo qui, e tuttavia è una tradizione democratica-progressista di matrice liberale.

C’è l’esperienza della Rosa nel Pugno che si è ora costituita. Io dico che guardarsi i giornali di qualche giorno prima fa bene, perchè mi si dice “il segretario dei Ds apprezza che si sia fatta la Rosa nel Pugno”: no, il segretario del principale partito del paese, i Ds, quando si è fatta la prima assemblea costitutiva della Rosa nel Pugno a Fiuggi, è andato, ha preso la parola, e ha detto bravi. E non capita spesso che alla vigilia di un voto uno vada a dire bravi a una lista che sarà concorrente elettoralmente. Che dovevo fare più di questo? Sono andato lì e l’ho detto. Non c’erano altri, non c’era nessuno. Tanto è vero che sono stato criticato da qualcuno perchè mi ero esposto troppo, ma questi sono i rischi della politica, uno dice che ti esponi troppo e l’altro che non fai abbastanza. E’ normale.

Io considero questa aggregazione socialista e radicale un’arricchimento per il centro-sinistra, perchè grazie a questa aggregazione intanto c’è stato un riposizionamento, una ricollocazione del Partito radicale, che l’altra volta appoggiò Berlusconi nel centro-destra ed ora sta nel centro-sinistra, e siccome per vincere bisogna allargare il fronte delle forze che stanno con noi, io considero questo importante.

Ma non ne faccio solo un fatto elettorale. Ne faccio anche un fatto politico, siccome i socialisti sono stati parte del progetto dell’Ulivo fino a ieri: in realtà diciamola tutta, io parlo in modo chiaro, dopo le elezioni regionali quando noi ci siamo presentati con la lista dell’Ulivo in cui c’erano anche i socialisti, ci fu il passaggio in cui la Margherita disse “liste di partito” ed i socialisti di fronte a questo problema, legittimo, che da soli avrebbero avuto da soli ad avere una rappresentanza parlamentare, misero in campo un progetto di aggregazione con i Radicali, ma se noi avessimo deciso di fare le liste dell’Ulivo subito dopo le regionali anche per le politiche forse anche i socialisti sarebbero oggi nel progetto del Pd.

Perchè dico questo? Oggi socialisti e radicali hanno dato vita ad una lista separata ma nel progetto di costruzione all’indomani del 9 aprile sono un interlocutore dell’Ulivo proprio per dare all’Ulivo quella ricchezza di diverse culture, socialiste, cattolico-democratiche, liberal-democratiche, radicali, che, ciascuno con la propria storia, con le proprie caratteristiche, con la propria dignità, possono concorrere a costruire un progetto politico comune. Ma a maggior ragione, se è così, e deve essere così, bisogna coglierla proprio per questo la complessità del processo, perchè mettere insieme gente che vengono da esperienze e culture cosi diverse, presuppone l’apertura di un grande cantiere, che mette insieme la gente, che le faccia discutere, la costruzione di sintesi culturali e programmatiche in cui ci si ritrovi ed identifichi davvero.

Dico di più: noi siamo andati alle primarie il 16 ottobre e 4,3 milioni di persone hanno raccolto quell’invito, tra cui molti hanno una appartenenza politica, anche di partito, non è che 4,3 milioni di persone sono andate a votare Prodi contro i partiti, è ridicola questa rappresentazione, senza l’organizzazione dei partiti le primarie non avrebbero avuto 4,3 milioni di persone, però io so bene che ci sono persone che non hanno appartenenza partitica e lo abbiamo visto già nelle elezioni del 1996 e 2001 che c’è una quota di elettori che votava ulivo nella scheda maggioritaria e che non ha votato i partiti nella scheda del proporzionale. Quindi c’è un’area di cittadini che non ha appartenenza politica e io penso che il progetto di costruzione di una grande forza riformista e democratica si rivolge anche a loro e non solo a tutti quelli che hanno già una casa politica e li mette insieme.

E’ un processo ambiziosissimo quello che mettiamo in campo, io vorrei dirlo, altro che pensare che vogliamo abbassare il profilo, anzi il profilo è altissimo. Ed è proprio perchè il profilo è altissimo che io dico di fare tutti i passi giusti perchè non possiamo permetterci di fare nessun passo falso. Il che non vuol dire farli lenti. Bisogna fare i passi giusti con la velocità giusta. Punto e basta.