«Più seggi contro Pannella». Il fronte cattolico alza la voce

Di Gianluca Roselli - 27 febbraio 2008

I cattolici pressano Walter Veltroni. E gli chiedono più posti. Più candidati in lista. L’allarme trai teodem è scattato do­po l’ingresso nelle liste del Pd dei Radicali e di Umberto Veronesi. Il timore di una deriva laicista ha avuto il merito di com­pattare ex-diccì, ovvero i popolari della Margherita, e la pattuglia di teodem, gui­dati da Luigi Bobba e Paola Binetti. «Prima i teodem se ne stavano nel loro orticello, senza chiedere posti», racconta un depu­tato del partito Veltroni in un Transatlan­tico di Montecitorio semivuoto, «ora in­vece pretendono una nutrita pattuglia parlamentare, facendo asse con alcuni ex-popolari. Insomma, nel partito sta na­scendo una corrente cattolica destinata a essere una spina nel fianco di Veltroni».

Ieri, intanto, i teodem sono stati ricevu­ti da Veltroni. «Ci ha rassicurato che sarà lui il garante dei valori cattolici e il difen­sore della famiglia», ha detto al termine Paola Binetti, che però ha preteso garan­zie anche per i posti in Parlamento. «Non siamo scesi nei particolari, ma io preferi­rei continuare il mio lavoro a palazzo Ma­dama», spiega la senatrice.

I cattolici, da parte loro, negano dilavo­rare a una corrente. Ma oggi si ritroveran­no tutti al convegno promosso dal circolo Aldo Moro, “Educare al bene comune”,in programma alla sala conferenze di Mon­tecitorio. Dove ci saranno anche il segre­tario della Cisl Raffaele Bonanni e il presi­dente delle Adi Andrea Olivero. Oltre a una nutrita schiera di parlamentari, da Beppe Fioroni a Enrico Letta, da Marco Follili a Enzo Carra, fino a Pierluigi Castagnetti. Non ci sarà, invece, Rosi Bindi. «Non vado perché non posso parlare, quindi non posso spiegare la mia posizio­ne», ha detto Bindi, «ma ai cattolici del Pd preoccupati per l’ingresso di Pannella voglio dire che sono i radicali ad aver sot­toscritto il nostro programma, non il con­trario». Il timore della Bindi, dunque, è quello di essere intruppata tra le guardie svizzere del Pd: cattolica sì, ma senza cor­renti, è il suo ragionamento. Ma il nuovo asse tra teodem ed ex-popolari un faro a cui guardare l’hanno già. E’ il presidente del Senato Franco Marini. Che non si na­sconde. «Siamo cattolici dentro un partito laico, ma non laicista, e ci prendiamo le nostre responsabilità. Se abbiamo delle proposte da fare, sappiamo portarle avanti. Non siamo marginali e saremo forti anche dopo le elezioni», afferma Marini. Con parole che suonano come il ri­chiamo del vecchio lupo marsicano alle sue truppe.

Il rischio, però, è che con una campa­gna elettorale in cui i temi etici saranno in primo piano, le divisioni tra laici e cattolici finiscano per indebolire il partito e logo­rare il candidato. Come conferma Rober­to Giachetti, secondo cui «i cattolici sono vittime della sindrome di Tafazzi» e «que­sto sterile gioco di posizionamento ri­schia di danneggiare seriamente il lavoro di Veltroni». Così qualcuno cerca di stem­perare gli animi. «Il nostro manifesto è stato sottoscritto all’unanimità», sostiene Dario Franceschini, «quindi la strada giu­sta è quella del dialogo e del confronto».

Ma una critica forte ai vertici del loft ar­riva anche dai laici. Che accusano il leader di essere stato troppo ambiguo nel definire l’anima laica del Pd. Come sostiene Piergiorgio Odifreddi, scienziato autore del manifesto dei valori. «Occorreva una scelta netta che invece non è stata fatta. E ora il bipolarismo laici-cattolici e Bonino-Binetti non porterà a nessuna collabora­zione», afferma lo scienziato. Tutta colpa di Walter, dunque. E del suo volere un Pd laico, ma anche cattolico.

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