Pd-radicali, la stampa diocesana si divide. «Un grave errore». «No. Nessuna paura»

Di Orazio La Rocca - 28 febbraio 2008

I settimanali cattolici giudicano gli accordi elettorali nel centrosinistra. A sorpresa arrivano aperture

«Perplessità, sfiducia , sorpresa, persino fastidio». Ma anche «qualche inatteso consenso». L’ingresso dei radicali nelle liste elettorali del Pd secondo i settimanali diocesani, circa 130 testate che distribuiscono oltre un milione di copie in tutte le regioni italiane. Dopo le dure critiche del periodico-principe della stampa cattolica, Famiglia Cristiana, ora la parola passa ai giornali ecclesiali che si potranno leggere nelle parrocchie e nelle edicole in questo fine settimana. Nella stragrande maggioranza degli editorilai prevale «diffidenza e timore per la difesa dei valori cattolici», come scriverà don Giorgio Zucchelli direttore de il Nuovo Torrazzo, di Crema, e presidente della Federazione nazionale dei settimanali diocesani riconosciuta dalla Cei. Ma non mancano sorprendenti (e coraggiose) eccezioni del tipo «Perchè no? Perchè non provarci?», o «Siamo in democrazia, difendiamo i nostri valori, ma dialoghiamo», stando a quel che si potrà leggere in testate storiche come il Piccolo di Faenza o la Difesa del Popolo di Padova.

«Non ci piace questa intesa tra Pd e radicali perchè, come cattolici, siamo preoccupati per la salvaguardia dei valori cristiani», ragiona don Zucchelli, che bolla l’accordo come «inopportuno e incomprensibile», chiedendosi «perchè Veltroni ha accettato questo patto dopo che aveva annunciato di presentarsi da solo: è un teatrino incomprensibile a danno dei cattolici». Giulio Donati, vice direttore de il Piccolo di Faenza, non sembra spaventato:«Certo – dice – siamo molto diversi dai radicali, ma in passato abbiamo condiviso con loro anche alcune battaglie comuni. E poi, perchè no ai radicali nel Pd e sì ai Capezzone nel partito di Berlusconi? Siamo in democrazia: l’importante è confrontarci ed essere chiari».

Completamente negativo il giudizio di padre Bartolomeno Sorge, direttore di Aggiornamenti Sociali, mensile dei gesuiti: «Una cosa è che le culture diverse si uniscono e trovano una intesa, altra cosa è che le culture diverse si uniscono e trovano una intesa, altra cosa è mettersi insieme senza trovare una sintesi, come è il caso con i radicali. Che sbaglio!». Perplesso anche il direttore di Toscana Oggi, Alberto Mignone, secondo il quale «la distanza che abbiamo noi cattolici con i radicali esploderà, inevitabilmente, sui temi etici e il danno per i nostri valori non negoziabili sarà enorme». Ma c’è anche chi non vede tutto nero, come da don Cesare Contarini direttore de La Difesa del Popolo di Padova che quest`anno festeggia il centenario.

«Su questi temi politici non credo che ci sarà una uniformità di giudizi sui settimanali diocesani.

Per fortuna cè libertà di opinione». Contarini non teme di «affrontare anche temi caldi come il rapporto tra radicali e cattolici: ebbene secondo me come cattolici non dovremmo preoccuparci di 9 radicali nel Pd. Sarebbe grave se avessimo timore. Limportante è farsi sentire, dialogare, far valere le proprie ragioni, difendere i propri valori e trovare punti di intesa».

Loro sono diversi da noi, ma se si raggiunge un accordo, non vedo il problema». «No, per me è un disastro, si andrà incontro ad una guerra sui valori», controbatte padre Claudio Luciano, direttore di Agire, settimanale diocesano di Salerno: «Basta sentire Radio Radicale - si sfoga - per rendersi conto con che violenza verbale accusano la Chiesa e attaccano i nostri valori. È sconvolgente». Di «disagio e perplessità» parla anche Salvatore Pagliuca, vice presidente dell`Unitalsi, storica associazione cattolica per i viaggi a Lourdes e nei grandi santuari, che nel mensile Fraternità (centomila copie che saranno distribuite sabato a domenica prossimi in centinaia di piazze italiane per la due-giorni annuale Unitalsi), non nasconde «di essere molto preccupato per i nostri valori». «Ma in questi casi credo che accorra fare di più per far crescere proprio la nostra identità valoriale in antitesi con la cultura radicale». Esortazione fatta propria da don Vincenzo Rini, direttore de La Vita Cattolica di Cremona, che sentenzia: «Non si può stare con chi non difende lavita. Questo accordo è una poligamia politica che farà perdere milioni di voti cattolici al Pd». «Veltroni farebbe bene a preoccuparsi dei tanti voti che potrebbe perdere tra i cattolici proprio per colpa dei radicali», sentenzia, infine, il direttore di Verona Fedele don Alberto Margoni.