«Più seggi contro Pannella». Il fronte cattolico alza la voce
I cattolici pressano Walter Veltroni. E gli chiedono più posti. Più candidati in lista. L’allarme trai teodem è scattato dopo l’ingresso nelle liste del Pd dei Radicali e di Umberto Veronesi. Il timore di una deriva laicista ha avuto il merito di compattare ex-diccì, ovvero i popolari della Margherita, e la pattuglia di teodem, guidati da Luigi Bobba e Paola Binetti. «Prima i teodem se ne stavano nel loro orticello, senza chiedere posti», racconta un deputato del partito Veltroni in un Transatlantico di Montecitorio semivuoto, «ora invece pretendono una nutrita pattuglia parlamentare, facendo asse con alcuni ex-popolari. Insomma, nel partito sta nascendo una corrente cattolica destinata a essere una spina nel fianco di Veltroni».
Ieri, intanto, i teodem sono stati ricevuti da Veltroni. «Ci ha rassicurato che sarà lui il garante dei valori cattolici e il difensore della famiglia», ha detto al termine Paola Binetti, che però ha preteso garanzie anche per i posti in Parlamento. «Non siamo scesi nei particolari, ma io preferirei continuare il mio lavoro a palazzo Madama», spiega la senatrice.
I cattolici, da parte loro, negano dilavorare a una corrente. Ma oggi si ritroveranno tutti al convegno promosso dal circolo Aldo Moro, “Educare al bene comune”,in programma alla sala conferenze di Montecitorio. Dove ci saranno anche il segretario della Cisl Raffaele Bonanni e il presidente delle Adi Andrea Olivero. Oltre a una nutrita schiera di parlamentari, da Beppe Fioroni a Enrico Letta, da Marco Follili a Enzo Carra, fino a Pierluigi Castagnetti. Non ci sarà, invece, Rosi Bindi. «Non vado perché non posso parlare, quindi non posso spiegare la mia posizione», ha detto Bindi, «ma ai cattolici del Pd preoccupati per l’ingresso di Pannella voglio dire che sono i radicali ad aver sottoscritto il nostro programma, non il contrario». Il timore della Bindi, dunque, è quello di essere intruppata tra le guardie svizzere del Pd: cattolica sì, ma senza correnti, è il suo ragionamento. Ma il nuovo asse tra teodem ed ex-popolari un faro a cui guardare l’hanno già. E’ il presidente del Senato Franco Marini. Che non si nasconde. «Siamo cattolici dentro un partito laico, ma non laicista, e ci prendiamo le nostre responsabilità. Se abbiamo delle proposte da fare, sappiamo portarle avanti. Non siamo marginali e saremo forti anche dopo le elezioni», afferma Marini. Con parole che suonano come il richiamo del vecchio lupo marsicano alle sue truppe.
Il rischio, però, è che con una campagna elettorale in cui i temi etici saranno in primo piano, le divisioni tra laici e cattolici finiscano per indebolire il partito e logorare il candidato. Come conferma Roberto Giachetti, secondo cui «i cattolici sono vittime della sindrome di Tafazzi» e «questo sterile gioco di posizionamento rischia di danneggiare seriamente il lavoro di Veltroni». Così qualcuno cerca di stemperare gli animi. «Il nostro manifesto è stato sottoscritto all’unanimità», sostiene Dario Franceschini, «quindi la strada giusta è quella del dialogo e del confronto».
Ma una critica forte ai vertici del loft arriva anche dai laici. Che accusano il leader di essere stato troppo ambiguo nel definire l’anima laica del Pd. Come sostiene Piergiorgio Odifreddi, scienziato autore del manifesto dei valori. «Occorreva una scelta netta che invece non è stata fatta. E ora il bipolarismo laici-cattolici e Bonino-Binetti non porterà a nessuna collaborazione», afferma lo scienziato. Tutta colpa di Walter, dunque. E del suo volere un Pd laico, ma anche cattolico.







