Perché antiproibizionista: contro i privilegi di classe
Ci sembra inesatto dire che noi siamo “favorevoli” al divorzio, all’aborto, alla pillola e via dicendo. Noi siamo contrari all’attuale sistema che vede storicamente affermato e generalizzato un diritto di classe, un privilegio all’aborto, al divorzio, alla contraccezione, alla libera e responsabile disponibilità del proprio corpo; mentre si pretende poi di affidare a carceri e tribunali chiunque per motivi di censo, o più strettamente politici di potere, non faccia parte della minoranza privilegiata.
Con la Sacra Rota, e il suo divorzio fulmineo, o con i divorzi all’estero, l’indissolubilità del matrimonio è stata e sarà (se la “Legge Fortuna-Baslini” venisse abrogata o peggiorata) una risibile menzogna “per” e “dei” ceti più ricchi e potenti; così come il divieto d’un aborto clinico volontario o di vendita e di uso di contraccettivi; o l’uso delle droghe anche più modali e “pesanti”. Mentre per la generalità dei comuni cittadini, specie dei piccoli ceti medi proletarizzati e del proletariato, la posizione antipermissiva, autoritaria, oppressiva, si traduce storicamente nel non diritto alla maternità e alla paternità libere e responsabili, e al macello di spiriti e di corpi che ne consegue e dei quali sono testimonianza i milioni di “fuori-legge” del matrimonio, i milioni di donne costrette all’aborto clandestino, i milioni di bambini “affidati” alle Pagliuche, ai Celestini, ai frati complici di Aliotta, alle ONMI e alle suore Flaviane Venturi e via dicendo.


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