Piccola posta

Di Adriano Sofri - 5 agosto 2008

Sulle sovvenzioni alla stampa di partito e comunque minoritaria – salvi i fogli troppo scadenti o di pura vanità: quelli cui l’insuccesso dà alla testa – credo di essere d’accordo con Giuliano, ma con un’inversione di accento. Lui dice, se non sbaglio: Chiediamo pure di conservare i contributi alla piccola editoria politica, ma non facciamo battaglie ideologiche e proclami narcisisti. Io direi: Evitiamo pure proclami narcisisti e campagne ideologiche, ma rivendichiamo di conservare, o ripristinare, i contributi alla piccola editoria politica. Per fare i nomi, il Manifesto, Liberazione, il Secolo. E visto che ci siamo, vorrei dire ai miei cari Marco Pannella e Massimo Bordin che ho ricevuto un’impressione incresciosa dalla loro ultima conversazione settimanale, nella lunga parte dedicata a questo tema. Lunga, anzi prolissa, e soprattutto reticente e allusiva. Che Radio radicale possa contare sul contributo pubblico che le serve ad andare avanti mi fa un gran piacere. Che questa buona notizia non sia affatto una ragione per attenuare la solidarietà coi piccoli giornali di partito capaci, dalle più diverse posizioni politiche, di offrire un interessante contributo culturale, e sia al contrario una ragione per rafforzare questa solidarietà, mi sembra ovvio. Era come se Marco temesse di non distinguere abbastanza l’egregia qualità della radio, e se Massimo esitasse a dire combattivamente e senza riserve quello che ho appena riassunto. Non so che impressione ne abbiano riportato ascoltatori che non fossero, come me, cognati di Radio radicale e secondi cugini del Manifesto. Insomma, fossi nel Manifesto, eviterei con ogni cura di presentare l’eccezione fatta per Radio radicale come l’indizio di una sua compromissione di regime. Fossi in Radio radicale, eviterei con altrettanta cura di considerare meno preziosa la vita del Manifesto.

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