Pena di morte. Il Governo non presenterà all'Onu la risoluzione per la moratoria universale
La linea di D'Alema è di non agire senza il «consenso europeo». I Paesi Ue si sarebbero espressi per una dichiarazione di associazione preliminare alla richiesta di moratoria, ma la Gran Bretagna non sarebbe ancora disposta a firmarla. Tutto rinviato. Secondo D'Elia «occorre uscire dal limite europeo» e coinvolgere gli altri continenti
All’agenzia Apcom D’Alema ha dichiarato ieri che una risoluzione Onu di moratoria universale sulla pena di morte deve passare per il «consenso europeo» e che «in sede europea è emerso un orientamento unanime per presentare, innanzitutto, una dichiarazione sottoscritta dai paesi dell’Unione, che sia preliminare rispetto alla presentazione di una risoluzione nella 62esima, cioè la prossima, assemblea», nel 2007.
Questa dichiarazione preliminare, però, la Gran Bretagna non sarebbe ancora disponibile a firmarla. Sarebbe stato lo stesso D’Alema ad informarne, in un incontro informale svoltosi ieri, la presidenza della Commissione Esteri della Camera, secondo quanto riferisce Sergio D’Elia, segretario di Nessuno tocchi Caino e deputato della Rosa nel Pugno, in una nota.
Nel corso della riunione, inoltre, D’Alema avrebbe giudicato «un errore» il fatto che il Governo abbia accettato a luglio il dispositivo della mozione approvata all’unanimità dalla Camera, che lo impegnava a presentare all’Assemblea Generale dell’Onu in corso, in «consultazione» con l’Unione europea, la risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali.
Il ministro degli Esteri ha precisato, secondo quanto riporta D’Elia, che le «sue linee di politica estera non gli consentono di prendere iniziative al di fuori della “concertazione” con l’Unione europea».
Diversa la ricostruzione fatta da D’Alema ad Apcom: «Siccome la proposta del Parlamento era di operare in consultazione con l’Unione Europea, la mia opinione è che rompere il consenso europeo che si è determinato sarebbe un errore, e agire di testa nostra creerebbe una situazione sgradevole, tanto più che i trattati europei chiedono a ciascun paese di concertare le posizioni che si assumono in sedi internazionali».
La risoluzione, quindi, «sarà presentata l’anno prossimo, non significa che non sarà presentata affatto: la dichiarazione congiunta sarà un atto preliminare».
«E’ grave che questo chiarimento sia avvenuto a tre mesi dall’approvazione della mozione alla Camera», ha commentato Sergio D’Elia: «A questo punto non ci sono più i tempi per presentare e far approvare una risoluzione all’Assemblea Generale in corso a New York come pure il vincolo assoluto del consenso unanime dell’UE rischia di tramutarsi nella impossibilità anche futura per il nostro paese di portare a compimento la battaglia ultradecennale di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale».
Secondo d’Elia «occorre uscire dal vincolo e dal limite europeo e costruire una Coalizione mondiale di paesi rappresentativi di tutti i continenti per la presentazione della risoluzione alla prossima Assemblea Generale».








